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Danimarca, l’isola-prigione dei migranti e la propaganda cattivista

Il governo danese annuncia di voler deportare in un’isola semi-deserta i richiedenti asilo, “così si accorgeranno di non essere i benvenuti”. Amnesty International chiarisce che la misura riguarderà solo chi ha precedenti penali. Ed è rimandata a data da destinarsi. Che sia uno spot elettorale?

Una giornata al mare per Ibtisam Ashur, residente a Mjolnerparken, zona definita formalmente "ghetto" dalle autorità danesi. REUTERS/Andrew Kelly
Una giornata al mare per Ibtisam Ashur, che vive a Mjolnerparken, zona definita formalmente "ghetto" dalle autorità danesi. REUTERS/Andrew Kelly

In un momento in cui il dibattito internazionale sull’immigrazione raggiunge un nuovo picco per i contrasti sul patto Onu di Marrakech, l’ultima trovata della Danimarca, uno dei Paesi più anti-immigrazionisti d’Europa, getta altra benzina sul fuoco: il governo di centro-destra, sostenuto dai nazional-populisti del Dansk Volkspartei, inizierà a breve a costruire su un’isola semi-deserta nel sud-est del Paese, una struttura dove collocare richiedenti asilo che la normativa internazionale non consente di espellere.

Persone già costrette nel limbo dei dannati, perché non considerati dalla legge rifugiati ma che non possono essere espulsi in mancanza di accordi con i Paesi d’origine - oppure perché si tratta di luoghi a rischio -, potrebbero finire in un remoto e dimenticato frammento del Paese che, nelle intenzioni dell’esecutivo, dovrebbe diventare la Nauru scandinava, imitando il governo australiano che segrega i suoi richiedenti asilo nel micro-stato del Pacifico.

A condire la notizia con una dose ulteriore di carico emotivo si è aggiunto il commento crudele di Inger Støjberg, ministra dell’Immigrazione del partito di centro-destra Venstre, che su Facebook ha scritto: “Alcuni migranti si accorgeranno di non essere i benvenuti”.

L’ isola di Lindholm, nel sud-est della Danimarca, quasi disabitata e utilizzata solo a scopo di ricerca, dovrebbe diventare una sorta di confino legale per i richiedenti asilo.

La vicenda ha fatto in fretta il giro del mondo. Ma le cose stanno davvero così?

La sezione danese di Amnesty International conferma l’impianto generale del provvedimento ma chiarisce un punto importante: la misura riguarderà solo richiedenti asilo con precedenti penali. Il che non rende meno cinico e inquietante il piano ma certamente riduce la platea degli interessati a poche centinaia, escludendo coloro che hanno avuto solo il torto di vedere la domanda rigettata. L’organizzazione per i diritti umani, però, non è meno preoccupata: «I futuri abitanti dell’isola di Lindholm avranno già scontato una pena in carcere quando saranno mandati sull’isola», spiega l’avvocato Claus Juul.

Tecnicamente non si tratta di una seconda reclusione e, come ha specificato il governo sul suo sito, agli ospiti forzati sarà consentito di lasciare l’isola ma con obbligo di ritornarvi entro sera, pena l’arresto. E, dato che l’obiettivo del governo è rendere il soggiorno un incubo, i collegamenti con la terraferma saranno sporadici e il costo del biglietto inaccessibile a chi vive con poche corone danesi al giorno, passate dal governo.

Ma come si è arrivati a questa idea? «Al governo in carica, la permanenza nell'attuale centro di Kjaershovedgaard non è sembrata abbastanza una punizione», prosegue l’avvocato Juul. Anche in quel caso, la Støjberg e l’alleato di governo, il Dansk Volkspartei, avevano detto di voler rendere la permanenza dei richiedenti asilo «indesiderabile».

«In quel centro, situato in una remota zona del Paese, si applicano le stesse regole e restrizioni che varranno per Lindholm. Ma evidentemente non deve aver soddisfatto le aspettative del governo e allora hanno pensato all’isola», conclude Juul.

Il problema principale, sul piano dei diritti umani, è la detenzione mascherata che un progetto simile può nascondere. «Per noi, quello pianificato è in tutto e per tutto un regime carcerario mentre il governo continua a ripetere “nessuno sarà in cella”, quindi non si può parlare di prigione», continua l’avvocato di Amnesty. Ma per ora, a parte gli annunci, non c’è ancora alcun progetto di legge.

Fino ad ora si parla di annunci perché la misura, in ogni caso, non entrerebbe in vigore prima del 2021 e a maggio del prossimo anno - insieme alle europee - si terranno le elezioni per il rinnovo del parlamento danese. Il sospetto, insomma, è che l’ennesimo annunciato giro di vite, in un Paese con una delle normative più rigide sull’immigrazione, sia un espediente da campagna elettorale e segua la comunicazione cattivista che molti Paesi, quali Ungheria, Norvegia e di recente la Germania, hanno adottato come deterrente per scoraggiare i richiedenti asilo a raggiungere i loro Paesi.

@msfregola 

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