Brexit, un cattivo affare per l'Uk?

Vantaggi o svantaggi per l’Inghilterra da una Brexit? Per ora si stimano solo grandi perdite: un’ uscita della Gran Bretagna dall’Europa sarebbe  particolarmente costosa per l’economia inglese, con circa 300 miliardi di perdite secondo lo studio del think tank tedesco Bertelsmann Stiftung in collaborazione con l’Istituto di Munich.

Così con l’avvicinarsi delle elezioni UK del prossimo 7 maggio e del conseguente referendum sull’ Unione Europa , tra proclami elettorali, e demagogiche rincorse dei voti degli euroscettici, si rischia di non valutare le conseguenze negative sul lungo termine per il paese anglosassone che potrebbero derivare da una ipotetica uscita dall’Ue nel 2018. Il punto è che ogni paese verrebbe coinvolto e perderebbe qualcosa economicamente e politicamente da una Brexit. Seppure la Germania e gli altri stati membri ne avrebbero una perdite significativamente più piccole.  Calcolare gli effetti di una possibile uscita dall’Europa non è certo un compito facile, si deve tener conto delle numerose incertezze e del periodo di transizione. In questo primo studio, il think tank tedesco, cerca di analizzare le conseguenze per l’Inghilterra ma anche per il resto dell’UE. Nell’ipotesi più favorevole la Gran Bretagna potrebbe assumere uno status come la Svizzera e mantenere un accordo commerciale con l’Unione Europea. Nello scenario peggiore è invece ipotizzabile un’Inghilterra che perde ogni privilegio commerciale derivante dalla sua appartenenza all’Ue, compresi gli accordi di libero commercio. Si stima, nella ricerca, che solo nel 2030, a distanza di dodici anni da una possibile Brexit, tutti gli effetti negativi avranno dimostrato il loro impatto. “Brexit- commenta Aart de Geus presidente e Ceo di Bertelsmann Stiftung- è come perdere una grande partita per ognuno in Europa guardando anche solo a una prospettiva economica, in modo particolare per l’Inghilterra. A parte le conseguenze economiche questa scelta rappresenterebbe soprattutto un passo indietro rispetto all’integrazione europea e al suo ruolo nel mondo. Impostare un percorso per la Brexit nella Camera dei Comuni renderebbe debole l’Europa”. Secondo il presidente del think tank tedesco è necessario sostenere con forza il restare della Gran Bretagna nell’Ue.

Conseguenze economiche di Brexit
Prendendo in esame l’ipotesi di un isolamento commerciale dell’Inghilterra, il Pil pro capite del paese anglosassone potrebbe registrare un calo tra lo 0,6 % e il 3% nel 2030 rispetto a quanto avrebbe registrato rimanendo nell’Ue. Se le percentuali di perdita fossero basate sui valori del 2014, ciò si tradurrebbe in un Pil reale dell’UK inferiore di 220 euro pro capite nello scenario più favorevole. Mentre pensando a un isolamento più rigido la perdita di Pil si tradurrebbe in 1.025 euro pro capite. Le perdite del Pil potrebbero scendere al 14 % come conseguenza del diminuito dinamismo economico e dell’indebolimento del potere innovativo di Londra come centro finanziario. Se le percentuali di perdita sono dunque basate sui dati del 2014, questo vorrebbe significare un Pil più basso di circa 313 miliardi di euro in tutta l’economia nazionale, o inferiore di circa 4.850 euro pro capite. Inoltre i magri risparmi che potrebbero derivare da una Brexit, per esempio la cancellazione dei pagamenti per il budget  Ue che attualmente sono intorno al 0.5% del Pil inglese, non compenserebbero in alcun caso le perdite economiche, nemmeno nello scenario più favorevole.

Per quanto riguarda i costi del commercio con l’Ue aumenterebbero e le attività commerciali si ridurrebbero di conseguenza. La rigidità dell’impatto però sarà differente sulle industrie private britanniche. Per le principali aree di servizi finanziari, le perdite anticipate arriverebbero a un valore aggiunto del 5% nell’ipotesi peggiore. Mentre le industrie chimiche, di ingegneria meccanica e automobilistiche sarebbero sommerse da perdite nel valore aggiunto perché sono fortemente incorporate nel valore delle catene europee. Le industrie chimiche registrerebbero il calo peggiore: l’11%.

L’ impatto Brexit sui paesi Ue
Il peso principale delle perdite economiche sul welfare, secondo lo studio, sarebbe significativamente inferiore sia in Germania che negli altri stati membri Ue. Rispetto al livello di isolamento dell’estensione commerciale UK, il Pil reale pro capite della Germania , considerando solo gli effetti sul commercio, segnerebbe un calo tra lo 0.1% e lo 0.3% nel 2030. Ciò, basato sui dati del 2014, comporterebbe una perdita pro capite tra i 30 e 115 euro. Le industrie private avrebbero conseguenze diverse dovute a un calo delle esportazioni verso la Gran Bretagna. Il settore automobilistico avrebbe le perdite peggiori, raggiungendo un declino che potrebbe arrivare al 2%. Inoltre le industrie automobilistiche, alimentari e della produzione di metalli vedrebbero tagli negativi. Considerando l’evolversi delle conseguenze, la Germania potrebbe avere delle perdite tra lo 0.3% e il 2% sul Pil pro capite. In termini dei livelli di Pil del 2014 ciò si tradurrebbe in un calo di circa 100 euro pro capite , circa 8.7 miliardi nell’intera economia rispetto ad un livello basso di isolamento della Gran Bretagna. Sarebbe invece peggiore lo scenario se l’Inghilterra perdesse tutti i privilegi commerciali europei, e le perdite per la Germania sarebbero di 700 euro pro capite, all’incirca 58 miliardi sull’intera economia. A pagare di più una Brexit, sarebbero il Lussemburgo, l’Irlanda, il Belgio, la Svezia, Malta e Cipro. Infine tutti gli stati membri si troverebbero delle spese maggiori ogni anno per sostenere il budget europeo: per esempio la Germania che è il  maggior contribuente dovrebbe spendere 2,5 miliardi di euro in più all’anno, la Francia 1.9 miliardi, l’Italia quasi 1.4 miliardi.
@IreneGiuntella

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