Dopo i fatti di Chemnitz, il capo dei servizi interni Maaßen perde il posto per la sua sintonia con la destra dura e l’ostilità verso la “sinistra radicale” al governo. Lascia al suo successore un apparato spaccato dal confronto politico-ideologico. E la destra Cdu l’invita a scendere in campo

Hans-Georg Maassen, ex presidente dell'Ufficio federale per la protezione della Costituzione. REUTERS / Axel Schmidt
Hans-Georg Maassen, ex presidente dell'Ufficio federale per la protezione della Costituzione. REUTERS / Axel Schmidt

Berlino - Thomas Haldenwang è il nuovo capo del Bundesamt für Verfassungsschutz (BfV), l’Ufficio federale della Protezione della Costituzione o, più concretamente, il servizio segreto d’informazione interna della Germania.


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Haldenwang, funzionario-politico iscritto alla Cdu, prende il posto di Hans-Georg Maaßen, in carica dal 2012 e anch’egli membro dei cristiano-democratici. L’avvicendamento si è svolto in un clima tutt’altro che tranquillo, nel mezzo di cocenti polemiche, particolarmente emblematiche della conflittualità ideologica che dalla politica tedesca si estende ai più strutturali apparati di sicurezza. Una conflittualità che si avvita attorno a una delle pietre angolari della crisi del centrismo merkeliano, l’immigrazione, e che è anche legata all’eventuale Beobachtung (messa sotto osservazione) del partito Alternative für Deutschland da parte dello stesso BfV.

La scintilla di Chemnitz

Per comprendere la frettolosa sostituzione del capo dei servizi Maaßen, bisogna partire da Chemnitz, in Sassonia. È là che, la notte dello scorso 25 agosto, viene ucciso durante una lite Daniel H., un 35enne tedesco-cubano. I presunti colpevoli dell’accoltellamento vengono identificati quasi subito in Alaa S. e Ramazan A., due richiedenti asilo di nazionalità siriana e irachena.

Nei giorni successivi al fatto, nella città monta una protesta anti-immigrazione che coinvolge una parte della cittadinanza ma viene anche promossa e resa più aggressiva da estremisti di destra della scena hooligan e neonazista. Anche la destra identitaria Alternative für Deutschland partecipa ad alcune della manifestazioni, pur tenendosi lontana dalle dirette espressioni di violenza e presentandosi come voce politica di cittadini che chiedono solo più sicurezza.

Fin dai primi giorni dell’escalation di proteste, però, alcuni report, video e testimonianze suggeriscono che durante le proteste di Chemnitz siano avvenute forme di Hetzjagd (caccia mirata) contro gli stranieri. Le manifestazioni vengono quindi più o meno attivamente stigmatizzate dai partiti di centrosinistra e sinistra (Spd, Verdi, Linke), dalla Fdp e da una parte della Cdu. Dai primi giorni di settembre, a Chemnitz vengono organizzate anche manifestazioni e presidi antirazzisti, tra cui un concerto a cui partecipano oltre 60 mila persone provenienti da tutta la Germania.

Il 5 settembre il Presidente della Sassonia, il Cdu Michael Kretschmer, si oppone però alla lettura secondo cui le vie e le piazze del suo Land siano nelle mani della destra radicale e dichiara che a Chemnitz non ci sia mai stata alcuna caccia allo straniero. Poche ore dopo, tuttavia, è la stessa Kanzlerin Merkel a prendere una posizione opposta a Kretschmer, facendo invece riferimento a immagini in cui si vedono chiaramente «odio e attacchi contro persone innocenti» – aggiungendo però al contempo di volersi recare a Chemnitz per confrontarsi con le preoccupazioni dei cittadini –.

Lo scontro tra Maaßen e il governo Merkel

Il 6 settembre, quando ormai la situazione a Chemnitz ha attirato l’attenzione di tutti i media internazionali, avviene un fatto particolare: è proprio il capo del Bundesamt für Verfassungsschutz, Hans-Georg Maaßen, a rilasciare un’intervista al quotidiano Bild in cui, a sua volta, contraddice sostanzialmente la posizione della Cancelliera e di buona parte del governo, dichiarando che il servizio d’informazione non ha prove evidenti di vere e proprie cacce allo straniero a Chemnitz e mettendo anche in dubbio l’autenticità di uno dei principali video che dimostrerebbero che nella città sassone ci sia stata una qualche Hetzjagd.

La polemica politica scoppia in poche ore: la Spd, membro della GroKo di governo, critica apertamente il capo del BfV e chiede spiegazioni. Poco dopo, Maaßen puntualizza di non aver messo in dubbio l’autenticità dello specifico video ma di aver inteso che il video sia stato utilizzato strumentalmente, suggerendo quindi che ci sia stato un tentativo di disinformazione. La presa di posizione del capo dei servizi non sembra improvvisata o isolata all’interno degli apparati di sicurezza. August Hanning, ex capo dei servizi segreti esterni tedeschi (Bnd), ad esempio, appoggia velocemente Maaßen, dichiarando sempre alla Bild che parlare di Hetzjagd sia stata una «chiara esagerazione verbale».

La polemica sui gravi fatti di Chemnitz durerà ancora per settimane, tra allarmi e tentativi di ridimensionamento. Per quanto riguarda l’intervento pubblico di Maaßen, però, un dato diventa chiaro entro poche ore: il suo rapporto di fiducia con il governo Merkel è spezzato, soprattutto considerando che il suo ruolo di capo dei servizi prevede ufficialmente un’omogeneità politica con il governo in carica.

Arrivano le conseguenze: il 18 settembre Maaßen viene spostato dal vertice BfV al ruolo di Segretario di Stato del ministero dell’Interno guidato dal Csu Horst Lorenz Seehofer. Uno spostamento che, tuttavia, suona a molti come una specie di promozione, aprendo ulteriori recriminazioni politiche. Il 23 settembre il governo Merkel fa allora un passo indietro e trasferisce Maaßen a una non meglio definita posizione di consulente speciale del ministero dell’Interno. Dopo questa seconda scelta, la questione sembra chiusa e, per certi versi, arginata con una certa freddezza.

Il leak del discorso di Maaßen

Poco più di un mese dopo, però, viene alla luce il contenuto di un intervento dello stesso Maaßen a un convegno che il 18 ottobre ha riunito a Varsavia i vertici dei servizi di sicurezza interna europei. La trascrizione dell’intervento viene inizialmente diffusa il 24 ottobre nell’intranet del Bundesamt für Verfassungsschutz e, da lì, qualcuno la fa attivamente filtrare all’esterno nei primi giorni di novembre. Questo qualcuno è una fonte anonima, a quanto pare appartenente agli stessi servizi di sicurezza tedeschi.

Il 4 novembre la trascrizione del discorso di Maaßen diventa di dominio pubblico. Si evince quindi come, nel suo intervento a Varsavia, il capo dei servizi abbia ripetuto di ritenere l’attenzione per i fatti di Chemnitz il frutto di una manipolazione mediatica di proporzioni inedite e come Maaßen abbia dichiarato di essere convinto che la sua rimozione dal BfV sia stata il risultato di un’azione di «forze della sinistra radicale nella Spd» che si sarebbero mosse al fine di far cadere lo stesso governo di coalizione Spd-Cdu-Csu.

È soprattutto quest’ultima esternazione a riaccendere velocemente le polemiche politiche. Le parole di Maaßen su media e sinistra vengono lette da molti come complottiste e troppo apertamente schierate a destra. Altri difendono invece il suo diritto di commentare le vicende che lo riguardano.

Quello che è vero è che, se le considerazioni di Maaßen sono pur sempre un’opinione personale, c’è nella fattispecie un elemento difficile da ignorare: il radicalismo di sinistra citato da Maaßen è quasi testualmente una delle specifiche aree in cui lo stesso Ufficio federale della Protezione della Costituzione svolge la sua attività di controllo, segnatamente tramite il dipartimento nr. 5 del BfV.

Se il massimo funzionario al vertice del BfV ipotizza quindi che all’interno dell’attuale governo tedesco ci siano forze politiche che potrebbero venire formalmente identificate come non in linea con i principi costituzionali, si pongono inevitabilmente delle problematicità.

Il 5 novembre il ministro dell’Interno Seehofer, fino a quel giorno il più convinto difensore di Maaßen, accetta di far porre l’alto funzionario in riposo temporaneo e aggiunge, il 9 novembre, l’ipotesi di un provvedimento disciplinare nei suoi confronti.

La partita della Beobachtung di Alternative für Deutschland

È ora poco probabile che un funzionario esperto e solido come Maaßen voglia scegliere il pensionamento a soli 55 anni, anche considerando quanto consapevolmente e strategicamente si sia mosso nelle ultime settimane. L’area più conservatrice della Cdu, che da tempo si sta preparando al dopo-Merkel, ha già apertamente invitato Maaßen a scendere nell’arena politica.

Da parte sua, Maaßen non ha escluso questa opzione e ha anche voluto puntualizzare che, in quanto membro dei cristiano-democratici da 30 anni, vuole rimanere tale. Quest’ultima dichiarazione è stata una chiara risposta al corteggiamento politico che Maaßen sta invece ricevendo da parte di Alternative für Deutschland.

E’ facile intuire come l’ex capo del BfV sia diventato velocemente un eroe per AfD, dato il suo posizionamento sui fatti di Chemnitz e visto il suo profilo di funzionario statale che contesta le politiche governative e la narrazione dei media in tema d’immigrazione. Ma la posizione di AfD nella questione Maaßen va ben oltre quella di mero supporter e assume piuttosto il ruolo di convitato di pietra dell’intera faccenda fin qui analizzata. Perché? La risposta sta nell’eventuale Beobachtung (messa sotto osservazione) di AfD da parte dello stesso Ufficio federale della Protezione della Costituzione.

Cos’è la Beobachtung? Si tratta di un provvedimento ufficiale del BfV in base al quale un partito, un’organizzazione politica, un gruppo o un movimento possono essere messi interamente o parzialmente sotto la particolare attenzione del servizio di sicurezza interna, al fine di controllarne potenziali evoluzioni che possano mettere in pericolo l’ordinamento fondamentale della Repubblica federale – in tal caso, si andrebbe poi verso la messa fuori legge della specifica organizzazione –.

Una Beobachtung da parte del Verfassungsschutz ha delle chiare conseguenze pratiche ma, soprattutto, ha un potente valore simbolico, dal momento che, pur non arrivando ancora a vietare l’attività politica, può erodere più o meno intensamente la legittimità di una formazione, spingendola ai margini o al di fuori del particolare arco costituzionale tedesco. Una stigmatizzazione che può concretamente limitare il consenso elettorale di un partito e, anche, scoraggiare altri partiti dal fare con questo accordi di coalizione, sia su scala regionale che nazionale.

Da anni, un’ampia parte del mondo politico e culturale tedesco spinge perché AfD venga posta sotto Beobachtung per la presenza al suo interno di correnti vicine all’estremismo di destra. Correnti che sembrano deboli in alcuni gruppi e sezioni ma che in altre aree del Paese, ad esempio nella Germania orientale, vengono considerate maggioritarie all’interno della formazione.

A livello locale, alcuni uffici indipendenti per la protezione della Costituzione hanno già posto diversi singoli membri di AfD sotto forme di osservazione. Fino a oggi, però, il BfV nazionale guidato da Hans-Georg Maaßen si è mostrato molto cauto nel muoversi verso una decisa Beobachtung di Alternative für Deutschland.

Una cautela che secondo alcuni è sempre stata troppo eccessiva considerando, ad esempio, come il partito di sinistra Linke, che siede nel Bundestag da un decennio e governa la capitale Berlino all’interno di una coalizione, sia stato parzialmente posto a più riprese sotto Beobachtung – con particolare attenzione per alcune sue correnti interne e in nome della già citata categoria indicata come “radicalismo o estremismo di sinistra” –.

La titubanza del BfV nel mostrare verso destra la stessa decisione mostrata verso sinistra fa discutere da molto tempo, anche prima dell’arrivo di Maaßen ai vertici dei servizi di sicurezza interna. Ma lo scorso agosto è stato proprio Maaßen a venire apertamente accusato di aver avuto contatti inopportuni con AfD e di aver addirittura consigliato la leadership di Alternative für Deutschland su come evitare la procedura che porterebbe alla Beobachtung da parte dell’Ufficio da lui stesso diretto. Sia Maaßen che i vertici di AfD hanno sempre fermamente e completamente respinto queste accuse. Ma le polemiche non si sono mai placate.

Diventa quindi chiaro come proprio i fatti di Chemnitz, tra l’altro avvenuti in quella Sassonia in cui AfD potrebbe diventare primo partito alle prossime elezioni regionali del settembre 2019, siano stati l’occasione perfetta per portare a galla lacerazioni politiche e partite di realpolitik capaci di coinvolgere anche l’Ufficio federale della Protezione della costituzione.

Un futuro complesso

L’estremismo di destra, le eventuali procedure di Beobachtung e altri diversi dossier cruciali (tra cui l’estremismo islamico e l’influenza straniera nei processi democratici tedeschi) passano ora alla BfV diretta da Thomas Haldenwang. Secondo molteplici media tedeschi, lo stile di Haldenwang sarebbe addirittura quello di un anti-Maaßen e il suo obiettivo fondamentale sarà di riportare tranquillità in un apparato che, per necessità tecnica, avrebbe sempre bisogno di agire lontano dalle polemiche.

Tuttavia, alla luce delle crescenti polarizzazioni politico-ideologiche in Germania, il compito di Haldenwang sarà certamente complesso.

@lorenzomonfreg

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