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Gli indipendentisti si piegano a Madrid e rilanciano la sfida nelle urne

Calma piatta a Barcellona. Sono mancate finora anche le annunciate azioni di resistenza pacifica. E da Bruxelles Puigdemont accetta le regole del gioco imposte da Madrid. Ma il suo partito per vincere di nuovo potrebbe affidarsi a un leader che punta all’indipendenza nella legalità

Il leader catalano Carles Puigdemont  durante la conferenza stampa a Bruxelles. REUTERS/Yves Herman
Il leader catalano Carles Puigdemont durante la conferenza stampa a Bruxelles. REUTERS/Yves Herman

“Rispetteremo il risultato delle prossime elezioni regionali del 21 dicembre come lo abbiamo sempre fatto. Chiedo allo Stato spagnolo se farà lo stesso, voglio che si comprometta chiaramente”. Uno stralcio della conferenza stampa tenuta quest’oggi da Carles Puigdemont a Bruxelles, dove si trova insieme a cinque Consiglieri del destituito Governo catalano, sancisce, di fatto, una resa parziale dell’ex numero uno della Generalitat all’applicazione dell’art.155 ed una contemporanea accettazione della forza di Madrid.

La convocazione di nuove elezioni regionali, insieme all’esautoramento dell’ex Governo catalano, rappresenta infatti una delle misure principali adottate dal governo spagnolo per sanzionare la proclamazione unilaterale d’indipendenza della Catalogna. Puigdemont riconosce quindi che le elezioni si celebreranno, spostando parte della sfida a Mariano Rajoy sul fronte politico, sperando che le urne sanciscano un risultato speculare a quello delle elezioni del settembre 2015, che videro l’affermazione del blocco indipendentista.

L’ex presidente catalano ha precisato di non voler chiedere asilo politico al Belgio, senza specificare però fino a quando si tratterrà nella capitale dell’Europa. La fuga di Puigemont è stata svelata nella giornata di ieri, dopo la formulazione da parte del Procuratore Generale dello Stato, José Manuel Maza, dell’accusa per i reati di ribellione, sedizione e malversazione di fondi contro tutti i membri dell’esautorato esecutivo catalano.

Puigdemont ha giustificato il blitz in territorio belga con la necessità di attirare l’attenzione dell’Europa sul conflitto catalano, specificando che gli altri esponenti del suo governo rimasti a Barcellona continueranno ad operare per “evitare la demolizione del sistema istituzionale catalano attraverso l’applicazione dell’art.155”.

La notizia dell’arrivo in Belgio del leader catalano ha colto di sorpresa colleghi di partito ed alleati politici;  Marta Pascal del PDeCAT ha detto apertamente di non aver ricevuto alcuna anticipazione sugli spostamenti di Puigdemont. Poco prima che ne venisse confermata la presenza in territorio belga, l’ex presidente aveva inscenato un depistaggio postando sui social network la foto di una facciata interna del palazzo di Governo, facendo così credere che si trovasse al suo interno.

Anche altri ex funzionari dell’esecutivo, tra cui l’ex Consigliere al Territorio Josep Rull, hanno fatto ricorso al cyberspazio per testimoniare la propria presenza negli abituali luoghi di lavoro. Si è trattato però di sporadici gesti di protesta contro l’applicazione dell’art.155. La giornata di ieri avrebbe dovuto far registrare azioni di resistenza pacifica a difesa dei palazzi istituzionali, secondo quanto dichiarato alla vigilia dalle due principali associazioni indipendentiste catalane. La piazza è rimasta invece assolutamente tranquilla, non intralciando l’operato di Roberto Bermudez de Castro, a cui il governo di Mariano Rajoy ha affidato il compito di coordinare il commissariamento dell’ex Governo catalano sul campo.

L’inattività dell’associazionismo indipendentista, che aveva organizzato anche corsi di resistenza passiva negli ultimi giorni, ha quindi lasciato sottintendere una presa di coscienza dello status quo, al netto delle dichiarazioni odierne di Omnium Cultural e l’Assemblea Nazionale Catalana circa la volontà di mobilitare ancora la piazza nelle prossime settimane, a supporto della costruzione della Repubblica catalana.

Resta ora da monitorare come si comporterà il blocco indipendentista in caso di una condanna degli ex membri del Governo catalano, che rischiano fino a 30 anni di carcere per i reati contestati dalla Procura Generale dello Stato.

Il PDeCAT, partito dell’ex presidente catalano, ha confermato ufficialmente di voler concorrere alle elezioni del 21 dicembre, non specificando ancora se come formazione singola oppure nuovamente in coalizione con Esquerra Republicana. Il nome di Santi Vila, amico intimo di Puigdemont, sembra uno dei più accreditati per la nomina a candidato del PDeCAT alle elezioni regionali. L’ex Consigliere di Cultura ed Impresa del governo catalano, una delle voci più critiche contro la dichiarazione unilaterale d’indipendenza, ha affermato che il suo programma di governo punta ad ottenere l’indipendenza sulla base della legalità, rifacendosi al modello scozzese.

Anche Esquerra Republicana, il partito dell’ex vice presidente Oriol Junqueras, ha annunciato ufficialmente che parteciperà ai comizi elettorali perché, secondo quanto dichiarato dal portavoce Sergi Sabrià, rappresentano un’opportunità per consolidare la Repubblica.

@MarioMagaro

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