Formazione all'impresa nelle scuole è la chiave per il futuro Ue

L’innovazione, la creatività, le capacità per affrontare i cambiamenti sono tra le nuove sfide per una forza lavoro di qualità in Europa.  Così si legge in uno studio del Parlamento Europeo  che fa della formazione all’imprenditorialità una delle chiavi future anche per combattere la disoccupazione giovanile .

REUTERS/Marcelo del Pozo

Lo sviluppo di competenze trasversali richieste dal mercato del lavoro necessita di nuove vie di apprendimento e insegnamento e dell’inclusione dell’esperienza del mondo reale che è pratica e non teorica. L’acquisizione di conoscenze, sviluppo di attitudini e intenti sono fondamentali per la formazione di uno spirito e di comportamenti imprenditoriali.

Imprenditorialità nelle scuole secondarie

“L’imprenditorialità è una capacità individuale di trasformare le idee in azione” sostiene il Consiglio Europeo, come riporta l’analisi. Abilità che può  essere applicata tanto in un lavoro autonomo che in altri contesti lavorativi o per contribuire ad attività sociali e commerciali. “L’imprenditorialità – prosegue il Consiglio Europeo- include creatività, innovazione e l’assunzione di rischio insieme alla capacità di pianificare e gestire progetti per arrivare agli obiettivi. Questo aiuta i cittadini non solo nella vita di tutti i giorni a casa e nella società, ma anche sul posto di lavoro ad essere consapevoli degli impegni e capaci di cogliere le opportunità.

Questa è la base per le competenze e  le conoscenze specifiche necessarie a coloro che aprono o contribuiscono ad attività commerciali o sociali”.  Nel panorama Ue l’insegnamento di materie imprenditoriali è vario e differente nei diversi paesi dati i diversi contesti  ma anche le diversità di sistemi scolastici. In Germania e Austria da una parte ci sono i ginnasi che comprendono una formazione accademica generale e dall’altra le scuole tecniche, professionali o college che si concentrano sulle applicazioni, le capacità tecniche e professionali e conoscitive. Mentre dove non c’è questa differenza  da una parte sta al professore trovare una via innovativa affinchè una determinata materia sia appresa e dall’altra accertarsi che vengano acquisite competenze con diversi approcci e metodi rispetto alla materia di interesse. In Inghilterra le scuole secondarie offrono una grande varietà di corsi dalle materie umanistiche alle scienze e tecnologie e ci sono giornate a tema sull’imprenditoria  con visite ad imprese locali e luoghi di lavoro. Manca però l’inserimento di una formazione imprenditoriale all’interno delle discipline.

Alcune competenze poi sono più facili da apprendere tra i 13 e i 16 anni come la leadership e il lavoro di squadra altre come l’assunzione di rischio , sono più difficili da capire a quell’età. In particolare le competenze chiave per trasformare le idee in azioni, secondo il Key Competence Framework, sono: la creatività, l’innovazione, il pensiero critico, l’iniziativa e l’assunzione di rischio.

Lo studio rileva però che tra i paesi Ue c’è una carenza soprattutto nell’insegnamento delle basi della finanza, dell’economia e del mondo degli affari per l’impresa e l’innovazione. Eppure, ribadisce l’analisi, l’apprendimento di queste conoscenze potrebbe avere un impatto sulle scelte di vita e carriera degli studenti. Insufficiente risulta anche il contatto tra le scuole e il mondo degli affari, il commercio e l’industria. Ancora tanta, è poi, la strada da fare per colmare il gap di apprendimento di capacità imprenditoriali delle donne rispetto ai coetanei uomini. 

@IreneGiuntella

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