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Caotica resa dei conti tra catalani, ora lo scontro finale con Madrid

Puigdemont era pronto a convocare elezioni anticipate, ma la rivolta degli indipendentisti più duri lo ha costretto a fare marcia indietro. Domani, mentre il Senato a Madrid voterà l’applicazione del fatidico articolo 155, Barcellona potrebbe dichiarare l’indipendenza  

Il Presidente catalano Carles Puigdemont a Barcellona. REUTERS/Yves Herman
Il Presidente catalano Carles Puigdemont a Barcellona. REUTERS/Yves Herman

La decisione del presidente Puigdemont di non recarsi al Senato a Madrid per discutere la posizione del Governo catalano prima della votazione sull’applicazione dell’art.155, prevista per domani, sembrava il preludio ad un’imminente dichiarazione unilaterale d’indipendenza della Catalogna. Un’ipotesi suffragata dalle parole dello stesso Puigdemont, diffuse via social network nella serata di ieri, che invitava a non perdere tempo con coloro “che hanno deciso di annichilire il Governo catalano” mettendo l’hashtag #CatalanRepublic in bella mostra.

La notte però è stata molto movimentata. Tutti gli esponenti del blocco indipendentista, dai membri del Governo all’ex presidente catalano Artur Mas, sono rimasti rinchiusi per ore all’interno del palazzo della Generalitat con lo scopo di partorire una posizione comune di fronte alla minaccia dell’art.155. Obiettivo ambizioso, ma che è miseramente fallito a causa di alcune, profonde, differenze di vedute tra i pesi massimi del Governo catalano. Il preludio della resa dei conti tra indipendentisti che si è svolta oggi dietro le quinte.

Santi Vila, Ministro del settore Impresa ed amico personale di Puigdemont, ha espresso chiaramente durante il fluviale dibattito notturno la propria avversione verso una dichiarazione d’indipendenza, una posizione condivisa, seppur in modo più attenuato, anche da Meritxell Borrás, Ministro della Governance del Governo catalano. Di altro tenore le vedute del vice presidente Oriol Junqueras e di ampi settori del PDeCAT, il partito di Carles Puigdemont.

In maniera inaspettata, intorno alle 12 di quest’oggi, il quotidiano La Vanguardia, molto vicino alle vicende istituzionali catalane, annunciava però un’improvvisa retromarcia di Puigdemont, intenzionato a sciogliere il Parlamento catalano, annunciando nuove elezioni regionali per il 20 dicembre. Una decisione maturata, apparentemente, grazie all’intervento decisivo del Lehendakari (Governatore) basco Iñigo Urkullu, spalleggiato da esponenti del mondo imprenditoriale catalano, che ha convinto il suo omologo a non dichiarare l’indipendenza. Per spingere così Madrid a non applicare l’art.155 ed il conseguente esautoramento, già previsto, del Governo della Catalogna.

L’ipotesi di elezioni anticipate però ha creato immediato scompiglio nel blocco indipendentista, frenando all’ultimo momento la decisione del presidente catalano, che sembrava ormai certa. Jordi Cuminall ed Albert Batalla, entrambi deputati del PdeCat, sono stati i primi ad annunciare le proprie dimissioni dal partito di governo e la conseguente rinuncia al seggio parlamentare. Si è trattato dell’inizio di un terremoto politico durato circa tre ore: Esquerra Repubblicana ha minacciato compatta di uscire dal Governo nel caso in cui venissero convocate nuove elezioni, seguita da altri esponenti del PDeCAT, mentre nel centro Barcellona montavano le prime proteste nei confronti di Puigdemont, accusato di aver tradito la causa dell’indipendenza catalana.

La pressione politica degli alleati di Governo, evidentemente insostenibile, ha messo il presidente catalano con le spalle al muro, costringendolo a prendere una decisione definitiva. Puigdemont è intervenuto alle 17 dal Palazzo di Governo, dopo svariati rinvii, annunciando di non voler convocare nuove elezioni a causa della mancanza di necessarie garanzie democratiche da parte di Madrid. Il leader indipendentista ha quindi rimesso alla volontà del Parlamento catalano la decisione da adottare in virtù dell’imminente applicazione dell’art.155, che potrebbe consistere in una dichiarazione d’indipendenza annunciata nella giornata di domani.

@MarioMagaro

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