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Combattere la disoccupazione attraverso la mobilità

Nonostante alcuni stati membri si affannino nel cercare di fermare anche  le “ondate” di migranti Ue, la mobilità interna all’Unione Europea è ancora bassa. E da qualche parte in Europa è persino difficile coprire le posizioni vacanti in alcuni settori. Se in alcuni stati il livello di disoccupazione raggiunge cifre elevate in altri invece non mancano le opportunità professionali.

Photo credits publicpolicy.it

La mobilità annua dentro i confini Ue è dello 0.29%  decisamente più bassa rispetto ad altri paesi come l’Australia (1,5% diviso tra otto stati) e gli USA (2,4 %  su 50 stati), secondo dati OCSE del 2012.  Solo 7.5 milioni di lavoratori europei, il 3,1%, su 241 milioni, sono professionalmente attivi in un altro stato membro. Secondo i dati raccolti dal Parlamento Europeo a influire sulla poca mobilità sarebbero la scarsa conoscenza delle lingue e la difficoltà nel trovare lavoro.

Una rete europea dei servizi per l’impiego

Per questo si sta discutendo al Parlamento Ue un nuovo regolamento per migliorare la rete europea di servizi per l’impiego: Eures. Un network  che tenterà di informare sulle opportunità lavorative in altri stati membri, l’obiettivo del nuovo regolamento in discussione sarebbe quello di ampliare la scelta delle offerte di lavoro a livello europeo, migliorare l’abbinamento tra offerte di lavoro e curriculum, cercare di rendere lo scambio tra gli stati sulle carenze e le eccedenze di manodopera più completo e inserire stage e tirocini tra le offerte di lavoro.

Migranti Ue, ancora poca mobilità interna

Notevole divario in Belgio, Italia e Spagna, anche all’interno delle singole regioni secondo uno studio del Parlamento Europeo. In Italia la regione con il più basso tasso di occupazione è la Calabria, 39%, contro Bolzano che registra la percentuale più alta, 71,5 %.  Anche il Belgio, oltre alla Spagna, registra notevoli differenze tra Bruxelles, 52.5% di occupazione, e la parte est delle Fiandre 68.5%. Stanno meglio da questo punto di vista la Danimarca, la Svezia e l’Olanda. Inoltre due aziende su cinque dichiarano di aver difficoltà nell’assumere lavoratori con le caratteristiche richieste nelle posizioni vacanti. Ma bisogna anche dire che molti lavoratori non riescono a trovare un impiego che corrisponda al proprio livello di preparazione. In generale la mancanza di qualifiche adeguate è presente in tutti i livelli, principalmente nei settori della metallurgia, meccanica,  in campo ingegneristico, nell’ICT, settore delle tecnologie, dell’informazione e della comunicazione. In Italia gli squilibri tra le regioni sono alti, scarseggiano professionisti nell’ICT, ingegneri, ma anche nel e manifatturiero, metallurgico eautomobilistico mancano lavoratori nei settori della salute e della green economy.  La mancanza di competenze tecniche e di modernizzazione del settore manifatturiero sarebbe tra le cause di queste carenze . Dall’analisi si deduce come sia sempre più necessaria la formazione continua e l’aggiornamento per cercare di colmare questo gap tra domanda e offerta di occupazione qualificata. Purtroppo  si rileva anche che in questi campi non sarà possibile ottenere risultati tangibili nell’immediato. Soprattutto è segnalata come urgente una visione politica che sappia porsi obiettivi di lungo termine. Fondamentali alcune misure da parte dei paesi Ue: attrarre cittadini da altri paesi membri, facilitare la mobilità all’interno della propria nazione per colmare il gap tra regioni,  formare i disoccupati e aggiornare i lavoratori, rendere più attraenti i settori nei quali manca manodopera, accrescere la trasparenza nell’informazione sulle offerte di lavoro.

@IreneGiuntella

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