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Diario da Bruxelles, la città dai colori perduti

Bruxelles non è mai stata tanto grigia, oggi è proprio nera. Si ripete sempre che Bruxelles è una città triste, fredda , istituzionale. Questo lo stereotipo, l’immaginario collettivo. Per me Bruxelles è una città piena di colori, è la città dove durante uno stage mi sono sentita a casa, da quasi quattro anni questa è casa mia, almeno per ora. É qui che ho capito cos’è l’Europa , cosa doveva essere il sogno europeo. Anche solo studiare, lavorare, ragionare con tante teste diverse per arrivare a una soluzione comune. Mettere insieme tante differenti culture e background, per ragionare insieme.

Half-masted European Union flag is seen on the roof of the European Parliament information office in Helsinki, Finalnd 22 March, 2016. Police in Denmark, Sweden and Finland have stepped up security at airports and public places following the explosions in Brussels on Tuesday. REUTERS/Aku Hayrynen/Lehtikuva

Verso le 8.30 mi chiama mia madre mi avverte delle bombe all’aeroporto di Bruxelles. Io non avevo ancora guardato le notizie cosa che faccio tutti i giorni appena sveglia, oggi ero più rilassata stavo finendo di prepararmi e fare colazione, pensavo di andare all’ufficio di coworking dove ogni tanto mi appoggio per scrivere quando non sono in giro a cercare notizie Ue fuori e dentro le istituzioni. Sono una freelance, non ho un posto fisso dove stare, ogni giorno è diverso. Il mio coworking è vicino alla stazione metro Maelbeek, non lo so se oggi avrei preso quella metro,  a dire il vero sono alcuni mesi che cerco di evitare di prenderla per me è anche più comodo prendere l’autobus, cerco di dirlo sempre anche ai miei amici, giusto o sbagliato che sia è la prima cosa a cui penso quando sento di una allerta in città. Dopo la telefonata guardo le notizie, speravo ancora che fosse un falso allarme, una preoccupazione dei miei familiari e amici, che non ci fossero feriti o morti. Purtroppo non è così, questa volta siamo stati colpiti nella capitale europea. Sono stati minuti interminabili per cercare di chiamare i miei amici, assicurarmi che stessero tutti bene, ogni status su facebook è stato per me un piccolo sollievo. C’è chi era appena uscito da quella stazione, c’è chi per fortuna oggi è andato prima al lavoro oppure è rimasto a casa perchè ha fatto un po’ più tardi del solito, o oggi ha deciso di andare in bici. Maelbeek è nel cuore del quartiere europeo, è la fermata per andare al lavoro vicina a Schuman, chi lavora in ufficio o nelle istituzioni europee prende questa linea e spesso scende proprio lì. Moltissime persone che conosco vanno lì quotidianamente.

Volevo raggiungere i miei amici, o almeno l’ufficio di coworking , stare insieme condividere paure e farci forza, penso in una mezz’ora a piedi sarei arrivata. Purtroppo non l’ho potuto fare, è sconsigliato muoversi da casa e lasciare i propri uffici o qualunque posto dove ci si trovi al momento. Sono rimasta a casa, sono sola, sono incollata alle notizie, provo a proporre qualcosa ai giornali con cui collaboro, molti stanno scrivendo sull’argomento dall’Italia, forse sono più lucidi di me qui. Perchè si sto bene fisicamente, ma molto male dentro. Ho calmato le lacrime e ho cercato di non farmi prendere dal panico.  Ma non posso smettere di pensare.

É stata colpita al cuore la mia città adottiva, Bruxelles, una città sempre attiva e vivace, piena di eventi e festivals, una città di giovani che studiano e lavorano che vengono da ogni parte del mondo. L’ho amata quasi subito perchè pensavo amasse anche lei le diversità. É stata questo uno dei primi motivi di attrazione per me : ho scoperto poco a poco ogni suo angolo, cercando delle bellezze difficili da vedere per un osservatore poco attento al primo impatto. Sono di Roma, quindi parliamoci chiaro non c’è quasi nulla da vedere tra monumenti e musei belgi, mi mancavano le passeggiate in centro tra le bellezze e rovine romane. Però a Bruxelles si respirava qualcosa di diverso, che a Roma non c’era. Si incontrano amici di tutte le nazionalità, si parla e si cerca di comunicare mischiando più lingue, ci sono nazionalità europee ma anche comunità arabe ed africane. Mi sembrava qualcosa di unico e meraviglioso. É ciò che mi ha spinto a fare della mia esperienza di vita nel paese nordico, una vita che non si limitasse ai corridoi dei palazzi, ma a vivere la città, che merita di essere vissuta anche al di fuori del quartiere europeo. Purtroppo però tempo pochi mesi e mi sono accorta che in realtà qui l’integrazione è stata solo di facciata, ci sono quartieri ghetto e anche il mondo istituzionale Ue difficilmente incontra il resto della città e delle comunità, ci sono molti gruppi e sottogruppi divisi in piccole comunità. A Bruxelles c’è una disoccupazione altissima per chi non è belga e ha origini arabe  o africane rispetto a un belga. Non lo so cosa pensare, è fallita l’integrazione e si sono create facili prede per questi pazzi criminali. La polizia belga e i servizi segreti sono totalmente inadeguati: Bruxelles è una città piccola, il Belgio è un paese di circa undici milioni di abitanti, come si fa a non riuscire a prenderli? Ci sono talpe , forse non lo so. É stato colpito uno dei luoghi più controllati in assoluto. L’aeroporto. L’Europa in questo periodo ci ha deluso e anche per chi è a Bruxelles, convinto europeista, è difficile continuare a credere in questo sogno dopo tutti i fallimentari vertici sull’accoglienza ai  rifugiati. Non si riesce a condividere le responsabilità, e ci rende complici di tragedie umane, calpestando ogni valore di solidarietà. Dopo che la libera circolazione è a rischio per gli egoismi degli stati membri e  ora anche per motivi di sicurezza. “ No more wars, no more walls” tempo fa durante un viaggio a Berlino, ho visto questa scritta, mi ci sono fotografata saltando pensando alla libertà riconquistata abbattendo un muro o scavalcandolo. Mentre percorrevo i resti del muro di Berlino la mia immaginazione cercava di andare a quel periodo e mi sentivo estremamente fortunata per la libertà di movimento che avevo, ma che spero di avere ancora, e per il periodo di pace in cui mi sembrava vivessimo. Oggi è una giornata difficile, si continuano a sentire le sirene, vorrei stare con i miei amici, vorrei parlare ancora con loro di Europa davanti a una birra, abbiamo tanto da dire.

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