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Presidenziali in Francia, il futuro non è mai stato così incerto

Quattro candidati tra il 18 e il 23 %: il primo turno delle presidenziali francesi non è mai stato così incerto. Nel recente passato si sono già avute sorprese, come l'arrivo in testa del primo turno del socialista Jospin nel 1995, ma oggi l'incertezza riguarda ben quattro posizioni molto diverse tra loro. Macron pare essere in testa ma la Le Pen non demorde mentre provoca stupore la ripresa di Fillon, malgrado gli scandali, così come la crescita esponenziale di Mélenchon, il candidato di estrema sinistra. L'unico vero perdente, per ora, é il socialista Hamon i cui consensi sono erosi proprio dal candidato della "France insoumise", la Francia che non si sottomette.

Sostenitori sventolano bandiere francesi mentre Jean-Luc Mélenchon, candidato di estrema sinistra Parti de Gauche alle elezioni presidenziali 2017, naviga su una chiatta sul Canal de l'Ourcq a Parigi, Francia, il 17 aprile 2017. REUTERS / Charles Platiau
Sostenitori sventolano bandiere francesi mentre Jean-Luc Mélenchon, candidato di estrema sinistra Parti de Gauche alle elezioni presidenziali 2017, naviga su una chiatta sul Canal de l'Ourcq a Parigi, Francia, il 17 aprile 2017. REUTERS / Charles Platiau

Cinque punti sono un fazzoletto troppo piccolo per fare previsioni certe, soprattutto guardando al 30% di indecisi e agli errori dei sondaggi.

Probabilmente Fillon, il candidato dei Repubblicani, é ancora sottostimato dalle previsioni: ha dimostrato una forte resilienza nei confronti delle polemiche contro di lui che troppo presto hanno fatto pensare alla sua fine. Può ancora passare al secondo turno, aggregando molti incerti, spaventati dal rischio Front National ma nel contempo sensibili al messaggio su sicurezza e sovranismo. Per costoro il candidato migliore alla fine sarebbe proprio l'ex primo ministro di Sarkozy il quale, non dimentichiamolo, ha sempre goduto di forti consensi durante quel quinquennato, molto più del presidente stesso.

L'altro evento inatteso può venire dall'estrema sinistra. Mélenchon ha dragato tutto il possibile dell'elettorato socialista ed é riuscito ad unificare i voti dell'estrema, in genere dispersi tra vari candidati trotzkisti. Va rammentato che, sommati anche a ciò che resta dei comunisti, questi ultimi non hanno mai fatto meno del 10% alle presidenziali. I temi della campagna di Mélenchon sono scelti con grande abilità polemica: ruba alcune questioni alla Le Pen - antiglobalismo, la Francia del basso, cioè una specie di populismo gentile, ecc - é un oratore trascinante, é riuscito a far concentrare gli altri tre candidati sulle sue proposte (del genere: bene o male, purché di parli di me perché non esiste pubblicità negativa), puntando a raccogliere gli scontenti che non vogliono la destra o la temono. "Se eleggete uno di quei tre, sputerete sangue" grida ai suoi comizi, sempre pieni. Aggregare il voto della protesta a quello delle varie anime della sinistra francese, questa é la sua scommessa.

Davanti a tale situazione i due candidati presumibilmente in testa cercano strategie dell'ultima ora. Marine Le Pen ha scelto di dichiararsi "estremamente cattolica ma arrabbiata con il Papa per come parla dei migranti". Opzione rischiosa per due ragioni: fino ad ora la presidente del Front National aveva mantenuto un profilo molto laico, differenziandosi dalla nipote Marion, cattolica tradizionalista. Su vari temi etici era sempre stata dalla parte della laicità alla francese, così come sulla natura stessa dello Stato. Questo outing le porterà bene? In secondo luogo ha forse dimenticato un famoso detto francese: "qui mange du Pape en meurt", chi se la prende con il Papa fa una brutta fine. Frase coniata al tempo di Napoleone che aveva rapito Pio VI. Sappiamo come finì l'imperatore così come molti altri che hanno attaccato il Papa nella politica francese. I transalpini sono di certo plasmati dalla laicità ma in una parte della popolazione non trascurabile, resta saldo il legame con Roma. De Gaulle lo sapeva bene e non é mai scivolato su quella che potrebbe rivelarsi una buccia di banana. Che penseranno gli elettori cattolici?

Conscio di tali questioni, e anche lui alla ricerca di un ultimo alito di vento nelle sue vele di candidato, Macron ha deciso di fare quasi il contrario: si é recato in visita a Pau, una piccola cittadina dei Pirenei atlantici. Una cosa da niente se Pau non fosse la città di François Bayrou, il candidato centrista di sempre. I due hanno passeggiato per il centro storico, attorniati dalle telecamere. Un gesto forte nei confronti dei moderati, soprattutto cattolici ma non solo: dei centristi in generale. Anche questi ultimi non sono così pochi: basta guardare ai risultati presidenziali dello stesso Bayrou, che quest'anno per la prima volta non si presenta ma sostiene Macron.

L'incertezza sale, ciascuno cerca il colpo che lo trascini al secondo turno e potremo vederne delle belle. Dopo sarà un'altra storia, soprattutto se si tiene conto del "terzo turno" delle legislative di giugno.

@marioafrica

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