Provocare sempre. Non smettere mai di essere “politicamente scorretti”. Chi non è un sostenitore di AfD deve essere un suo “bersaglio”. Più ci stigmatizzano, meglio è. Distanziarsi dall’estrema destra, ma solo ufficialmente: non bisogna perdere voti.

Frauke Petry leader di Alternative della Germania per la Germania (AFD). REUTERS/Fabrizio Bensch
Frauke Petry leader di Alternative della Germania per la Germania (AFD). REUTERS/Fabrizio Bensch

Sono questi alcuni dei concetti chiave che emergono dalle 33 pagine di un documento interno di Alternative für Deutschland, il partito populista tedesco che sembra destinato a superare il 10% alle prossime elezioni. Il manifesto strategico è filtrato tramite un leak a dicembre ed è stato inizialmente citato dalla Bild Zeitung. A inizio febbraio, poi, la versione tedesca del magazine Vice ha pubblicato l’intero testo, rendendolo accessibile a tutti su scribd. Su ciascuna delle pagine si può leggere, in rosso, la dicitura “Vertraulich” (confidenziale). Non è da escludere che, fin dall’inizio, il documento sia stato reso pubblico volontariamente, come preciso calcolo strategico oppure come conseguenza delle crescenti faide interne al partito.


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Una cosa, però, è certa. Il testo offre uno spaccato preciso delle modalità di penetrazione sociale dei populisti. Non solo in Germania, ma in tutta Europa.

Provocare, provocare, provocare

Più nervosamente reagiscono i vecchi partiti alle provocazioni, meglio è. Più questi provano a stigmatizzare l’AfD per le sue parole provocatorie, meglio è. Nessuno rende credibile AfD più dei suoi avversari”.

Ecco un passaggio, presente nel documento, che dimostra come il populismo, ancora prima che con proposte concrete, si presenta come una rivoluzione culturale del linguaggio. Una rivoluzione che sta approfittando dei cortocircuiti e dei ritardi del pensiero di ispirazione liberale e/o marxista. Le dichiarazioni provocatorie e la loro successiva smentita costituiscono un solido, ricorrente e intenzionale sistema narrativo. AfD sta rinforzando questo metodo, utilizzando in maniera diversa i propri stessi canali di comunicazione: mentre i contenuti social sono spesso più aggressivi e polemici, i classici comunicati di partito e le dichiarazioni ufficiali sono decisamente più istituzionali. Il risultato è un gioco di detto/non detto che riesce a sedurre tanto i settori più estremisti quanto quelli più moderati della società tedesca.

O con noi, o contro di noi

A pagina 3 della strategia compare il capitolo dedicato ai “target group del partito”. Ne vengono identificati 5:

“Eurocritici”

“elettori borghesi con orientamento liberal-conservatore”

“voti di protesta”

“astenuti dal voto”

“persone che vivono in ambienti precari”

I 5 gruppi sono talvolta sovrapponibili e incrociabili, ma sono anche eterogenei e, per certi versi, opposti. Non a caso, nel documento si nota che se i ceti meno abbienti e la borghesia conservatrice possono concordare su specifici temi (sicurezza, immigrazione, islamismo, identità di genere), sorgono differenze quando si tratta di decidere cosa fare con l’assistenza sanitaria, le tasse, le pensioni o i sussidi di disoccupazione. Una contraddizione che AfD, di fatto, non sembra intenzionata a risolvere.

Ancora più importante, però, è il dichiarato disinteresse del partito per chiunque non rientri tra gli elettori o i simpatizzanti di AfD. Coloro che non sono interessati o sono ostili al partito, si può leggere testualmente nel documento: “non sono target elettorali di AfD, ma piuttosto suoi bersagli”. Il passaggio è cruciale, perché dimostra come il fulcro del nuovo populismo sia un compattamento identitario attorno all’individuazione di (vere o presunte) identità antagoniste, non solo su base etnica, ma anche culturale, morale e persino psicologica. È in questa politica di strumentale frammentazione e ostile balcanizzazione della società che risiede il vero elemento antidemocratico di molti populismi occidentali.

“Non parlare difficile”

Proprio per mimetizzare le contraddizioni interne al proprio elettorato, per non far saltare il gioco del detto-non detto e per mantenere vive identificazioni e antagonismi, la comunicazione politica dev’essere il più semplificata possibile. Ecco perché si può leggere che, se AfD vuole vincere: “Non si tratta di affrontare i temi centrali con argomentazioni differenziate o modelli tecnicamente pretestuosi che interessano solo gli specialisti della politica e che esigono troppo dagli elettori”.

Questo significa che “Il successo deriva da brevi slogan, non da lunghe dissertazioni”. Un’impostazione complessiva che rientra nel più riconoscibile profilo della definizione stessa di populismo: proporre soluzioni semplicistiche a problemi complessi. Un metodo di riduzione e semplificazione che oggi viene declinato nell’offerta di slogan e contenuti che riescano a imporsi come prodotti di veloce identificazioni nell’overload informativo dell’era digitale.

Anticipare sempre lo scontro

Per poter parlare tramite slogan e non essere coinvolti in eccessive argomentazioni, sfruttando al massimo la velocità superficiale dei social media, il metodo più efficace è uno:

Inasprire le posizioni di AfD non appena i partiti tradizionali si muovono. AfD dev’essere sempre un passo avanti, cosa che non risulta difficile se si è pronti al conflitto”.

Presentarsi come pronti al conflitto sta diventando uno dei vantaggi strategici più evidenti in un momento storico di esacerbazione, in cui argomentazione e ragionamento vengono considerati poco affidabili, mentre lo spettacolo della presunta risolutezza, anche se inefficace, riesce a imporsi sul breve periodo.

A chi sottrarre voti e quali sono i nemici

Come posizionarsi con gli altri partiti? Da un punto di vista pratico, nel documento si può leggere che la CDU di Merkel e la Linke sono i due partiti che AfD considera concorrenti (utilizzando un termine marketing, si potrebbero chiamare “competitor diretti”).

Considerando il doppio target sociale dei populisti - ceti meno abbienti e borghesia liberal-conservatrice - non stupisce che Alternative für Deutschland punti a rubare voti sia al centrodestra sia alla sinistra post-comunista. Nel caso di quest’ultima, è da tempo in corso il tentativo di AfD di affermarsi come nuova forza social-patriottica e ostalgica. La speranza, incoraggiata dai risultati delle elezioni regionali 2016, è attingere sempre di più dal bacino elettorale della ex DDR, sfruttando anche il rapporto privilegiato tra la destra populista e la Russia putiniana.

Il più diretto concorrente del populismo tedesco, tuttavia, restano ancora i cristiano-democratici, a cui si vogliono erodere voti impostando l’intera campagna elettorale 2017 contro Angela Merkel, presentandosi come i promotori di un “plebiscito anti-Merkel” e accusando la Cancelliera di aver tradito gli stessi principi del conservatorismo.

Gli autentici nemici, i “bersagli” preferiti e necessari per AfD, invece, sono i socialdemocratici e i Verdi. Soprattutto i secondi vengono identificati come coloro che “sostengono tutto quello che AfD rifiuta”, fino a diventare una perfetta “immagine di nemico”: i Verdi, infatti, rappresenterebbero la “personificazione delle false strade del ‘68”.

Alternative für Deutschland, come altre formazioni simili, vuole essere la nemesi definitiva del mondo liberal - un mondo politico e culturale che è diventato un avversario ideale, soprattutto da quando i populisti possono attaccare il concreto paradosso di un pensiero liberal che è figlio prediletto della secolarizzazione ma che, oggi, è percepito come l’ideologia più morbida e arrendevole di fronte a forze profondamente anti-secolari, come nel caso dell’islamismo.

Frontiere aperte all’estrema destra

Il documento conferma che il vero tallone d’Achille della strategia e del branding politico di AfD rimane il rapporto con l’estrema destra neo/post-nazista. Del resto, è anche il tabù nazionalsocialista a fare in modo che in Germania il nuovo populismo di destra punti a un massimo del 15% dei voti e non a percentuali più alte.

Sarebbe, però, un errore credere che il guaio per Alternative für Deutschland sia solo dimostrare di non essere una forza post-nazionalsocialista. Il problema, piuttosto, sembra quello di restare abbastanza ambigui da garantirsi l’appoggio della destra estrema senza spaventare l’elettorato più moderato. Nel testo strategico si può leggere che bisogna: “Distanziarsi da quei gruppi che vengono visti come estremisti di destra dai media mainstream”. Questo, però, non significa che vada “tematizzata” la vicinanza all’estrema destra di “ogni singolo membro di AfD” e che bisogna distinguere tra “ruoli e responsabilità attivi e la semplice partecipazione a manifestazioni”.

Nelle ultime settimane, la vicinanza a gruppi estremisti e le dichiarazioni revisioniste/negazioniste stanno diventando un’occasione di scontro tra le varie correnti di AfD, confermando profonde ambiguità che sarebbero solo risolvibili con una scissione del partito o con l’estromissione della sua ala più identitaria.

Creare media di proprietà

Essendo il populismo soprattutto una forma di comunicazione, il rapporto conflittuale con i media ne è una pietra angolare. Accusare i media di disonestà e di manovrare contro la propria libera espressione non è una delle evenienze del nuovo populismo, ma una sua necessità irrinunciabile per imporre una continua contro-narrazione. Nel proprio documento strategico AfD si rallegra del fatto che i propri rappresentanti partecipino sempre più a talk show e programmi televisivi. Una circostanza in cui, anche in questo caso, il partito sceglie un’ambiguità strategica: sfruttare i media dove possibile, ma continuando ad accusarli di imparzialità, nel solco delle campagne contro la Lügenpresse (termine che indica la cosiddetta “stampa bugiarda”).

Al tempo stesso, all’interno del partito e dell’area di riferimento si parla sempre più diffusamente del progetto di “sviluppare una propria televisione, radio e rivista” o sostenere “libri di autori amici di AfD”.

Il doppio binario della comunicazione - incursioni da outsider nei media tradizionali e media di proprietà - è un modello che viene già usato con successo da tante realtà del nuovo populismo occidentale. AfD sembra quindi intenzionata a ispirarsi al network nazionalista-identitario americano Breitbart, che è stato cruciale nella vittoria presidenziale di Donald Trump, o alla più vicina esperienza dei media di partito del FPÖ austriaco.

“Speriamo che gli altri populisti non falliscano”

Al di là di una temporanea alleanza contro le attuali istituzioni politiche europee, quello dell’internazionale dei nazionalismi resta un letterale ossimoro. Anche il recente meeting dei populisti a Coblenza ha dimostrato come le affinità si basino sul tentativo comune di decostruire precisi assetti politici e geopolitici. Ma è evidente come un’eventuale affermazione delle destre identitarie abbia l’inevitabile conseguenza dell’emergere di vecchie o nuove contrapposizioni tra nazioni. Al momento, i vari movimenti si sostengono il più possibile a vicenda, pur temendo già che i problemi di uno dei populismi nazionali possano diventare contagiosi. A pagina 11 lo rende chiaro anche il documento di AfD: “I problemi dall’estero arriverebbero se, dopo un successo elettorale, un governo di populisti di destra deluderà o incontrerà gravi difficoltà”. Però, si aggiunge con gli occhi puntati alle prossime elezioni tedesche: “Nel 2017 sarà ancora troppo presto perché si verifichi questa evenienza”.

L’importante, insomma, è cercare di affermarsi e arrivare al potere. Il resto, per ora, non conta.

@Lorenzomonfreg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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