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Dove va l'Europa? La democrazia è in un vicolo cieco?

Di questo e molto altro si discute al European Forum Alpbach, che dal 1945 si tiene annualmente per due settimane nell'omonimo idilliaco paesino tirolese.

Photo Andrea Affaticati

I battibecchi tra Vienna e Berlino sono ormai all'ordine del giorno. In una recente intervista rilasciata al tabloid austriaco Kronen Zeitung, il (socialdemocratico) ministro della Difesa austriaco Hans Peter Doskozil al tabloid sosteneva che l'affermazione di Angela Merkel riguardo ai profughi: "Ce la possiamo fare" fosse sbagliata. Una dichiarazione che oltre a essere poco diplomatica (ma Merkel a questo ci ha fatto l'abitudine, visti i continui attacchi del suo partner di coalizione, il capo della Csu Horst Seehofer) ha messo in imbarazzo anche il cancelliere austriaco nonché capo dell'Spö Christian Kern. Lo stesso pochi giorni dopo avrebbe incontrato la Kanzerlin, motivo per cui Kern si era affrettato a contraddire il ministro.

Una precisazione resa necessaria probabilmente più da motivi di protocollo che da intima convinzione. Kern stesso qualche settimana fa aveva dato adito a malumori a Berlino. Secondo il cancelliere austriaco, infatti, andrebbero interrotti i colloqui con Ankara riguardo all'ingresso della Turchia nell'Unione Europea. Secondo Kern si tratta di una ipotesi del tutto irreale.

La politica estera non domina però solo le prime pagine dei quotidiani austriaci. Sul futuro dei rapporti internazionali, su come venire a capo dei profughi e la loro integrazione, sui rapporti tra Unione Europea e Russia, sul conflitto ucraino, le sorti della democrazia si discute quest'anno in modo particolarmente intenso anche ad Alpach, idilliaco paesino tirolese. A quasi mille metri di altitudine, circondato da uno scenario alpino mozzafiato, Alpbach conta normalmente 2500 abitanti. Un popolazione che raddoppia, durante le due settimane di fine agosto, quando ha luogo l'annuale "European Forum Alpbach". Un appuntamento che si tiene dal 1945 e che richiama politologi, economisti, politici, professori universitari, intellettuali, artisti, delle più svariate discipline da tutta Europa e non solo. I temi in discussione sono vari tanto quanto le aree di studio e di approfondimento dei partecipanti. Particolarmente folta è poi la presenza di studenti. Molti arrivati qui grazia a una borsa di studio.

Ieri si sono aperti i dibattiti politici. Tra i più attesi interventi c'è stato quello del politologo australiano John Keane professore all'università di Sidney e a Berlino e fondatore nel 1989 del Centre for the Study of Democracy a Londra. Autore del voluminoso ma fondamentale libro "Life and Death of Democracy" (2009) ha messo al centro della sua relazione la crescente propensione di una parte dei cittadini ad accettare una certa dose di "despotismo" in cambio di una supposta sicurezza (da attacchi terroristici, da crisi economiche, da invasioni dello straniero). Tra gli esempi paradigmatici ha citato la Cina, una democrazia fantasma, che i cinesi però accettano, perché lascia loro comunque una certa libertà. C'è chi parla in questo caso di "despotismo illuminato", ha fatto notare Fabrice Larat, condirettore di ENA, senza tener conto che da un momento all'altro possa tradursi in un incubo.

In un'altra sessione il tema al centro del dibattito è stato "Tra l'incudine e il martello: i paesi dell'Est Europa e i loro rapporti con l'Ue e la Russia". A introdurre il dibattito è stato il ministro degli Esteri austriaco Sebastian Kurz, il quale ha perorato la via del dialogo per questi paesi sia con l'Ue che con la Russia. Il tema centrale del dibattito ha riguardato due gruppi di paesi dell'Est. Al primo, del quale fa parte l'Ucraina, che aspira ad entrare nell'Ue. Il secondo, rappresentato ad Alpbach dalla Bielorussia, intenzionato a rafforzare i rapporti con l'Ue, ma che non aspira a farne parte. Il ministro degli Esteri slovacco, Miroslav Lajcak, ha ricordato gli errori di Bruxelles, tra cui la promessa di membership, nel frattempo sfumata. Il ministro degli Esteri ucraino Pavlo Klimkin ha nuovamente fatto appello all'Ue perché tracci delle linee rosse nei confronti della Russia, affinché cessino le provocazioni militari e i ripetuti tentativi di destabilizzare l'Ucraina. Una voce fuori dal coro è stata durante questo dibattito la viceministra degli Esteri bielorussa Alena Kupchyna, la quale ha rigettato le affermazioni degli altri panelist, secondo i quali, la Bielorussia al momento è l'unico paese fuori dalle mire del Cremlino, semplicemente perché Minsk ha accettato i due diktat di Mosca: no ad aspirazioni di entrare un giorno nell'Ue e nella Nato.

Infine va citato l'incontro-colazione tenutosi alle 8 del mattino nell'Alpachhof (rifocillati da un breakfast buffet, carico di ogni ben di Dio). A moderalo è stato Ulrike Guérot, fondatrice del European Democracy Lab a Berlino e Professoressa alla Donau Universität di Krems (Austria), una della maggiori e più acute esperte e osservatrici di quel che succede nell'Ue e autrice del libro "Perché l'Europa deve diventare una Repubblica! Una utopia politica". I temi della tavola rotonda alla quale sono stati invitati corrispondenti di vari paesi sarebbero dovuti essere Brexit, TTIP e profughi. Di fatto il dibattito con (cosa importante e normalmente rara nelle tavole rotonde) partecipazione attiva del pubblico (età media 20-30 anni) si è quasi subito concentrato, invece, sull'impotenza, vera a supposta, da parte del cittadino europeo nei confronti di Bruxelles e Strasburgo. Una questione che ha messo in luce le due parti della medaglia: la tattica transnazionale e bipartisan dei deputati i quali a Strasburgo dicono una cosa e a casa propria un'altra, ma anche la necessità di una maggior partecipazione della società civile, il che richiede però più attenzione e impegno. D'altro canto, come aveva detto ieri il politologo Keane, la democrazia funziona solo attraverso il check and balances. Controllo ed equilibrio che è compito delle istituzioni applicare e preservare ma, si potrebbe aggiungere, anche del singolo cittadino.

@affaticati

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