eastwest challenge banner leaderboard

Brexit: l’Irlanda del Nord tra l’incudine e il martello

Le recenti notizie dall’Ulster, venerdì 29 luglio, sono state un brusco promemoria sui potenziali effetti del ritorno di controlli e dogane, mentre a Belfast le tensioni tra le comunità continuano anche solo su quali bandiere vengono issate: militanti protestanti lealisti hanno celebrato, nei pressi di Annadale Flats, i caduti dell’UDA (la Ulster Defence Association, una organizzazione armata responsabile della morte di molti cattolici negli anni novanta) posando una targa assieme a una bandiera creata per commemorare la battaglia della Somme. Intanto, alla marcia repubblicana prevista il prossimo 7 agosto è stato proibito il transito in alcune aree del centro, dopo gli scontri con gruppi lealisti lo scorso anno.

Britain's Prime Minister Theresa May (L) and Irish Taoiseach Enda Kenny hold a joint news conference inside 10 Downing Street, London, Britain July 26, 2016.

Pochi giorni fa, il 26 luglio, il Premier della Repubblica d’Irlanda Enda Kenny ha ribadito, assieme a Theresa May in un incontro a Londra, la volontà di evitare la reintroduzione di confini ‘rigidi’ in Irlanda: solo una decina di giorni prima il deputato tedesco Jens Zimmermann, intervistato dal Sunday Times il 17 luglio (riguardo al suo lavoro in un gruppo parlamentare Germania-Regno Unito) aveva invitato le istituzioni irlandesi a chiarire ai partner UE che il recente conflitto cova sotto la cenere, come dimostrato anche questo 12 luglio dalle tensioni nel giorno del Twelfth, la tradizionale parata a Belfast dei lealisti filo-britannici (in memoria della vittoria del protestante Guglielmo d’Orange su Giacomo II nella battaglia del Boyne del 1690, nel quadro della guerra di successione).

Il solo argomento dei legami economici dell’Irlanda col suo vicino non convincerà la UE a rendere la vita facile al Regno Unito e la consapevolezza della situazione nordirlandese non è diffusa fuori dalle isole. L’impressione è che fino al 23 giugno il governo di Dublino abbia scommesso troppo sulla vittoria del ‘Remain’ e abbia proposto in ritardo l’argomento ai parner europei. La rilevanza della frontiera è diminuita a partire dall’Accordo Anglo-Irlandese del 1985 e dal Good Friday Agreement del 1998, ma i confini potrebbero diventare ora il limite tra la UE e un paese terzo (il Regno Unito), neanche gli unionisti protestanti vedono con favore questa prospettiva, ma la decisione non spetta a loro nè ai repubblicani cattolici, UE ed UK avranno l’ultima parola: il quadro sociale è difficile in molti quartieri di entrambe le comunità e i tagli alla spesa ed agli aiuti comunitari avrebbero un impatto negativo in una economia dipendente dal settore pubblico. 

La preoccupazione maggiore è politica, l’intero Processo di Pace si può definire un miracolo europeo: il 15 novembre 1985 gli allora leader di Regno Unito e Repubblica d’Irlanda Margaret Thatcher e Garreth FitzGerald firmarono l’Accordo Anglo-Irlandese. Londra accordò alla Repubblica un ruolo consultivo nelle vicende dell’Irlanda del Nord e Dublino riconobbe che una futura riunificazione dell’isola avrebbe potuto essere decisa solo da una maggioranza all’interno della provincia. A partire dal Good Friday Agreement (Accordo del Venerdì Santo, 10 aprile 1998) progredì la cooperazione delle forze politiche nel governo dell’Ulster e crebbe la consapevolezza, da parte dei due stati vicini e delle due comunità maggiori nella provincia autonoma (e di forze irriducibili che si erano combattute per decenni) di non trovarsi più recintati nella barricata di una storia secolare, ma di lavorare assieme in uno spazio più ampio, alla presenza di altri paesi disposti a fornire aiuto.

Nonostante diverse battute d’arresto risultati insperati sono stati ottenuti su questa strada, come la firma di leader e gruppi che inizialmente si erano opposti, talvolta con la violenza, agli accordi. Un confine ‘rigido’ offrirebbe al contrario ai gruppi repubblicani dissidenti argomenti per dichiarare che lo Sinn Féin nell’estate del 2005 consegnò le armi senza ottenere modifiche sostanziali alla separazione della provincia dal resto dell’isola, mentre l’unica alternativa (l’istituzione di controlli dei passaporti tra l’isola di Irlanda e Regno Unito senza Irlanda del Nord) fornirebbe ai gruppi dissidenti lealisti il terreno sulla cui base sostenere che gli accordi di pace hanno messo in moto un ‘abbandono’ da parte di Londra ed una progressiva consegna della provincia alla repubblica. Tagli ai fondi Uk e Ue prosciugherebbero progetti imprenditoriali, sportivi, associativi, che negli ultimi anni hanno reso meno importante il collante identitario che contrappone le due comunità nelle periferie svantaggiate di Belfast.

Mentre Arlene Foster (Democratic Unionist Party), Premier in Irlanda del Nord, respinge le proposte di Enda Kenny per un forum all-Ireland ed i repubblicani dello Sinn Féin propongono un referendum per la riunificazione irlandese (sapendo che non raggiungerebbe ancora la maggioranza, ma forti del voto in Ulster contro la Brexit al 56 per cento, inclusi molti protestanti) anche altri partiti della provincia stanno prendendo l’iniziativa: i leader del Social Democratic and Labour Party (cattolico), Colum Eastwood, e del partito dell’Alleanza (formato sia da cattolici che da protestanti), David Ford, chiedono a Theresa May e al Segretario per l’Irlanda del Nord, James Brokenshire, che gli accordi di pace siano protetti prima che il Regno Unito lasci la UE. I firmatari del documento hanno annunciato che, se il Good Friday Agreement non verrà tutelato legalmente, avvieranno un ricorso contro l’attivazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona, che regola l’uscita di uno stato dalla Unione Europea.

 @AldoCiummo

Scrivi il tuo commento
@

La voce
dei Lettori

Eastwest risponderà ogni settimana ai commenti sui social e alle domande inviate dai lettori. Potete far pervenire la vostra domanda usando il tasto qui sotto. Per essere pubblicati, i contributi devono essere firmati con nome, cognome e città. Invia la tua domanda a eastwest

GUALA