Dimenticare il posto fisso in Europa. E in Italia

Il posto fisso non esiste più, i giovani soprattutto devono abituarsi, secondo quanto ripetono in tanti e da più parti ormai da anni. In Europa un lavoratore su dieci ha un contratto temporaneo, anche se ne preferirebbe uno a tempo indeterminato. I dati di una ricerca di Eurofound  ce lo confermano: tra il 2001 e il 2012 il numero dei lavoratori temporanei in Europa è cresciuto del 25% mentre le occupazioni a tempo indeterminato solo del 7%. Tra i paesi dove sono aumentati maggiormente, troviamo l’Italia.

A protester stands in front of the European Commission headquarters during a demonstration by European steel workers to protest against proposed measures to give China greater access to EU markets, and call for action on subsidised Chinese imports, in central Brussels, Belgium, February 15, 2016. REUTERS/Francois Lenoir

I lavori temporanei crescono in Europa

Se i contratti temporanei aiutano i datori di lavoro a fronteggiare la propria richiesta di lavoro, dall’altra creano una condizione di insicurezza e con retribuzioni inferiori per i gli impiegati.

La crescita del lavoro temporaneo  è il risultato , sostiene la ricerca, di riforme che hanno diminuito la protezione legislativa del lavoro e dato ai datori di lavoro gli strumenti per una maggiore flessibilità e la possibilità di adattare le proprie forze lavoro alle circostanze del momento e riducendo i costi.

La crescita di occupazione precaria tra il 2001 e il 2012 si è verificata in particolare in cinque paesi europei : la Polonia che è arrivata a due milioni di lavoratori temporanei, la Germania a 1.1 milioni , l’Italia 900 mila, la Francia 400mila, l’Olanda 300mila. Nello stesso periodo preso in esame, la Spagna ha perso quasi un milione di lavoratori temporanei e l’Inghilterra quasi 140mila. Con la crisi economica del 2008 molti datori di lavoro hanno deciso di non rinnovare i contratti temporanei.  Appena passato il picco della crisi, i lavoratori temporanei sono risultati tra le opzioni più convenienti: tra il 2010 e il 2012 la metà dei nuovi assunti aveva un contratto determinato. In Spagna e in Polonia addirittura l’80%. Nel 2012 nell’Europa a 27 paesi il 13% dei lavori era temporaneo, a fronte dell’11% nel 2001. I numeri variano all’interno dell’Ue, nel 2012 i lavoratori con contratti di breve periodo erano oltre un  quarto in Polonia e oltre un quinto in Spagna e Portogallo. Mentre in Bulgaria ,Lettonia, Estonia , Lituania e Romania.

Lavoratore temporaneo: uno status involontario

Essere lavoratori con contratti di breve durata, con condizioni di incertezza e retribuzioni inferiori, non è certo una scelta, almeno non lo è per il 64% dei lavoratori che non riescono a trovare contratti  indeterminati. Non è facile però, ricorda Eurofound, lasciarsi alle spalle un contratto di breve durata. Tra il 2011 e il 2012 solo uno su cinque di coloro che avevano un contratto temporaneo è riuscito a fare questa transizione. La stessa percentuale più o meno di lavoratori è passata a non avere un’occupazione e solo il 7% è riuscito ad ottenere un contratto a tempo indeterminato. Avere un contratto temporaneo non è vantaggioso nemmeno per quanto riguarda lo stipendio: si ricevono paghe inferiori rispetto ai colleghi con contratti di lunga durata, un gap del 19% almeno in 19 paesi Ue, secondo un’analisi di Eurofound sui dati di Structure of Earnings Survey (SES).

Nelle imprese si è registrato un gap nelle retribuzioni del 14% rispetto alla media , differenza che esiste sia all’interno della stessa azienda che tra diverse aziende a seconda del tipo di contratto , se determinato o indeterminato tra colleghi con gli stessi ruoli.

In generale, i lavoratori temporanei vengono assunti soprattutto in aziende con livelli salariali inferiori.

Eurofound identifica un mercato del lavoro frammentato, due diversi livelli, che sono purtroppo facilmente immaginabili  : da una parte i lavoratori temporanei senza garanzie, che vivono in condizioni di incertezza lavorativa, prospettive più scarse e salari inferiori, dall’altra chi ha contratti indeterminati con livelli di garanzie più elevati, che gode di una sicurezza lavorativa, di stipendi più elevati e ha davanti a sé la prospettiva di una progressione lavorativa.

La sfida è far incontrare questi due mondi e cercare una soluzione di equità tra i lavoratori, ma anche tra chi è dentro il mercato del lavoro e chi fatica a entrarci, in un divario crescente anche tra diverse generazioni e diverse garanzie.

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