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Crisi Hypo Alpe-Adria, un risveglio da incubo per l’Austria felix

Le brutte sorprese, a volte, arrivano da chi meno te l’aspetti. Tra le prime della classe in Europa, al traino della Germania, l’Austria sta ammortizzando con non poche difficoltà il fallimento pilotato di una delle sue più importanti banche, Hypo Alpe-Adria.

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LE DIMENSIONI DEL DISASTRO
Un crac finanziario di proporzioni mastodontiche, con un debito di oltre 10 miliardi di euro, che finora è costato ai contribuenti austriaci oltre 5,5 miliardi e un downgrade da parte delle agenzie di rating internazionali. Un fallimento “controllato” quello di Heta Asset Resolution, la Bad Bank nata dalle ceneri della defunta Hypo Alpe-Adria, creata appositamente lo scorso giugno a seguito di una asset review, da cui sono emerse perdite per circa 8 miliardi di euro. Nonché il primo caso di concreta applicazione delle nuove regole europee del “bail in” sul credito, che prevedono il coinvolgimento di investitori e creditori in caso di difficoltà di un’istituzione finanziaria.
In gioco c’è il default del Kärnten Bundesland, lo Stato austriaco della Carinzia, recentemente declassato da Moody’s di ben quattro gradini da A2 a Baa3 con outlook negativo. Un disastro economico che alcuni analisti definiscono una “piccola Grecia mitteleuropea”.

UN CRAC CHE FA TREMARE LA GERMANIA
A far paura non sono solo le conseguenze sul sistema-paese nel suo insieme e su uno degli Stati federali con il più basso prodotto interno lordo, la Carinzia, ma soprattutto le ripercussioni su altri Paesi, come per esempio la Germania. Il vero incubo tedesco è rappresentato dalla Bayern Landesbank, di proprietà della Baviera, che detiene ingenti quantità di bond Hypo Alpe-Adria, e dalla Bad Bank tedesca FMS Wertmanagement con sede a Monaco, nata nel luglio 2010, in seguito alla crisi finanziaria di Hypo Real Estate Gruppe. Il 40% dei bond emessi da Heta Asset Resolution sono nelle mani di banche tedesche e se i tagli sul debito di Heta dovessero raggiungere il 50%, i profitti dell’intero settore bancario tedesco subirebbero un decremento del 10% nel 2015.
“Potranno esserci effetti su alcune banche austriache e anche straniere, come ad esempio la Bayerische Landesbank –spiega Klaus Grubelnick, portavoce della FMA (Financial Market Authority) austriaca- ma per quel che ci è dato di sapere oggi non ci sarà nessun effetto che non sia gestibile per conto proprio, o tramite la proprietà”. Effetti tuttavia che, secondo gli esperti, si riverbereranno anche sull’apprezzamento delle garanzie sui debiti sovrani in tutta Europa.

LA MINACCIA DEL DEFAULT PER LA CARINZIA
Se sull’eventualità di effetti a catena per istituti di credito austriaci e stranieri l’FMA non è restia a parlare, sul rischio non remoto della bancarotta della Carinzia non rilascia alcun commento, trincerandosi dietro una mancanza di competenza giurisdizionale.
Eppure, proprio per le nuove regole europee sul “bail in”, in caso d’insolvenza se si aprissero contenziosi legali con i creditori, la Carinzia con un bilancio di 2,2 miliardi di euro, potrebbe trovarsi a dover far fronte in solido ai debiti contratti da Hypo Alpe-Adria.
“Non esistono dubbi su stabilità e solvibilità della Repubblica austriaca –rilancia Grubelnick- Le autorità hanno fatto il loro lavoro, al meglio delle proprie possibilità, ma in un’economia di mercato è sempre possibile che un business fallisca e che sia costretto a lasciare il mercato”. Alle accuse di aver iniettato nelle casse di Hypo Alpe-Adria soldi pubblici Grubelnick replica: “Neppure un centesimo è stato versato per ripianare il buco di Hypo Alpe-Adria in violazione della normativa europea. Per quanto riguarda Heta –sottolinea Grubelnick- il regime di valutazione è totalmente diverso, si passa dal ‘going concern’ al ‘gone concern’ con conseguente svalutazione degli asset. Heta ci ha informato che esiste un gap tra i 4 e i 7,7 miliardi di euro tra i fondi realizzati e i crediti reclamati”. Sulla Bad Bank l’FMA austriaca ha imposto una moratoria sul debito fino al 31 maggio 2016 e non avvierà nessun negoziato con i creditori, che saranno informati sull’eventuale “bail in” dalla stessa FMA tra circa un anno.

DA BANCA LOCALE A GRANDE PLAYER IN CEE, IL CRAC TAPPA DOPO TAPPA
La crisi di Hypo Ape-Adria inizia nel 2009, quando la banca viene nazionalizzata, dopo le pesantissime svalutazioni su crediti tossici nei Balcani. Di fatto la banca ha concesso prestiti a pioggia senza verificare le necessarie garanzie in tutta l’area di Centro ed Est Europa, soprattutto nell’ex Jugoslavia, in Croazia, Bosnia, Slovenia e Serbia, e anche in Ucraina e in Bulgaria. A fronte d’ingenti prestiti mai ripagati e nel tentativo di colmare l’immenso buco, Hypo Alpe-Adria si è lanciata in operazioni a rischio crescente, finché non è saltato tutto. All’origine del crac il combinato disposto di “una strategia di espansione aggressiva, specialmente in CEE e nel Sud-Est Europa, che si è rivelata non in linea con le capacità di risk-management della banca –rilancia Grubelnick- e l’aggiunta d’improvvide influenze politiche ed esagerate garanzie concesse dall’azionista dominante, ossia la provincia della Carinzia, che hanno dato incentivi sbagliati e fuorvianti”.
Tutto ha inizio nei primi anni ’90, quando una piccola banca locale di Klagenfurt legata agli imprenditori carinziani, avvia la sua strategia di espansione trasformandosi in uno dei maggiori operatori della CEE, grazie a connivenze e intrecci tra finanza spericolata e politica senza scrupoli. Nel 1992 con l’arrivo del banchiere Wolfgang Kulturer in veste di CEO, Hypo Alpe-Adria cambia pelle, iniziando l’espansione selvaggia e legandosi al leader di estrema destra Jörg Haider, due volte governatore della Carinzia. Poi negli anni 2000 la serie di gravi errori di governance e i prestiti sconsiderati elargiti a fiumi, soprattutto nei Balcani. Da ultimo la nazionalizzazione ad opera del Ministro Federale delle Finanze austriaco Josef Pröll per evitare la bancarotta, fino ai mancati controlli della Banca Nazionale dell’Austria del governatore Ewald Nowotny.

Sono proprio la mala gestione, gli omessi controlli e la corruzione, al di là dei numeri, ovviamente diversi, che fanno sì che il caso austriaco presenti forti analogie con la vicenda greca.

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