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Caso Kuciak, il governo è caduto ma la Slovacchia è ancora in piazza

Il premier Fico è stato già costretto a lasciare dalle ombre del caso Kuciak. Ma le piazze della Slovacchia si sono riempite anche ieri. Perché le inchieste del giornalista ucciso hanno esposto il volto peggiore del potere. E i giovani in prima linea ora vogliono tutta la verità

Una manifestazione di protesta in seguito all'omicidio di Jan Kuciak e della sua fidanzata Martina Kusnirova. Lo striscione dice "Riguarda noi". Bratislava, Slovacchia, 23 marzo 2018.  REUTERS / David W. Cerny
Una manifestazione di protesta in seguito all'omicidio di Jan Kuciak e della sua fidanzata Martina Kusnirova. Lo striscione dice "Riguarda noi". Bratislava, Slovacchia, 23 marzo 2018. REUTERS / David W. Cerny

Anche ieri si sono contate molte persone in piazza a Bratislava: 25mila, riporta la stampa locale. Si è manifestato anche nel resto della Slovacchia. A Kosice, Presov, Banska Bystrica – seconda, terza e quarta città del Paese – come in molti altri centri.

L’omicidio di Jan Kuciak e della fidanzata Martina Kusnirova, avvenuto ormai un mese fa, continua a fornire adrenalina alla società civile slovacca. Quello di ieri è stato il quarto venerdì consecutivo di marce silenziose per chiedere trasparenza, verità e giustizia per il giovane reporter e la sua fidanzata.

Ma non è solo questo. Ed è ben più di questo. La piazza è insofferente nei confronti dello Smer, il partito socialdemocratico che governa il Paese da dodici anni, fatta salva una parentesi all’opposizione nel 2010-2012. L’ultima inchiesta di Jan Kuciak, pubblicata postuma e incompleta, è stata del resto una fotografia grottesco-criminale del potere. Misteriosi imprenditori italiani con possibili legami con la ‘ndrangheta e con il governo, ed ex reginette di bellezza in affari con gli italiani – questa almeno è comprovata – catapultate all’improvviso a palazzo, addirittura nell’ufficio dell’ex premier Robert Fico.

Già, Fico. Ha lasciato la poltrona. La pressione su di lui e su Robert Kalinak, il suo ministro degli Interni - protagonista di precedenti inchieste di Kuciak sulle relazioni potere-finanza -, anche lui dimissionario, era diventata insostenibile. Gli articoli scritti da Jan Kuciak per aktuality.sk li tiravano pesantemente in ballo. E la tesi della piazza è stata sin da subito questa: fintanto che Fico e Kalinak non se ne andranno non potrà esserci un’inchiesta vera, serena e indipendente sull’assassinio del giornalista.

Fico si è dimesso ma non ci saranno elezioni anticipate. Alla guida del governo è arrivato Peter Pellegrini, uomo di Fico, già ex presidente del Consiglio nazionale - il Parlamento slovacco - e ministro dell’Educazione. Il presidente Andrej Kiska, che si è mostrato molti vicino ai dimostranti in queste settimane, ha dato il via libera al nuovo esecutivo, non prima però di aver chiesto un ritocco agli Interni. La prima nomina proposta da Pellegrini non gli piaceva. Non c’era chiara discontinuità.

I nuovi sviluppi a palazzo hanno diviso il movimento di protesta. Il comitato “Per una Slovacchia decente”, promotore delle precedenti marce a Bratislava, ha scelto di saltare un giro. Il ragionamento è che quanto chiesto – via Fico e Kalinak – è stato ottenuto. Si resta ora alla finestra, per vedere se Pellegrini, come da lui stesso annunciato, vorrà dare la massima priorità all’inchiesta sul caso Kuciak.

Nelle altre città, a ogni modo, si è deciso di manifestare ugualmente. E a Bratislava il vuoto lasciato da “Per una Slovacchia decente” - che per la cronaca si sta trasformando in associazione formale - è stato riempito dagli universitari, che hanno organizzato una marcia dalla sede dell’ateneo Comenius fino alla Piazza dell’insurrezione nazionale slovacca.

Venticinquemila persone vi hanno preso parte, come detto. Meno dello scorso venerdì (cinquantamila), quando c’è stata la manifestazione più importante dal 1989, ma le presenze sono state comunque significative. I giovani hanno risposto alla chiamata. Anche a questa chiamata, per essere precisi. Sono infatti una colonna portante del movimento civile formatosi in queste settimane, e gli stessi leader di “Per una Slovacchia decente” sono ventenni e trentenni.

Il coinvolgimento dei giovani si spiega da un lato con il fattore anagrafico: Jan Kuciak e Martina Kusnirova erano ragazzi, come loro. Dall’altro, questo è un vero e proprio battesimo politico, per una generazione nata dopo il 1989 e cresciuta in un Paese che ha agguantato un traguardo istituzionale dietro l’altro – Nato, Unione europea, Euro – e che nel corso degli anni ha visto la propria economia crescere. Un Paese dove tutto sembrava andare per il verso giusto.

Il caso Kuciak, oltre a essere un orribile fatto di cronaca nera, ha svelato l’esistenza di un’altra Slovacchia, piagata da corruzione, minata dalle relazioni opache tra potere e oligarchie, potenzialmente infiltrata dalla ‘ndrangheta. Questo dicevano le inchieste di Kuciak. Per i ragazzi di Bratislava è una grande occasione. Possono dire la loro, possono esprimersi.

Intanto Antonino Vadala, l’imprenditore italiano più volte nominato nell’ultima inchiesta di Kuciak, è stato fermato nuovamente dalle autorità slovacche. Su di lui pende un mandato di cattura per traffico di droga, spiccato dai giudici italiani. E la stampa slovacca, in questi giorni, ha raccontato di alcuni prelievi e versamenti sospetti effettuati Maria Troskova – ex reginetta, ex socia di Vadala, ex assistente di Robert Fico – dal e sul conto dell’azienda che aveva fondato proprio assieme a Vadala. Non che c’entri con il caso Kuciak in sé e con l’indagine in corso sull’omicidio del cronista e della fidanzata, però è un altro elemento, uno dei tanti, che si aggiunge a questo gran pasticcio slovacco.

@mat_tacconi

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