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Otto cose da sapere sulle elezioni nel Regno Unito

L’effetto Corbyn anti-Blair, i retrofront e le tasse sulla demenza di Theresa May e l’affluenza giovanile condizionano il risultato.

Segnalazione per un seggio elettorale a Londra. REUTERS/Toby Melville
Segnalazione per un seggio elettorale a Londra. REUTERS/Toby Melville

Nel Regno Unito l'8 giugno si tiene la seconda elezione generale in due anni. Poco dopo l’importante referendum sull'adesione alla Ue del giugno 2016, Theresa May è stata nominata primo ministro. Avrebbe potuto continuare a governare fino al 2020, quindi oltre la fine dei negoziati con la Ue, ma ritenendo che la Camera dei Comuni le stesse mettendo i bastoni tra le ruote quanto al “negoziare Brexit come si deve", ha deciso di indire inaspettatamente elezioni “lampo” per avere un mandato forte.

“Convocare una elezione generale un anno dopo il voto di Brexit è stato in assoluto il modo più terribile per avere un mandato", dice la caporedattore politica dell’Observer Sonia Sodha in un dibattito del Guardian.

Theresa May

Una campagna contro Jeremy Corbyn del Partito laburista, Nicola Sturgeon del Partito nazionale scozzese e altri piccoli partiti con ciascuno meno di quattro seggi, fra i quali gli europeisti Liberal democratici, i Verdi e l’UKIP di estrema destra, "sarebbe stata una passeggiata, ha probabilmente pensato May”, dice Sodha. May ha impostato la campagna sulla Brexit, ma le questioni sociali e poi della sicurezza hanno finito per relegare questione in secondo piano e la sua campagna ha preso una strada differente.

Nei temi sociali e della sicurezza Jeremy Corbyn ha trovato pane per i suoi denti e il divario tra l’astronomico vantaggio di May e quello di Corbyn ha cominciato a ridursi drasticamente.

I numeri

I conservatori di May hanno una maggioranza nella Camera di 330 seggi su 650. Se perdessero solo sei seggi non avrebbero più la maggioranza. L'ultimo sondaggio YouGov colloca il vantaggio dei conservatori a soli quattro punti rispetto ai laburisti, mentre per l'Icm è di 11 punti. I conservatori probabilmente vinceranno, ma se otterranno 21 seggi in meno rispetto ai 326 necessari per la maggioranza, il partito vincente dovrà governare con un governo di minoranza o affidarsi di volta in volta ai partiti piccoli per passare le leggi.

Un parlamento senza maggioranza condizionerebbe pesantemente i negoziati per la Brexit. Se entrambe le opzioni fallissero, si andrebbe a nuove elezioni – il che significherebbe che i negoziatori britannici non avrebbero un mandato forte all’inizio delle trattative a metà giugno. Dopo la Brexit, dicono i sondaggisti, valutare i comportamenti della popolazione, l'apatia e ora anche la stanchezza rispetto al voto, è più difficile. Ciò spiega forse i sondaggi molto divergenti che danno ai conservatori un vantaggio da 30 a 70 seggi.

Come si è arrivati a ciò

Le ragioni sono molteplici come in ogni elezione, ma gli errori di May e la capacità di Corbyn di richiamare l’attenzione dell'opinione pubblica sugli effetti delle politiche di austerità dei conservatori saltano all’occhio.

I contendenti hanno fermato la campagna dopo la tragedia di Manchester per un paio di giorni. Dopodiché, Theresa May ha approfittato della sua conferenza stampa ufficiale al G7 per dichiarare che Jeremy Corbyn avesse detto: "Gli attacchi terroristici in Gran Bretagna sono colpa nostra. (...) Jeremy Corbyn francamente non è all’altezza [del premierato]". Che il primo ministro sfruttasse la sua posizione per fare politica usando la tragedia di Manchester – per giunta travisando, a detta dei laburisti e della stampa, un discorso del Corbyn del 2015 – è stato visto come un gioco basso per dare una patina di rispettabilità ad affermazioni non sincere – e ha offerto ai laburisti un potente argomento.

Si poteva evitare il massacro a Manchester, visto che gli assassini erano tutti noti alle forze dell'intelligence? Come mai gli assalitori al Ponte di Londra, anch’essi noti, "sono sfuggiti tra le maglie"? E la polizia non sarebbe stata più efficiente se May come responsabile degli Interni non avesse tagliato 20.000 agenti, riducendo quelli armati del 18% come ha verificato Channel 4? Corbyn ha quindi chiesto che rassegni le dimissioni.

I retrofront di May

Nel suo programma, i conservatori hanno proposto che per le proprie cure a lungo termine gli anziani contribuiscano con i propri risparmi e la propria casa. Subita rinominata "tassa sulla demenza", lunedì May è stata costretta ad annunciare che ci sarebbe un tetto a quei contributi. Un altro argomento regalato ai Labour è l'indennità di €380 data a milioni di pensionati per il combustibile invernale. I laburisti calcolano che un tale taglio potrebbe aumentare di 4.000 le morti invernali degli anziani.

Altri retrofront di May sono: ovviamente quello sulla Brexit visto che May era convinta della bontà di restare nella Ue; queste stesse elezioni dato che a marzo aveva detto che non ce ne sarebbero state; il fare sua ora la proposta laburista di congelare i prezzi dell'energia; il volere alzare il contributo assicurativo degli autonomi rompendo la sue stessa promessa.

L'effetto Corbyn

Più May appare insofferente, anche perché ha rifiutato di partecipare a confronti tv diretti, più Jeremy Corbyn appare rilassato, parla con scioltezza e risponde a domande difficili di giornalisti ostili o del pubblico.

Theresa May, rispondendo sulla Bbc a una infermiera, che come molti altri settori non ha avuto un aumento dello stipendio in anni, che “i soldi non crescono sugli alberi" per dare "alla gente tutto ciò che vuole", ha passato un’altra carta ai Labour. I suoi tanti tagli alla sanità, già realizzati o proposti sono un punto dolente per chi non è ricco. È il caso di parti del sistema sanitario "sottoutilizzate" che May venderebbe per "un approccio più commerciale" all'assistenza sanitaria, o dell’antidolorifico considerato essenziale per i pazienti affetti da tumore che il sistema forse non passerà più.

Un altro argomento facile per i laburisti è che il loro programma contiene tutte le coperture economiche, non così quello dei Tory.

Voltare la pagina Blair guardando a Corbyn e pensando a Sanders

Il Financial Times ha un articolo su persone che hanno abbandonato il partito laburista "a causa di Tony Blair" e che ora tornano perché Corbyn "parla di politiche che sentono vicine alla loro vita quotidiana". Negli anni '90, con la sua pragmatica disponibilità al compromesso Tony Blair spostò il partito verso il centro. Ora, dopo una generazione, Corbyn parla di nuovo di nazionalizzare le industrie cruciali, di abolire le tasse universitarie e di ridare più potere ai sindacati. E lo fa con una ottima capacità retorica che ricorda un po’ Bernie Sanders. Sarà Corbyn in grado di incanalare la rabbia dei dimenticati della classe lavoratrice?

Jeremy Gilbert, un esperto di politica all'Università di East London, dice sull’FT che c'è una base elettorale che lo adora, ma Corbyn potrebbe “allontanare altre parti dell'elettorato". Inoltre, dice Sodha, "avere successo in campagna e convincere le persone a votare per te sono due cose molto diverse".

Molte sfumature di grigio

I laburisti hanno ridotto il divario con May perché pare stia andando molto bene con gli elettori più giovani, un gruppo noto per la sua scarsa partecipazione che questa volta, dicono i sondaggisti, vorrebbe andare a votare. L’affluenza degli under 40 sarà fondamentale.

I conservatori possono invece contare sugli over 50 e sui pensionati, la cui affluenza è più affidabile. O, detta con le parole di un elettore laburista: "Sono pronti a rinunciare all'indennità di riscaldamento, a perdere l'eredità alla famiglia con la tassa sulla demenza e a giocarsi la prosperità dei loro nipoti con una Brexit intransigente perché ‘Sai com’è, abbiamo sempre votato Tory’, e ‘quel Jeremy Corbyn forse non affidabile, o sì?'"

L'Ue e Brexit

Qui le cose sono complicate. La maggior parte dei deputati laburisti hanno votato per l'Art. 50 (che ha avviato le procedure di uscita) per rispettare la volontà del popolo britannico, anche se erano per restare nella Ue. Tra i laburisti che contano, c’è però anche chi favorirebbe una Brexit intransigente, come l'imprenditore e finanziatore John Mills che ha guidato la campagna laburista a favore del lasciare la Ue, perché ritiene che uno shock potrebbe produrre un ambiente propizio a una reindustrializzazione e a una rinazionalizzazione di varie industrie.

Alcuni conservatori, invece, vorrebbero una Brexit più moderata. Se il vantaggio di May sarà limitato, la premier non avrà mano libera per negoziare la Brexit “come intende lei” o per imporre una "Brexit intransigente" o “leggera” o il "nessun accordo è meglio di un cattivo accordo".

Un sondaggio YouGov rivela che il 62% dei britannici preferirebbe un accordo reciproco che consentisse ai cittadini della Ue di vivere nel Regno Unito, cosa che anche gli elettori giovani preferirebbero; e che il 50% crede che il Regno Unito debba restare nel mercato unico. I sondaggi, tuttavia, sembrano mostrare che molti britannici si siano convinti che la conclusione delle trattative nel 2019 non dipenderà solo dal governo britannico, mentre ne dipendono le politiche sociali, economiche e di sicurezza nazionali, e che su queste intendano votare.

Qualunque sia il risultato, molti osservatori ritengono che queste elezioni abbiano avuto l’effetto di spingere il centro verso sinistra.

@GuiomarParada

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