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All'Europa la responsabilità della lotta per il clima

Nelle scorse settimane Trump ha annunciato l’abbandono dell’accordo per il clima di Parigi creando non poche reazioni e lasciando all’Europa la  grande responsabilità di agire sul cambiamento climatico.

Un manifestante alla Peoples Climate March vicino la Casa Bianca. REUTERS/Joshua Roberts
Un manifestante alla Peoples Climate March vicino la Casa Bianca. REUTERS/Joshua Roberts

Ma cosa prevede l’accordo di Parigi? In occasione della conferenza delle Nazioni Unite a dicembre 2015 i partecipanti di tutto il mondo si trovati concordi nell’ impegnarsi per limitare il riscaldamento globale ben al di sotto del 2°C  e il livello della temperatura a 1.5 °C rispetto ai livelli preindustriali.  Si tratta del primo accordo universale , ratificato da cinquantacinque governi che rappresentano almeno il 55% delle emissioni di gas serra, per la lotta al cambiamento climatico che vede le parti impegnate a stabilizzare in un primo momento le emissioni a gas serra a livello mondiale e a conseguire l’obiettivo di zero emissioni nella seconda metà del secolo. Per la prima volta i firmatari devono seguire il principio delle "responsabilità comuni, ma differenziate e delle rispettive capacità", ogni cinque anni dovranno rendere conto dei progressi, delle azioni e degli investimenti e finanziamenti nazionali a favore delle politiche per la lotta al cambiamento climatico. L’Unione Europea per parte sua, riporta una analisi del Parlamento Europeo si è impegnata a ridurre entro il 2030 le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 40%si è impegnata a ridurre entro il 2030 le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 40% al di sotto dei livelli del 1990, ad aumentare la quota di energia da fonti rinnovabili di almeno il 27%  migliorando nel contempo l’efficienza energetica del 27%.

Se il riscaldamento globale aumenta

Il rischio che si corre se non si intraprenderanno azioni per il clima è di un aumento della temperatura del riscaldamento globale nel corso del secolo tra l’1.1 e il 6.4°C . Il riscaldamento globale è attribuibile ad attività umane come la combustione di combustibili fossili, il disboscamento e l’agricoltura che producono emissioni di biossido di carbonio (CO2), metano (CH4) , protossido di azoto ( N2O) , e fluorocarburi.  È quanto sostenuto dalla quinta valutazione di un gruppo di esperti intergovernativi sul cambiamento climatico (IPCC) , si legge nell’analisi del Parlamento Ue : i gas a effetto serra provocati da queste attività umane catturano il calore irradiato dalla superficie terrestre e ne impediscono la dispersione nello spazio. Il rischio di un cambiamento climatico irreversibile e catastrofico aumenterebbe se si superasse il limite del 2°C di riscaldamento globale rispetto ai livelli preindustriali. Le conseguenze potrebbero essere inondazioni, siccità, piogge intense, incendi boschivi , ondate di calore, scomparsa di ghiacciai, innalzamento del livello del mare, ma anche estinzione di fauna e flora, intensificazione dello smog fotochimico che porta a migrazioni delle popolazioni per rischi della salute, malattie per le piante e tanto altro ancora.

La strategia Ue

La strategia Ue per il cambiamento climatico ha come obiettivi la riduzione entro il 2030 delle emissioni di gas a effetto serra di almeno il 40% al di sotto dei livelli del 1990, l’incremento della quota di energia da fonti rinnovabili di almeno il 27%  migliorando nel contempo l’efficienza energetica del 27%. Su lungo termine invece, entro il 2050, l’Europa si pone come obiettivo il raggiungimento di una riduzione delle emissioni di gas a effetto serra dell’80 % . Strumento strategico dell’Ue per la lotta al cambiamento climatico è  il Sistema di scambio di quote di emissione (ETS) che si basa sulla limitazione e sullo scambio : undicimila impianti, tra fabbriche e centrali elettriche, inclusi nel sistema non possono superare un tetto massimo di emissioni.  L’ETS funziona in questo modo: Ogni impianto acquista o riceve quote di emissione messe all’asta dagli stati membri che possono essere scambiate con altri impianti se non sono utilizzate. Ciò ha portato nel corso del tempo ha una riduzione progressiva della quantità di quote di emissioni. Il Sistema di scambio di quote di emissione è stato esteso anche al trasporto aereo, ma dopo alcune opposizioni anche a livello internazionale è stato sospeso per quanto riguarda i voli intercontinentali. I settori che sono esclusi da questo sistema di scambio di quote, come i rifiuti , il trasporto su strada, l’agricoltura e il settore immobiliare devono rispettare gli obiettivi di riduzione di emissioni di gas a effetto serra su base annua per ciascuno stato membro fino al 2020 così come stabilito nella decisione di condivisione dello sforzo. È in esame una proposta di regolamento con obiettivi vincolanti per questi settori (riduzione dei gas serra del 30%) da raggiungere tra il 2021 e il 2030 . Per quanto riguarda le fonti di energia rinnovabile, la Commissione Ue ha proposto la revisione della direttiva  per raggiungere l’obiettivo Ue della quota del 27% di energia da fonti rinnovabili entro il 2030.la revisione della direttiva  per raggiungere l’obiettivo Ue della quota del 27% di energia da fonti rinnovabili entro il 2030. Le nuove autovetture immatricolate in Ue devono rispettare gli standard di emissione di CO2. Per i gas serra prodotti dai combustibili l’Ue prevede la riduzione del 6% entro il 2020.

Il Parlamento Ue ha chiesto alla Commissione Ue obiettivi più ambiziosi da introdurre nella proposta per un quadro strategico entro il 2030 per il clima e l’energia : ridurre le emissioni nazionali di gas a effetto serra di almeno il 40% rispetto ai livelli del 1990, una quota di energia da fonti rinnovabili nel consumo finale del 30%  e un aumento del 40% dell’efficienza energetica.

@IreneGiuntella

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