Bosnia: il primo sindaco serbo per la città simbolo dei musulmani

Srebrenica ha deciso, per la prima volta il sindaco sarà un serbo, il 34enne Mladen Grujicic del Snsd, i socialdemocratici filo-serbi. Si tratta di una novità assoluta per la città simbolo delle atrocità avvenute in Bosnia durante la guerra degli anni Novanta, costata almeno centomila vittime. Qui, nella stretta vallata che porta alla ‘città d’argento’, nel luglio ‘95 ebbe luogo il più grave eccidio in territorio europeo dopo l’Olocausto.

L'ex base dei caschi blu a Potocari. Foto Emanuele Confortin
L'ex base dei caschi blu a Potocari. Foto Emanuele Confortin

Malgrado la protezione garantita da 400 caschi blu dell’Onu, l’enclave musulmana di Srebrenica fu attaccata dai paramilitari serbo-bosniaci guidati da Rakto Mladic, che attuarono il sistematico massacro dei maschi adulti (adolescenti inclusi), poi torture, stupri e violenze efferate. In pochi giorni furono uccise 8.372 persone inermi, commettendo quello che due tribunali hanno definito “genocidio”. Ragazzi e uomini furono freddati con una pallottola alla nuca o un colpo di badile che spaccò loro il cranio. I corpi vennero sepolti all’interno di fosse comuni, spesso scavate dalle vittime prima dell’esecuzione. La storia ormai è nota, ma di tanto in tanto è meglio ricordarla, in modo da preservare integra la memoria.

Le responsabilità

Questo vale anche per la corresponsabilità dei caschi blu olandesi del battaglione Dutchbat, guidato dal generale Ton Karremans, venuti meno al dovere di proteggere la popolazione e l’enclave di Srebrenica, restando di fatto a guardare. Lo scorso marzo, una sentenza sui fatti del luglio ‘95 emessa dal tribunale dell’Aja ha condannato a 40 anni Radovan Karadzic, quale ideatore dell’operazione eseguita da Mladic e dai suoi ‘scorpioni’. Servirono le vittime di Srebrenica e la successiva strage di piazza Markale a Sarajevo (28 agosto), per innescare l’intervento, tardivo seppur risolutivo, delle truppe Nato contro i paramilitari serbo-bosniaci. La guerra fu poi congelata dagli accordi di Dayton di novembre, e la Bosnia divisa in due entità amministrative: la Federazione di Bosnia ed Erzegovina, a maggioranza musulmana, e la serbo-bosniaca Repubblica Srpska, cui è stata annessa Srebrenica malgrado storicamente fosse una città a maggioranza musulmana.

Questione di numeri

Terminati gli scontri, nella neonata Bosnia ed Erzegovina è rimasta la tensione tra serbo-bosniaci e bosgnacchi (bosniaci musulmani), in particolare nei centri più sensibili come Srebrenica, dove la nomina di Grujicic ha innescato un’accesa polemica per presunte irregolarità. Il primo ad alzare la voce è stato il sindaco uscente Camil Durakovic, musulmano candidato locale del Sda, storico partito nazionalista bosgnacco guidato da Bakir Izetbegovic. Durakovic ha reso nota la propria posizione durante una conferenza stampa a Sarajevo, rifiutandosi di ammettere la sconfitta. Secondo l’ex sindaco, il problema riguarda in primo luogo le duemila cartelle elettorali di votanti musulmani giunte in ritardo via posta, quindi escluse dal conteggio finale. In secondo luogo c’è l’ammissione di 1700 elettori serbi, sostenitori di Grujicic, che secondo l’Sda non avrebbero avuto “i documenti in regola” per il voto. Conti alla mano, al termine della ripetizione dello scrutinio, il candidato del Snsd ha prevalso per soli 768 voti, equivalenti alla maggioranza del 54,4%, rispetto al 45,5% di Durakovic. Tuttavia, contando i 1700 voti “serbi” ritenuti non validi dall’ex sindaco, e le 2000 cartelle escluse dal conteggio, si riesce a comprendere l’opposizione del referente Sda per la nomina del primo cittadino serbo-bosniaco. Di fatto, accogliendo le osservazioni dei nazionalisti bosgnacchi, Grujicic non avrebbe probabilmente ottenuto la maggioranza.

Il giustificazionista

Ciò che rende ancor più bruciante la nomina di Grujicic per i bosgnacchi è il suo rifiuto a parlare di ‘genocidio’ in merito ai fatti del luglio ’95, posizione che gli è valsa l’accusa di sposare il nazionalismo filo-serbo di Karadzic e Mladic. All’epoca dell’eccidio di Srebrenica il referente del Snsd aveva 14 anni appena, un ragazzino serbo-bosniaco, qualitativamente diverso dai suoi coetanei bosgnacchi perché abbastanza grandi da finire morti ammazzati e sotterrati nelle fosse comuni. Al pari di altri ragazzi serbi, Grujicic è divenuto uomo in un clima impregnato dal giustificazionismo delle atrocità commesse, senza però avere la maturità necessaria a filtrare i fatti in modo autonomo. La sua posizione in merito a Srebrenica rispecchia quel contesto: è giusto parlare di terribili crimini di guerra, ma non di genocidio. Visione contestata dall’universo bosgnacco e dai sopravvissuti, che ora temono possa in qualche modo essere modificata, se non annullata, l’annuale celebrazione (11 luglio) delle vittime al memoriale di Potocari, alle porte di Srebrenica. Evenienza comunque esclusa dallo stesso Grujicic, che si è detto disposto a presenziare alla cerimonia in quanto funzione legata alla propria carica. Stando al programma elettorale, le priorità del sindaco non dovrebbero riguardare la storia della città ma il suo futuro, a partire dalla ripresa economica e dell’occupazione, soprattutto giovanile, in modo da arrestare la diaspora dei cittadini.  

L’opinione

Per sentire meglio il polso di Srebrenica, noi di Eastonline abbiamo intervistato Bekir Halilovic, 21enne musulmano, studente di legge, nato e cresciuto a Srebrenica dove è segretario del SDP, il Partito socialdemocratico. Nel luglio ’95, quando le truppe di Mladic entravano in città, Bekir aveva un anno appena e si è salvato assieme alla madre, fuggita come gli altri nella vicina zona industriale di Potocari, a ridosso della base dei caschi blu olandesi. Diverso il destino del padre, combattente di stanza a Sarajevo, ucciso durante il genocidio di Srebrenica e oggi inumato nel memoriale.

Cosa pensa delle elezioni da poco concluse?

Ritengo che queste elezioni siano state come le precedenti. Solo il vincitore è un altro. Srebrenica avrà 4 o 5 mila cittadini residenti, ma ci sono più di 10 mila persone nelle liste elettorali. I serbi di Srebrenica vivono soprattutto in Serbia e i musulmani in altre parti del mondo, ma possono votare per le amministrative e molti di loro non sanno nemmeno chi siano i candidati. I serbi sanno che devono votare per i serbi, i musulmani votano per i musulmani.

Grujicic può essere il sindaco giusto oppure no?

Mladen Grujicic è quello che penso, un nazionalista. Molte immagini e i suoi discorsi ci dimostrano che non gli piacciono i musulmani, ma nemmeno i croati e in generale i non serbi. È solito vedere i non serbi come nemici.

Qual è la situazione per i musulmani a Srebrenica e cosa cambierà ora?

I bosgnacchi non sono una minoranza a Srebrenica. Tra quelli che vivono in città siamo circa 50%. Non succederà nulla di particolare. Abbiamo iniziato le nostre vite qui, e ora vedremo il nostro nuovo sindaco in azione. Io continuo a credere che le decisioni saranno prese da altri al posto suo. È semplicemente una pedina.

Adesso in città prevale l’ala politica serbo-bosniaca, cosa cambierà?

Il presupposto è che a Srebrenica l’economia va molto male. È triste ma fino ad oggi sono arrivate molte donazioni e aiuti legati al genocidio, e perché c’era un’amministrazione musulmana. Ora possiamo aspettarci sostegno e danaro dal governo della Repubblica Srpska, probabilmente un po’ anche dalla Serbia, ma credo non basterà a risollevare la situazione. Il problema rimarrà.

E a livello di occupazione per i più giovani?

Per i ragazzi di Srebrenica la situazione è davvero pessima, e non perché Mladen Grujicic è diventato sindaco. Come ho detto l’economia qui è ridotta malissimo e la maggior parte dei giovani serbi e musulmani, e ormai non siamo molti, vuole solo andarsene da qui, in Europa o comunque lontano.

In merito al genocidio del luglio ‘95 Grujicic non accetta la definizione di ‘genocidio’, ma parla di crimini di guerra. Cosa ne pensa in merito?

Penso sia stato genocidio. I musulmani di Srebrenica sono stati uccisi o deportati dalle truppe serbe, ma lui e gran parte dei serbi hanno difficoltà ad ammettere si sia trattato di genocidio, soprattutto se le persone da cui discendi sono responsabili. La maggior parte dei musulmani della Federazione teme che a causa del sindaco, ci saranno difficoltà ad organizzare le commemorazioni a Potocari l’11 luglio. Secondo me non ci saranno problemi in quanto (le celebrazioni) non vengono organizzate dal comune.

Ad ogni modo Srebrenica sta trovando un modo di risollevarsi dagli ultimi 20 anni di incertezza posteriore al conflitto?

Srebrenica ha una cattiva immagine nel Paese e nel mondo. Quando si nomina “Srebrenica” si pensa in primo luogo al genocidio. Fatichiamo a toglierci di dosso questa immagine. I nostri politici non parlano mai di economia, ma sempre di guerra. Dobbiamo concentrarci di più sul futuro, non sul passato.

Come rappresentante delle nuove generazioni di Srebrenica, quali aspettative future ha per la città?

Spero andrà meglio. Prima ero ottimista, ora non lo sono come un paio di anni fa. L’ho detto, I giovani di Srebrenica vogliono solo andarsene da qui. Non è solo per colpa dell’economia, ma perché siamo una città di morti dove la vita è difficile da trovare.

La fine di un ciclo

Tentando di guardare al di là della storia, la priorità a Srebrenica riguarda i giovani, cui serve come l’aria una prospettiva per il futuro. Bekir Halilovic è il caso tipo e ha reso l’idea. Da quelle parti c’è ancora chi pensa di poter crescere nella città per la quale i padri si sono battuti e hanno perso la vita. Tuttavia il divario tra i giovani e i sopravvissuti sta nelle priorità: prospettiva vs rivendicazione. Nel mezzo ci sta una guerra, che i primi hanno solo ascoltato, mentre agli altri si è infilata sotto pelle lasciando un marchio indelebile. L’esito delle amministrative sembra destinato ad affrancare la città dall’identità musulmana, completando quel ciclo politico intrapreso nel ’95 a Dayton. Vent’anni fa, Alija Izetbegovic, all’epoca presidente della Bosnia ed Erzegovina, lasciò Srebrenica politicamente isolata e in seguito fu annessa alla Repubblica Srpska. Oggi la storia sembra ripetersi con Bakir Izetbegovic (il figlio), leader del SDA nonché erede dell’incarico che fu del padre. Visto l’esito alle urne, è possibile che la sconfitta di Camil Durakovic sia frutto dello stesso isolamento politico? Una domanda aperta per ora, cui il tempo, forse, potrà prima o poi rispondere.    

 @emanuele_conf

 

Di seguito una gallery di immagini scattate da Emanuele Confortin a Srebrenica

 Srebrenica, memoriale di Potocari. Foto di Emanuele Confortin (3)Srebrenica, memoriale di Potocari. Foto di Emanuele Confortin (3)

Srebrenica, memoriale di Potocari. Foto di Emanuele ConfortinSrebrenica, memoriale di Potocari. Foto di Emanuele Confortin

Srebrenica, memoriale di Potocari. Foto di Emanuele ConfortinSrebrenica, memoriale di Potocari. Foto di Emanuele Confortin

Srebrenica, memoriale di Potocari. Foto di Emanuele ConfortinSrebrenica, memoriale di Potocari. Foto di Emanuele Confortin

Srebrenica, memoriale di Potocari. Foto di Emanuele ConfortinSrebrenica, memoriale di Potocari. Foto di Emanuele Confortin

Srebrenica. Foto di Emanuele ConfortinSrebrenica. Foto di Emanuele Confortin

Srebrenica. Foto di Emanuele ConfortinSrebrenica. Foto di Emanuele Confortin

Srebrenica. Foto di Emanuele ConfortinSrebrenica. Foto di Emanuele Confortin

 Per le nuove generazioni di Srebrenica il futuro conta più del passato. Foto di Emanuele ConfortinPer le nuove generazioni di Srebrenica il futuro conta più del passato. Foto di Emanuele Confortin

 Il sacro Corano. Foto Emanuele ConfortinIl sacro Corano. Foto Emanuele Confortin

Bekir Halilovic. Foto di Emanuele ConfortinBekir Halilovic. Foto di Emanuele Confortin

L'ex base dei caschi blu a Potocari. Foto Emanuele ConfortinL'ex base dei caschi blu a Potocari. Foto Emanuele Confortin

 L'ex base dei caschi blu a Potocari. Foto Emanuele ConfortinL'ex base dei caschi blu a Potocari. Foto Emanuele Confortin

L'ex base dei caschi blu a Potocari. Foto Emanuele ConfortinL'ex base dei caschi blu a Potocari. Foto Emanuele Confortin

L'ex base dei caschi blu a Potocari. Foto Emanuele ConfortinL'ex base dei caschi blu a Potocari. Foto Emanuele Confortin

L'ex base dei caschi blu a Potocari. Foto Emanuele ConfortinL'ex base dei caschi blu a Potocari. Foto Emanuele Confortin

L'ex base dei caschi blu a Potocari. Foto Emanuele ConfortinL'ex base dei caschi blu a Potocari. Foto Emanuele Confortin

 

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