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Brexit: chi dentro, chi fuori e chi sulla soglia

Confusione, domande, tensioni e dubbi. In UK e in Europa. Why are you here? Domanda Jean Claude Juncker, Presidente della Commissione Ue, a Nigel Farage, leader dell’Ukip e presidente  del Gruppo parlamentare  (EFDD) di cui fa parte anche il Movimento Cinque Stelle a Bruxelles.  È la prima seduta plenaria convocata straordinariamente dopo il referendum per la Brexit e, forse, finalmente ci si domanda perché chi vuole l’uscita dall’Ue, chi non crede nell’Europa, sieda tra le fila del Parlamento Europeo, o almeno perché è ancora lì. L’obiettivo dell’euroscettico Farage è stato raggiunto.

REUTERS/Dylan Martinez

Una situazione di incertezza e di ignoto quella che con la Brexit si apre sul futuro dell’UK e dell’Ue. Almeno sul da farsi da qui in poi.  Agli europeisti e ai supporters del remain increduli, seppure la campagna del leave fosse in lieve vantaggio già da tempo, quest’uscita sembrava impossibile.  Anche il martirio di Jo Cox, la deputata del partito laburista, sostenitrice del remain, non è bastato.

Ora fuori subito, chiede l’Ue con dolore, ma si deve lavorare senza perder tempo per rimettere insieme i cocci e  rafforzare l’unità dei paesi Ue, per rilanciare il progetto europeo.  I capi di Stato Ue concordano su un fatto: i negoziati per l’uscita del Regno Unito dall’Ue non avranno luogo prima della notifica da parte del governo inglese sull’esito del referendum e la volontà di lasciare l’Europa.

Crisi di identità : euroscettici o filo europei?

Gli euroscettici  continuano a votare compatti, come se nulla fosse, al Parlamento Europeo. Non è tanto questo che stupisce, ma fa discutere che il Movimento Cinque Stelle non prenda le distanze dal partito di Farage, essendosi nelle scorse settimane dichiarato anti-euro ma non anti europeista.  Eppure i pentastellati hanno lasciato ancora una volta parlare l’euroscettico Farage anche per loro e hanno votato contro la risoluzione dei parlamentari europei che chiedono di velocizzare i tempi dell’uscita dall’Ue dell’UK. Forse gli eurodeputati del Movimento hanno paura di ritrovarsi senza un gruppo politico di appartenenza?  Con la conseguenza, non trascurabile, di non ricevere fondi Ue, avere meno voce in capitolo all’Europarlamento uscendo dal gruppo. La Brexit crea confusione e crisi d’ identità  agli euroscettici in Europa .

D’altronde, riporta un’analisi di Giovanni Grevi dell’European Policy Centre, i partiti euroscettici in Italia, Francia e Olanda hanno festeggiato l’esito del referendum inglese. Credibilità e coerenza sono tra i punti cruciali per gli europeisti perché, mentre i partiti populisti sembrano far seguire i fatti alle parole, sul costruire i muri, lasciare l’euro e l’eurozona, si legge nella pubblicazione, altrettanto non fanno i pro-Ue. Gli europeisti si trovano spesso in difficoltà nel diffondere un messaggio positivo sull’Europa, come nel caso dell’UK dove viene rinfacciata una campagna pro-Ue troppo tiepida. Coloro che tengono fermamente al progetto europeo sembrerebbero non andare spesso oltre le parole e i lunghi discorsi. Se da una parte poi l’UK sta iniziando a far esperienza delle conseguenze nocive della Brexit, dall’altra l’Europa sembra sempre più frammentata e polarizzata. Quel che è accaduto in Inghilterra potrebbe verificarsi anche altrove se non si riesce a far passare un messaggio condiviso che ponga al centro la coesione europea, la sicurezza e la crescita, e che non sia seguito da azioni effettive in tal senso. Per rilanciare il progetto europeo, scrive l’autore si deve ricreare al più presto un rapporto di fiducia nell’Ue.

Per rilanciare l’Europa ci vuole la volontà dei paesi, perché l’Ue sono i governi che ne fanno parte, e allora sì le istituzioni possono sembrare fredde, distanti dalla realtà, troppo tecniche e con un linguaggio non comprensibile per la maggior parte dei cittadini europei. Ma l’Ue, non si può dimenticare, non è un’entità staccata dalla somma dei nostri governi e dalle loro politiche, non è insomma altro da noi.

@IreneGiuntella

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