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Tra Trump e Brexit, l'Europa guarda all'India per il commercio

Dopo l’innalzamento delle barriere americane sugli accordi commerciali, l’Unione Europea sembra guardare all’Asia. Un accordo con  l’India rappresenterebbe un primo passo strategico che potrebbe fruttare una crescita del Pil annuo Ue fino a 21 miliardi di euro. È quanto emerge da un’analisi dell’Info Institute Munich per conto del think tank tedesco Bertelsmann Stiftung.

Container a Jawaharlal Nehru Port Trust, Mumbai. REUTERS/Shailesh
Container a Jawaharlal Nehru Port Trust, Mumbai. REUTERS/Shailesh

L’India è considerato difatti un mercato dinamico in crescita e per questo attraente, seppure relativamente chiuso rispetto al mercato globale. Il paese conta 1.2 miliardi di abitanti e secondo gli occidentali si mostra all’avanguardia sull’esoterismo e il trasferimento dei servizi, mentre si colloca infondo nella produzione industriale e nel commercio dei beni rispetto al commercio mondiale.  Nel 2016 durante un incontro tra il Premier indiano Nerendra Modi, il Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk  e il presidente della Commissione Europea Jean Claude Junker è stato espresso da tutte le parti il desiderio di raggiungere un accordo commerciale, ma non sono ancora ripresi i negoziati formali.

"Un accordo Ue-India sarebbe un segnale forte a favore del libero commercio" sostiene Cora Jungbluth un’economista del think tantk tedesco. 

I negoziati commerciali Ue-India

I negoziati tra l’Europa e l’India erano iniziati già nel 2007 ma senza avere successo. A frenare nel 2013 gli accordi sono stati in particolare le considerevoli differenze riscontrate nella protezione degli investimenti e nell’accesso al mercato. L’India , seppure faccia parte della World Trade Organization (WTO) resta chiusa in termini commerciali: il premier Narendra Modi si dimostra disponibile in principio alla liberalizzazione economica, ma permangono diversi dubbi riguardo ai vantaggi reali del libero commercio per il paese.

Un accordo, secondo lo studio, potrebbe risultare strategico per entrambi le parti che nel 2016 contavano un volume del commercio reciproco di beni fino a 77 miliardi di euro. Senza contare che per l’India l’Europa rappresenta più grande partner commerciale e l’India il nono per l’Ue. Un accordo potrebbe portare ad una crescita considerevole del welfare che potrebbe riscontrarsi pienamente dieci o dodici anni dopo l’entrata in vigore dell’accordo.  Se i negoziati andassero a buon fine il Pil indiano potrebbe crescere dell’1.3% all’anno, rispetto al Pil del 2015 significherebbe un incremento di 25.6 miliardi di euro. In media la crescita del Pil Ue sarebbe dello 0.14% annuale che si tradurrebbe stando ai dati sul Pil Ue del 2015 in una crescita di 21 miliardi di euro.

La Germania che è il maggiore partner commerciale dell’India potrebbe trarre dagli accordi un beneficio pari a 4.6 miliardi di euro,  poco sotto ai 4.8 miliardi di euro di crescita che si verificherebbero nel Regno Unito. Ad ottenere i benefici maggiori in Germania sarebbero i settori dei veicoli, dei macchinari e degli attrezzi con un valore aggiunto crescente rispettivamente di 1.5 miliardi e 1.4 miliardi.  Ma a risentirne sarebbero invece il business dei servizi l’abbigliamento e il tessile che calerebbero rispettivamente di 511 milioni di euro, 338 milioni e 341 milioni. Al contrario l’India vedrebbe una crescita del valore aggiunto nei settori del business dei servizi di  6 miliardi di euro e nel tessile di 3.3 miliardi, mentre registrerebbe perdite nel valore aggiunto dei motoveicoli (-1.5 miliardi di euro) e dei minerali (-1.1 miliardi di euro).

Ma gli effetti sui paesi Ue potrebbero essere differenti: la Croazia ad esempio registrerebbe una crescita solo dello 0.02%, ma nessuno stato membro soffrirebbe  effetti negativi.

@IreneGiuntella

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