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Ferie d'agosto? Non per tutti

Vacanze sì, ma non per tutti. Non in Europa almeno. É proprio il caso di dirlo: il 39%, dei cittadini europei non può permettersi una settimana di vacanza l’anno lontano da casa. Le persone a rischio povertà o già in povertà dall’inizio della crisi ad oggi sono aumentate e si tratta spesso di giovani.

REUTERS/Giampiero Sposito

Sono alcuni dei dati raccolti da recenti ricerche della DG Employment della Commissione Europea. Le vacanze sono tra le prime cose che saltano per cercare di far quadrare i conti e non avere spese che possono essere evitate. Le differenze tra i paesi europei non mancano però anche per quanto riguarda le vacanze: nel 2014 in Lussemburgo, Austria e Olanda meno del 20% della popolazione non poteva permettersi un periodo di ferie lontano da casa, percentuale che invece sale in Ungheria, Romania e Croazia, raggiungendo dati oltre il 60%.

Situazione che comunque rispetto al 2008 è andata migliorando in alcuni paesi ad esempio in Polonia, Austria, Portogallo, Malta e Bulgaria. La precarietà dei giovani, la perdita del lavoro anche per i meno giovani, la difficoltà di trovare anche attività lavorative adeguatamente pagate, non danno la giusta tranquillità economica per partire, prendersi un break, tornare riposati e con una rinnovata creatività, che di questi tempi in cui il lavoro va auto-creato e immaginato potrebbe essere importante.

Giovani in Europa a rischio povertà

Non c’è dubbio che siano i ragazzi ad aver sofferto e faticato negli ultimi anni, senza lavoro, tra stage mal pagati o non pagati, senza speranza di futuro, uno stato d’animo che li porta ad essere inattivi: non lavorano e non studiano. La generazione Y, quelli che vengono definiti i Millenials nati tra il 1980 e il 2000. I giovani tra i venti e i ventinove anni rimangono difatti i più colpiti dalla crisi, ma anche ai trentenni non va molto meglio, e nemmeno purtroppo ai bambini che sono frequentemente a rischio povertà. I giovani adulti di oggi riescono, a detta dell’analisi, a cavarsela e a non cadere in povertà in genere vivendo in casa con i genitori fino ad età avanzate. Una generazione che sa di dover essere flessibile, e che tiene conto dei cambiamenti del mercato del lavoro, che si adatta a molteplici attività lavorative per cercare di sbarcare il lunario, ma non sempre ce la fa.

La flessibilità si traduce con l’idea di cambiare spesso lavoro, di non sedersi su un contratto di lavoro indeterminato, di rimettersi in gioco, ma non in tutti i paesi può funzionare. Se il lavoro non c’è, la flessibilità tanto richiamata, lanciata e promossa, altro non è che precarietà. Una collezione di contrattini , quando ci sono, che non permettono di arrivare a fine mese o ad avere prospettive future e forse proprio chi ha un posto sicuro è il più convinto del concetto di flessibilità e ne fa un mantra. Peccato però che in paesi come l’Italia manchino le condizioni di partenza.

A chi parte si dice di non tornare e molti non lo fanno, ma che paese è quello che si accontenta di svuotarsi della propria forza lavoro per non pensarci? Un paese dove il divario generazionale è estremamente alto, dove all’interno dello stesso posto di lavoro ci sono ottimi stipendi per alcuni e retribuzioni sottopagate per altri. Certo se il panorama non è roseo per i ragazzi, neanche coloro più avanti con l’età possono dire di essere usciti vincenti dalla crisi e dalle politiche finora messe in atto.

In generale secondo l’analisi, si dovrebbe lavorare in fretta affinchè i giovani siano economicamente attivi, nell’interesse anche delle generazioni più anziane, essendo loro a poter contribuire pagando le tasse e i contributi per le pensioni da erogare e l’assistenza sanitaria per i più anziani. E allora anche andare in vacanza per chi ha perso un lavoro, per chi non ne ha mai trovato uno, per chi fatica a non arrendersi, per chi non ha una prospettiva almeno di pochi mesi, diventa difficile, in Europa e in Italia.

@IreneGiuntella

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