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Se la Brexit diventa un modello per le relazioni complicate della Ue

Un accordo “creativo” tra Londra e Bruxelles può aiutare anche a regolare le relazioni con Turchia e Ucraina, sostiene il ministro degli Esteri tedesco. L’idea è di cavalcare le conseguenze della Breit, invece che subirle. E immaginare la nascita di una nuova “cintura continentale”

La torre del Big Ben a Londra. REUTERS/Hannah McKay
La torre del Big Ben a Londra. REUTERS/Hannah McKay

To be or not to be: a oltre quattrocento anni di distanza dal celeberrimo dilemma shakespeariano, Regno Unito e Unione Europea hanno oggi tra le mani ognuno il teschio dell’altro e si interrogano su cosa esattamente diventare o non diventare. Per una volta, però, la decisione dei sudditi di Sua Maestà di essere un’isola, sfilarsi dall’Unione e cucirsi addosso un accordo con sembianze “uniche” potrebbe apportare un beneficio strategico a Bruxelles.

Né Norvegia, né Canada: un accordo creativo

I modelli ‘essere o non essere’ possibili per il Regno Unito sono molteplici: da una parte c’è quello della Norvegia, che non fa parte dell’Ue ma aderisce all’Associazione europea di libero scambio (Efta), con accesso pieno alle regole del mercato unico; dall’altra il Canada, un Paese terzo senza accesso al mercato unico ma sorretto da un’intesa commerciale di libero scambio con l’Ue, il cosiddetto Ceta.

Vi sono poi ibridi, come quello della Svizzera, con cui i Ventotto hanno firmato una serie di intese per inquadrare relazioni che spaziano dal commercio all'immigrazione. Ma, nel mezzo, all’orizzonte vi è l’ipotesi, tanto voluta da Londra quanto potenzialmente benefica per Bruxelles, di un accordo «creativo», che possa poi essere preso a modello.

La Gran Bretagna non dovrà comunque ripercorrere l’Efta (associazione di cui era stata tra le fondatrici, data la riluttanza all’ingresso nell’Ue viva anche nel 1959) e, ha detto la premier Theresa May, vuole creare «una partnership economica unica e ambiziosa» con l’Ue. L’ipotesi è stata sostenuta dal ministro degli Esteri tedesco, il socialdemocratico Sigmar Gabriel, sul finire del 2017: «Un buon accordo sulla Brexit potrebbe diventare un modello per i rapporti tra l'Ue e i Paesi extra Unione, come Turchia e Ucraina», ha detto, intervistato dal gruppo tedesco Funke.

La cintura Continentale

Per qualcuno potrebbe essere la quadratura del cerchio. Per altri una pacificazione sul progetto europeo ai limiti della resa. Ma il suggerimento è provare a cavalcare le conseguenze dello strappo tra Londra e Bruxelles, invece che subirle, puntando su un'Europa "a due velocità". Il nucleo centrale, cementato da legami storici e politici e dalle norme che regolano i dossier su cui la sovranità è collettiva, rimarrà l'Ue; accanto, s'immagina la nascita di un cerchio più largo, una partnership Continentale, cucita su misura per il Regno Unito.

Un cerchio a cui potrebbero associarsi (subito o in futuro) anche altri Paesi esterni, che sono o potrebbero mirare a essere legati strettamente al club dei 27: da Svizzera e Norvegia, per l’appunto, fino a Ucraina e Turchia. Il concetto non è nuovo a Bruxelles, seppur denoti un mondo ideale difficile da ricreare: parlando del cosiddetto Partenariato orientale (tra Ue - Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Moldova e Ucraina) ed Euro-Mediterraneo (tra Ue - Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Marocco, Palestina, Siria, Tunisia e Turchia),  infatti, il commissario all’Allargamento Johannes Hahn ha spesso detto di ambire a creare una “cintura di benessere” intorno all’Unione, capace di far fiorire l’economia tra i blocchi e aiutare il rispetto dei diritti fondamentali nei Paesi terzi.

Una nuova cintura Continentale garantirebbe ai partner un accesso al mercato unico di beni, servizi e capitali, escludendo però impegni gravosi sulla libertà di movimento delle persone e dei lavoratori. Il modello però non è detto che appaia digeribile a tutti, soprattutto a chi, trai 27, è ostile a farla passare liscia ai britannici.

Modello per Turchia e Ucraina

«Nessuno sottostimi le difficoltà della ratifica» del futuro accordo commerciale dopo la Brexit, perché «probabilmente sarà di natura mista» ed «esigerà la ratifica di tutti i parlamenti» europei, è stato il monito del capo negoziatore Ue, Michel Barnier. Gabriel ha detto di non immaginare un'adesione di Ankara e Kiev nell'immediato futuro, per cui un accordo «intelligente» tra Ue e Londra potrebbe indicare la via per regolamentare i rapporti anche con Turchia e Ucraina.

Un'unione doganale specifica concordata nel 1995 tra Ue, Turchia e Ucraina permette oggi alle merci di viaggiare tra le aree senza restrizioni doganali, sebbene siano esclusi i prodotti agricoli non trasformati. I colloqui di adesione tra l’Ue e Ankara non hanno fatto progressi dal 2005: a pesare è soprattutto la condotta anti-democratica del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Gabriel ha ipotizzato una «nuova e più stretta forma di unione doganale» con la Turchia, a patto però che la situazione dei diritti umani nel Paese cambi. Berlino oggi è preoccupata in particolare per gli arresti di numerose persone con doppio passaporto, turco e tedesco.

I rapporti tra Germania e Turchia risalgono a immediatamente dopo la costruzione del Muro, nell’agosto del 1961; oggi circa tre milioni di persone di origine turca vivono in Germania, che a sua volta rappresenta per Ankara il primo Paese per scambi commerciali. L’apertura di Gabriel non è quindi da sottovalutare: una modifica degli equilibri nel loro rapporto potrebbe avere conseguenze anche a livello europeo. Tra Ucraina e Ue esiste invece un accordo di associazione che favorisce la cooperazione politica e il commercio.

Negli ultimi anni Minsk è uscita dall’orbita della Russia e si è avvicinata al blocco Nato; l’11 giugno scorso è stata approvata la liberalizzazione dei visti per i cittadini ucraini che si recano nell’Ue, ma la situazione resta difficile, in particolare sul fronte orientale, dove i conflitti nel Donbass e in Crimea vanno avanti dall’aprile 2014. Un’intesa con l’Ue avvalorerebbe maggiormente la direzione intrapresa da Minsk, allontanandola da Mosca.

Non sarà una transizione à la carte

Per ora, l’unica cosa certa è che il periodo che servirà per completare il processo della Brexit dopo il 29 marzo 2019 “non sarà una fase di transizione à la carte”, ha detto Barnier. Il modello norvegese, in quella fase, sembra quello più probabile per il Regno Unito e Londra dovrà applicare in pieno l'intero 'acquis' dell'Ue. Questo significa, ad esempio, che non potrà stringere nuovi accordi commerciali con Paesi terzi, come invece auspicato da Theresa May.  Per decidere cosa essere o non essere, Londra e l’Ue dovranno attendere la prima luce verde al mandato a negoziare, prevista a marzo 2018.

@raelisewin

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