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Negoziati Brexit: le posizioni dei Paesi Ue e le conseguenze per il commercio

Dopo le elezioni inglesi, continuano i negoziati per la Brexit e si studiano le conseguenze politiche, economiche e di libertà di movimento dei cittadini Ue. Uno sguardo generale sulle conseguenze economiche farebbe presagire un limitato impatto della Brexit sul Pil dell’Unione mentre per l’economia del Regno Unito si tratterebbe di un grande shock.

Michael Barnier  capo negoziatore della Commissione Ue per la Brexit e il ministro britannico per la Brexit David Davis parlano durante il primo giorno di negoziati a Bruxelles. REUTERS/Francois Lenoir
Michael Barnier capo negoziatore della Commissione Ue per la Brexit e il ministro britannico per la Brexit David Davis parlano durante il primo giorno di negoziati a Bruxelles. REUTERS/Francois Lenoir

Senza considerare poi che la situazione politica sensibile in cui vertono diversi stati membri e l’incertezza dei negoziati sull’articolo 50 del trattato Ue, potrebbero prefigurare uno scenario ancora più negativo sull’economia inglese. All’Europarlamento gli eurodeputati appartenenti ai partiti centristi hanno votato fortemente contro qualsiasi sconto al Regno Unito nei negoziati per la Brexit. Le linee guida degli europarlamentari indicano che l’UK dovrebbe portare avanti i suoi obblighi di budget e non aver alcun accesso al mercato interno se intende porre limiti alla libera circolazione e sfidare o limitare il ruolo della Corte di Giustizia Europea nell’interpretazione delle regole del mercato unico.

 A supporto del Governo inglese nelle richieste sulla Brexit, si contano solo alcuni europarlamentari appartenenti ai partiti euroscettici. È quanto riporta anche una analisi di VoteWatch Europe. L’unico partito di governo, il polacco Diritto e Giustizia ha sposato la tesi di un approccio più conciliante dell’Ue nelle negoziazioni.

Negoziati Brexit, le posizioni dei paesi Ue

La Germania è sicuramente il paese che più di tutti preme per un’hard Brexit, in virtù anche del fatto che è il principale contribuente del bilancio Ue e anche per non avere un impatto negativo sull’opinione pubblica tedesca che desidera una negoziazione senza sconti. Secondo il report di VoteWatch Europe la posizione della Germania potrebbe essere la seguente: l’Inghilterra potrà mantenere il privilegio dell’accesso al mercato unico solo se allo stesso tempo accetterà la libertà di movimento. Tuttavia la Germania sa che relazioni commerciali per le esportazioni con l’UK sono molto importanti per il paese e tenere delle relazioni economiche positive porterebbe benefici all’industria tedesca. La lobby industriale tedesca sarebbe quindi a favore di una “soft Brexit”. Una possibile posizione tedesca potrebbe essere quindi quella di convincere gli inglesi ad accettare parzialmente le regole sulla libertà di movimento oppure di pagare per un accesso al mercato interno Ue, o entrambe le opzioni. La Germania non ha una grande comunità di tedeschi che vivono in UK e quindi non ha un interesse nazionale al mantenimento della libertà di movimento e dei diritti dei cittadini Ue nel paese.

L’altro grande contribuente Ue, la Francia preme affinchè gli inglesi paghino il conto, quanto più possibile, sia prima che dopo la Brexit. Anche per dimostrare ai movimenti euroscettici che una “Frexit” sarebbe un cammino decisamente in salita e non una passeggiata, il governo francese sosterrà probabilmente un “hard Brexit”. Parigi potrebbe trarre beneficio dal ricollocamento dei servizi finanziari e di business da Londra verso altre mete. La Francia sicuramente non permetterà all’Inghilterra di intraprendere facili relazioni commerciali con l’Ue se limiterà l’immigrazione e la libertà di movimento. La grande comunità inglese che vive in Francia sicuramente farà lobby per una “soft Brexit”.

Per quanto riguarda l’Italia non è certamente uno dei maggiori contribuenti netti come la Francia e la Germania, con il debito che ha, però certamente non è nella posizione di pagare tasse che coprano i buchi del bilancio Ue lasciati dal Regno Unito. Per l’Italia le relazioni economiche, soprattutto per le esportazioni, e la libertà di movimento con l’UK sono particolarmente rilevanti. L’Inghilterra è una delle principali destinazioni degli italiani che cercano opportunità lavorative all’estero, la comunità italiana è sempre più ampia, per questo motivo l’Italia si batterà per i diritti dei cittadini Ue in UK. L’Italia, riporta VoteWatch Europe potrebbe beneficiare dal ritorno di giovani emigrati all’estero, ma il mercato del lavoro italiano non è ancora pronto ad accoglierli e il governo italiano potrebbe proporre delle concessioni agli inglesi per non limitare i diritti dei cittadini italiani presenti nel Regno Unito. In gioco per il ricollocamento dei servizi finanziari e di business c’è sicuramente la città di Milano. Ma il sistema di regole italiano potrebbe non apparire sufficientemente attraente .

L’Irlanda, il paese più colpito dalla Brexit dopo il Regno Unito, è a favore invece di una Brexit il più “soft” possibile. Per l’Irlanda l’UK rappresenta il più grande mercato di esportazioni e l’inserimento di barriere doganali potrebbe avere un fortissimo impatto negativo che non si colmerebbe nemmeno con possibili benefici derivanti dal ricollocamento da Londra a Dublino di eventuali servizi finanziari. L’Irlanda ha chiesto al Consiglio di considerare nei negoziati la possibilità di una riunificazione del paese, con l’eventualità di un referendum qualora si prospettasse l’ipotesi di una forte barriera doganale con il Regno Unito e tra Irlanda e Irlanda del Nord.  Dublino cercherà con Londra comunque un primo accordo per la libertà di movimento.

Brexit le conseguenze sul commercio

A risentire particolarmente della Brexit potrebbe essere il mercato interno con un calo nel commercio per entrambi le parti, Ue e UK, sia che si mantenga un accordo di libero commercio  sia che si opti per le regole dell’Organizzazione mondiale per il commercio (WTO). E’ quanto sostenuto in una relazione sul commercio dei servizi dal Professor Jaques Pelkmans del Centre for European Policy Studies e dalle riflessioni degli esperti durante un recente dibattito al Parlamento Ue dove si è discusso delle conseguenze della Brexit sul mercato interno organizzato insieme all’European Research for Economic and Financial Centre (EURO-CEFG) delle università di Leiden, Delft e Rotterdam.

Secondo Pelkmans i benefici dell’essere un membro Ue per il commercio variano tra il 51% e il 104% per il commercio extra. Una grande quantità del commercio, secondo questa analisi, si andrà a perdere se si dovesse stringere un accordo basato solo sulle regole del WTO.

Stando alle regole del WTO, in assenza di un accordo sul commercio, secondo uno studio del Parlamento Ue il Regno Unito dovrebbe registrarsi come membro indipendente. Per quanto riguarda le tariffe sia l’Ue che l’UK sarebbero obbligate a stabilirle per i propri prodotti, non ci sarebbero regole specifiche sugli obblighi per le indicazioni delle origini dei beni, ci sarebbero dogane a tutti gli effetti tra l’Ue e Regno Unito, e quindi anche tra l’Irlanda e l’Irlanda del Nord. L’Ue dovrebbe in tal caso applicare tutta la legislazione sulle importazioni provenienti dall’UK. L’Unione Europea potrebbe utilizzare gli strumenti di difesa commerciale contro le importazioni inglesi. L’UK e l’Ue sarebbero libere di intraprendere e sviluppare la propria politica estera. L’Inghilterra d’altronde ha già comunicato di non voler far parte di un’Unione doganale per non doversi trovare in una situazione simile alla Turchia che non può stabilire le proprie tariffe doganali con altri paesi. Questo però rappresenterà un costo elevato sia per l’Inghilterra che per l’Ue, il professor Pelkmans nella discussione avvenuta recentemente al Parlamento Ue ha presentato come esemplare il caso di Airbus che attendeva un mercato senza barriere.

@IreneGiuntella

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