La partita più difficile della Brexit inizia adesso

L’accordo raggiunto ieri permette di tirare un sospiro di sollievo. Ma a Bruxelles prevale lo scetticismo. Dal mercato unico e le sue libertà in giù, disegnare il quadro della futura relazione tra Ue e Regno Unito sarà durissimo. E resta meno di un anno per riuscirci

Theresa May e Jean-Claude Juncker a Bruxelles. REUTERS/Yves Herman
Theresa May e Jean-Claude Juncker a Bruxelles. REUTERS/Yves Herman

Bruxelles - Un compromesso che induce ottimismo di facciata ma lascia la partita tra Unione europea e Regno Unito ancora aperta, al di qua di una porta di divorzio socchiusa, mentre il tempo stringe. L’accordo raggiunto ieri a Bruxelles sulla Brexit, «un successo personale della premier britannica Theresa May», è solo un primo passo, «la parte più facile del compito». Il monito del presidente del Consiglio europeo Donald Tusk incarna il pensiero dell’Europa intera.

Tutelate le vite dei cittadini europei e britannici, domata la paura sul confine irlandese, calmierato il costo del divorzio, adesso, rilanciano scettici dalla capitale europea, inizia il difficile. Per arrivare all'intesa preliminare ci è voluto un anno e mezzo, «sappiamo tutti che rompere è difficile, ma rompere e costruire una nuova relazione lo è molto di più», ha avvertito Tusk, e ora per negoziare un accordo transitorio vero e proprio e il quadro della futura relazione tra Bruxelles e Londra resta meno di un anno.

L’alba a Bruxelles

“Una bella giornata così brutta non l'avevo mai vista”, recitava il Macbeth di William Shakespeare. E la giornata tanto attesa a Londra e a Bruxelles è iniziata a notte fonda, come nelle migliori trame diplomatiche. L’annuncio dell’accordo sulla Brexit è arrivato quando ormai sembrava tutto perso e di qua dalla Manica l’orologio batteva le 7:43. «È stato un negoziato difficile, ma ora abbiamo una prima svolta», le parole del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, durante la conferenza stampa con la premier britannica. «Non è stato facile per entrambe le parti, abbiamo lavorato duro», ha ammesso May.

Lo scetticismo e il mercato unico

Quindici pagine con 96 articoli, divisi per paragrafi e sotto-paragrafi, è il contenuto del documento negoziato. Eppure, molte perplessità restano vive a Bruxelles.

In particolare, per quanto riguarda il mercato unico e le sue libertà. «Le prossime tappe saranno molto difficili», ha avvertito il capo-negoziatore dell’Ue Michel Barnier, in quanto «non tutti hanno ancora capito che certi punti non saranno negoziabili». «Sarà molto più difficile continuare a raggiungere buoni risultati nella seconda fase delle negoziazioni», gli ha fatto eco il capogruppo del Partito popolare europeo, Manfred Weber, sottolineando come «La più grande lezione da trarre è che l'Unione europea unita è più forte», mentre «il Regno Unito da solo è in una posizione difficile».

I sorrisi di circostanza hanno lasciato spazio anche a toni più bassi anche da altre voci dell’Eurocamera: «Prima di dare il nostro assenso definitivo, dobbiamo vedere una loro attuazione coerente e inequivocabile nell'accordo di ritiro e una soluzione positiva sulle questioni che restano in sospeso», hanno fatto sapere il capogruppo dei Socialisti e Democratici, Gianni Pittella, e il membro del gruppo di orientamento sulla Brexit, Roberto Gualtieri. Tra i nodi principali, resta il confine tra Irlanda e Irlanda del Nord, una questione tutt’altro che chiusa, che porta sulle sue spalle un pesante fardello di sangue e che continuerà a far discutere anche per quanto riguarda il commercio.

Il Regno Unito si è impegnato a evitare che sia eretta una frontiera fisica tra Repubblica d’Irlanda e Ulster, e Theresa May ha promesso un allineamento normativo per quest’ultima. Senza “soluzioni creative”, quindi, Belfast manterrà un allineamento con il mercato unico europeo e con l’unione doganale. In questo modo, l’Irlanda del Nord avrà il diritto di continuare a seguire le regole in vigore in Irlanda e, dunque, le regole europee.

Resta quindi da vedere se questo significherà una permanenza di tutta la Gran Bretagna nel mercato unico, come chiedono a gran voce gli scozzesi; l’ipotesi, però non sembra gradita a Bruxelles: «Abbiamo bisogno di più chiarezza di cosa succederà quando la Gran Bretagna lascerà il mercato unico e l'unione doganale, per questo dobbiamo iniziare subito le discussioni esplorative», ha detto Tusk. L’alternativa, nell’Ulster, sembrerebbe essere una graduale divergenza normativa con il Regno Unito, in un cortocircuito al momento nascosto sotto il tappeto da May.

La fase 2 e il periodo transitorio

Ora dopo ora, a Bruxelles appare dunque evidente che il compromesso raggiunto sia servito più che altro a far tirare un sospiro di sollievo momentaneo a entrambe le parti. La bozza con le linee guida per l’inizio della ‘fase 2’ dei negoziati adesso è pronta, messa a punto dal team di Tusk, ma ancora non è stata negoziata dagli Stati membri e, quindi, potrebbe cambiare da qui al 15 dicembre, quando dovrebbe essere adottata al summit europeo. In futuro, proprio il consenso di tutti i Ventisette sarà un’altra spina nel fianco per l’addio dell’attuale seconda potenza economica europea all’Unione.

Le linee guida si limitano a chiedere che il periodo transitorio di cui Londra usufruirà dopo l’uscita sia "limitato". Dunque, una volta consumata la Brexit, allo scoccare della mezzanotte del 29 marzo 2019, a Bruxelles chiedono che tutto resti come prima solamente per poco. Poco più di una giornata, talmente brutta da sembrare quasi bella. In quel periodo, ha riferito una fonte Ue, «tutto andrà avanti come prima, solo che Londra non avrà più posti nelle istituzioni europee».

@raelisewin

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