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Il piccolo Ecuador di Genova si prepara a votare due volte

La più grande comunità ecuadoriana all’estero si trova nel capoluogo ligure. Una presenza molto attiva grazie alle donne, che hanno trainato la migrazione in Italia. E sono ora alle prese con una doppia campagna: a Genova si vota già il 4 febbraio in un referendum cruciale per l’Ecuador

Operatori portano materiale elettorale per permettere alle persone con disabilità di votare a domicilio. Ecuador. REUTERS/Mariana Bazo
Operatori portano materiale elettorale per permettere alle persone con disabilità di votare a domicilio. Ecuador. REUTERS/Mariana Bazo

Genova - Il 4 febbraio in Ecuador si vota. Il presidente Lenín Moreno ha annunciato il Referendum e la Consulta Popular: sette domande per modificare la Costituzione, toccando temi come la legittimità di candidature reiterate, l'abolizione della prescrizione di reati sessuali a danno di minori, lo sfruttamento del territorio. Con tutte le polemiche che ogni campagna elettorale comporta, compreso l'acceso dibattito con l'ex presidente Rafael Correa.

Si vota in Ecuador, dunque, ma anche a Genova, scelta come una delle ventuno sedi internazionali per il voto dall'estero. Qui, più che altrove, il numero di chi potrà recarsi alle urne è molto alto. Sono ormai decenni, infatti, che la sesta città italiana ospita la comunità ecuadoriana più numerosa al di fuori del Paese d'origine: gli esiti dell'ultima statistica commissionata dal Comune di Genova registravano 14.146 ecuadoriani residenti al 31 dicembre 2016, senza contare, ovviamente, chi negli anni ha ottenuto la cittadinanza italiana.

Il capoluogo ligure è abituato da sempre ad essere punto di arrivi e partenze e ad ospitare un numero ingente di persone in cerca di lavoro e fortuna. E il legame con il Sudamerica  affonda le radici nel passato: con l'emigrazione di massa verso l'Argentina negli anni Trenta e Quaranta. E se è vero che a partire dagli anni Cinquanta Ansaldo e Fincantieri hanno richiamato operai di tutta Italia, di nuovo a metà degli anni Sessanta sono stati gli italiani a lasciare Genova nella seconda ondata migratoria verso gli Stati Uniti. Un movimento continuo insomma, documentato anche tra le sale del Galata, il museo del mare, e che ha visto coincidere l'immigrazione sudamericana con la crisi degli anni Novanta, con una crescita esponenziale degli arrivi tra il 1998 e 1999.

La decisione di raggiungere l'Italia, e Genova in particolare (soprattutto per gli abitanti dell'analoga Guayaquil) è stata presa seguendo innanzitutto il passaparola, che ha riunito dall'altra parte dell'oceano famiglie, parenti e amiche: moltissime, infatti, sin dal principio, le donne che sono partite da sole, lasciando il marito e i figli, ribaltando anche la situazione che le vedeva prive di grande autonomia in patria, con l'idea di un impiego temporaneo come badanti. Il settore dei lavori domestici e dell'assistenza agli anziani rimane tutt'oggi quello che coinvolge la maggior parte di loro.

Negli anni ci sono stati i ricongiungimenti familiari e si sono susseguite due nuove generazioni ma, comunque, dei 14mila ecuadoriani presenti sul territorio cittadino 8mila sono donne, e le figure femminili sono ancora quelle preposte nella maggior parte dei casi al buon andamento dell'integrazione.

Non è un caso che la città sia la sede del Co.Li.Do.Lat, coordinamento ligure delle donne latino americane impegnato nella promozione di eventi culturali che, a largo raggio, coinvolgono la comunità sudamericana e italiana: dal cineforum ai laboratori gastronomici, dalle presentazioni di libri ai concerti.

La sede dell'associazione è nel centro storico, che di per sé è un crocicchio di culture, ma la zona più attiva per quanto riguarda la comunità ecuadoriana è sicuramente il ponente genovese, dove risiedono la maggior parte dei cittadini di origine sudamericana.

È qui, nel quartiere di Sampierdarena, che si trova anche l'Istituto Irfeyal, scuola gesuita che nasce dal Movimento di Educación Popular y Promoción Social Fe y Alegría e si occupa di recupero degli anni scolastici. La direttrice, Mercy Mera, è un'ex insegnante, per anni mediatrice culturale nelle zone in cui il processo di integrazione è stato più lento e complicato: «L'integrazione parte in primo luogo dalla scuola. Molto spesso i ragazzi arrivati da poco in Italia non riescono ad andare avanti negli studi nelle scuole pubbliche italiane. Il problema riguarda talvolta la differenza d'età con i compagni di classe, a volte il fatto che i coetanei, in Ecuador, sono più avanti come grado scolastico; in altri casi è il giudizio degli insegnanti a fare la differenza. Per questo abbandonano la scuola, salvo poi comprendere di averne bisogno: a volte è proprio a 20, 22 anni che si rivolgono a noi, per ricominciare da dove hanno interrotto».

I percorsi di formazione frammentati e la difficoltà nel far riconoscere i titoli di studio ottenuti in Ecuador sono stati uno dei principali ostacoli all'inserimento nel tessuto lavorativo e alla crescita professionale, cristallizzando la comunità nei servizi alla casa e alla persona. Adesso, con le nuove generazioni, questa situazione si avvia verso un lento cambiamento.

Il radicamento nel tessuto urbano concretizzatosi in questi venticinque anni è dimostrato anche dalle iniziative mosse dagli organi di informazione: Il Secolo XIX, storico quotidiano genovese, pubblica il "Semanal", rubrica sulla carta e online curata dalla giornalista peruviana Mayra Novelo, dove le notizie sono edite direttamente in spagnolo.

Monica Calvache, invece, è la fondatrice di "Vision latina", rivista mensile bilingue che si occupa di cronaca cittadina - di Genova e Milano - ed eventi culturali legati alle comunità latinoamericane.

La rivista, nata nel 2002 come "Las Andes News" e diventata nel 2012 "Vision Latina", era inizialmente un bollettino dei principali eventi in città, poi ha iniziato a strutturarsi con una redazione vera e propria e, negli ultimi tempi, con una serie di servizi video pubblicati sul sito. La sostenibilità del progetto si basa quasi esclusivamente sulla pubblicità di locali, circoli, agenzie di viaggio e tutta una serie di servizi che diano la sensazione di ridurre la distanza con il Paese d'origine.

«Esistono molte iniziative e noi stessi cerchiamo di dare vita a tante proposte diverse» raccontano Martha Fierro Baquero e Raúl Vinicio Jiménez Zavala, rispettivamente neo console e viceconsole dell'Ecuador a Genova. «Uno dei nostri principali obiettivi è quello di avvicinare la comunità alle istituzioni, con cui stiamo lavorando per coinvolgere i cittadini anche sul piano politico e rappresentativo, nonostante ci siano delle difficoltà. Il sistema di voto ad esempio è molto più complicato rispetto a quanto accade in Ecuador e, a priori, ottenere la cittadinanza comporta un procedimento burocratico molto lungo, non sempre accessibile».

Una difficoltà - ancora non è chiaro che ne sarà delle promesse sullo ius soli - che animerà il dibattito politico nei prossimi mesi. La comunità ecuadoriana infatti, inizia a diventare per Genova un bacino importante di voti e rappresentanti: già nelle ultime amministrative sono stati dodici i candidati nelle circoscrizioni cittadine, toccando tutti i colori politici.

D'altronde se il 4 febbraio si voterà in Ecuador, il 4 marzo si voterà in Italia, e inizia a profilarsi la possibilità che Genova - ex roccaforte rossa recentemente passata in mano alla destra leghista - viva una campagna elettorale animata e febbricitante, con la grancassa politica pronta a richiamare a gran voce tutti i possibili elettori.

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