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Corsica: dai fucili alle urne, così l’indipendentismo cambia pelle

CORTI - La situazione politica, economica e sociale sta per cambiare. Parola di Jean Guy-Talamoni, presidente dell’Assemblea della Corsica e leader storico degli indipendentisti. Si tratta di capire come e con quali mezzi. Di certo sappiamo che il tempo della lotta armata è scaduto quando – lo scorso 13 dicembre – la lista «Pé a Corsica» incassa il 35 per cento delle preferenze e si piazza alla guida dell’isola.

Photo Fabio Polese
Photo Fabio Polese

Già dai primi exit poll si parla di «vittoria storica» delle elezioni della alleanza nazionalista tra «Femu a Corsica» di Gilles Simeoni e «Corsica Libera» di Jean Guy-Talamoni che, a colpi di democrazia, espugnano La Collectivité territoriale de Corse conquistandosi il ruolo di negoziatori con figure del calibro del premier francese Manuel Valls. Sempre più elettori non riconoscono la Corsica come una circoscrizione amministrativa francese e il loro canto di libertà si sparge dalle placide urne dell’Île de Beauté, mentre, i vecchi kalashnikov dei ribelli tacciono.

Certo, però, non si tratta di un risultato arrivato dall’oggi al domani – commenta il presidente Talamoni – ma «è il frutto di quarant’anni di lotte». Siamo a Corti. Qui, nell’antica capitale del «babbu du a patria» Pasquale Paoli, come ogni anno, vanno in scena le «Ghjurnate Internazionale». Le giornate sono un appuntamento fisso da quasi trent’anni dove, a benedire la folla a passeggio per gli stand, c’è la Bandera Tèsta Mora. La stessa che – per intenderci – ha sostituito il tricolore francese nell’ufficio di presidenza dalla data d’insediamento di Talamoni.

Ecco di cosa sono capaci gli isolani. Un po’ come il capo del moresco raffigurato nel vessillo, tagliato di netto da un giovane corso al termine di un regolamento di conti, anche in democrazia le mosse dei nazionalisti sono secche e decise. Nessuna pietà. Ma, soprattutto, nessun imbarazzo. Neanche quando, messo da parte il programma di governo, evocano il passato, mai rinnegato, della sanguinosa lotta armata. 

Proprio così, oltre alla regolamentazione dei trasporti marittimi, al piano di sviluppo economico e alla unità amministrativa tra il nord e il sud dell’isola, nessuno dei nuovi amministratori si ritrae quando gli chiediamo di parlare degli anni in cui la battaglia per l’indipendenza passava dalle azioni clandestine del Fronte di Liberazione Nazionale Corso (FLNC). L’organizzazione che nasce nel 1976 da una costola radicalizzata delle correnti indipendentiste con l’obiettivo di ottenere, a qualsiasi prezzo, la separazione della Corsica dalla Francia.

Anche se, recentemente, la corrente oltranzista del FLNC - quella del «22 ottobre» - si è rifatta viva rivolgendo un appello minaccioso agli «islamisti radicali di Corsica», il grosso del ciclo delle insorgenze antifrancesi dell’indipendentismo militante si è interrotto. Dopo trentotto anni di lotta armata, il 25 giugno 2014, arriva l’ufficialità. Quel giorno, con un comunicato di quattordici pagine, i guerriglieri con indosso il passamontagna, nascosti nei boschi dell’isola, annunciano la smilitarizzazione, l’uscita progressiva dalla clandestinità e non solo. C’è anche qualcosa di più: una visione. Quel giorno di qualche anno fa viene profetizzata la nascita di una forza di popolo che guiderà la Corsica verso l’indipendenza. Prefigurando quello che, dopo più di un anno, verrà sorprendentemente svelato dalle urne.

@fabio_polese

@elenabarlozzari

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