Il lungo "itinerario memoriale" nella Francia profonda ha un valore diplomatico e politico per Macron, che prova anche a scrollarsi di dosso l’etichetta di presidente dei ricchi. Ma le destre attaccano celebrazioni “svuotate del loro significato militare”, gli altri il tentato omaggio a Pétain 

Il presidente francese Emmanuel Macron in visita all'ossario di Douaumont.
Il presidente francese Emmanuel Macron in visita all'ossario di Douaumont. Francois Mori/Pool via REUTERS

Parigi - Un tour commemorativo di una settimana nelle regioni dell'Hauts-de-France e del Grand Est, durante il quale verranno attraversati 11 dipartimenti e 17 città prima di arrivare a Parigi, dove domenica si terrà l‘omaggio al milite ignoto che riposa sotto l’Arco di Trionfo. Il presidente Emmanuel Macron ha deciso di celebrare così i cento anni dall’armistizio che mise fine alla Prima Guerra mondiale, ripercorrendo i passi dei poilus (pelosi, in italiano), soprannome dato ai militari francesi che combatterono al fronte per difendere i confini dell’Esagono dalle incursioni nemiche. Un “itinerario memoriale”, come lo ha ribattezzato l’Eliseo, o più semplicemente un viaggio rievocativo, che tra ricostruzioni storiche e dolorosi ricordi nasconde un forte significato politico e diplomatico.


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Il periplo deciso per l’occasione si snoda attraverso i luoghi più emblematici della memoria storica francese, diventati nel corso del conflitto mondiale teatri di sanguinose battaglie costate la vita a centinaia di migliaia di uomini. La Francia perse 1,4 milioni di soldati, l’equivalente di un militare su cinque, ai quali si aggiungono 4,2 milioni di feriti.

La carovana presidenziale ha previsto tappe in luoghi come Verdun, nella Lorena, dove nel 1916 francesi e tedeschi si affrontarono per ben 10 mesi con un bilancio finale di circa 300mila persone tra morti e feriti; o a Morhange, nella Mosella, dove nell’agosto del 1914 caddero 40mila poilus dopo un contrattacco delle truppe di Berlino.

Ed è proprio alla memoria di quei soldati, così ribattezzati a causa dei loro lunghi baffi e della barba spesso incolta, che la Francia dedica le celebrazioni di questi giorni. Gli “eroi del quotidiano”, uomini provenienti da diverse classi sociali, che da un giorno all’altro si ritrovarono in trincea per combattere contro un nemico non ben identificato. Lo stesso Macron, che tra i suoi antenati conta ben quattro poilus, in un’intervista rilasciata ad alcuni quotidiani locali ha esaltato il loro impegno ricordandoli come francesi che «hanno tenuto il Paese, che sono andati al fronte, che erano sia soldati che uomini come tutti gli altri».

Ma nell’evocare il loro sacrificio, Macron ha voluto imprimere il suo marchio prendendo ancora una volta le distanze dallo stile dei suoi predecessori. Secondo il quotidiano L’Opinion, durante la presentazione degli appuntamenti commemorativi l’Eliseo ha fatto sapere che lo scopo dell’iniziativa non era quello di organizzare una ricorrenza “troppo militare”. «Il senso di questa commemorazione non è quello di celebrare la vittoria del 1918. Non ci saranno sfilate o parate militari», avrebbero affermato i consiglieri della presidenza. Una posizione che ha provocato una levata di scudi, soprattutto da parte delle destre all’opposizione, che hanno definito la decisione dell’Eliseo come un insulto al sacrifico dei soldati caduti. Mentre la leader del Rassemblement National, Marine Le Pen, ha accusato il capo dello Stato di avere un “disprezzo totale” nei confronti delle forze armate, i Repubblicani hanno parlato di una celebrazione “svuotata dalla sua essenza militare”. 

Nonostante Macron abbia reagito definendo gli attacchi come “sterili polemiche”, appare evidente la volontà di segnare un altro passo nel delicato esercizio del ricordo storico. Il presidente francese vuole continuare sulla stessa linea di quel “romanzo nazionale” tanto caro ai francesi che, sebbene sia intriso della solita e ridondante grandeur transalpina, non dimentica la realtà dei fatti, riportando alla memoria l’immenso sacrificio umano e gli errori compiuti dai diversi attori in gioco.  

Criticato quasi da tutti, invece,  il tentativo del presidente di giustificare l'omaggio al maresciallo Pétain, distinguendo l'eroe della prima guerra mondiale dal collaborazionista che ha governato la Francia di Vichy durante l'occupazione tedesca nella seconda.  E Macron alla fine ha fatto marcia indietro.

Un passo falso rispetto alla sua rilettura della storia nazionale, avviata già in campagna elettorale, quando aveva definito la colonizzazione francese come un “crimine contro l’umanità”.

Questa volta, però, nella rimozione del significato militare della vittoria, l’obiettivo è quello di contestualizzare la lettura storica su un piano diverso, senza applicare particolari rivisitazioni o solenni celebrazioni. Un orientamento forse dettato anche dalla presenza della cancelliera Angela Merkel, che sabato sarà a Compiègne per ricordare la firma dell’armistizio. Molti osservatori hanno interpretato la partecipazione della leader tedesca come un freno alle celebrazioni della vittoria francese.

Ma quello con la cancelliera Merkel non è l’unico appuntamento diplomatico di Macron in questa settimana di commemorazioni. Prima di arrivare a Parigi, dove per domenica è prevista la presenza di una sessantina di capi di Stato e di governo, il pellegrinaggio rievocativo di Macron prevede altri incontri, come quello con il presidente del Mali, Ibrahim Boubacar Keita, che martedì sera era a Reims per ricordare i soldati africani dell’“esercito nero”, o quello di venerdì con la premier britannica Theresa May nel dipartimento della Somma.

Un modo, per il presidente francese, di rafforzare il suo multilateralismo, posizionandosi come un capo di Stato aperto al dialogo all’interno di una cornice storica particolarmente evocativa per l’Europa e il mondo intero.

Visitando la Francia profonda del nord, in comuni dove nessun presidente ha mai messo piede, Macron punta anche a riallacciare i rapporti con l’elettorato rurale per togliersi di dosso quell’etichetta di “presidente dei ricchi e delle città” che gli è stata affibbiata negli ultimi mesi. Una vera e propria operazione di riconquista volta a spolverare l’immagine di un presidente percepito come lontano dai problemi reali del Paese e per questo sempre più in calo nei sondaggi. In risposta a una forte deindustrializzazione che negli ultimi venti anni ha portato alla chiusura di molte fabbriche con il conseguente aumento del tasso di disoccupazione, Macron ha visitato alcune realtà industriali del posto, incontrando operai, imprenditori e rappresentanti locali.

Intanto, la Francia si prepara alle commemorazioni di domenica, che al di là della forma serviranno a ricordare ai leader presenti a Parigi le atrocità di un confitto che ancora oggi riecheggia in un’Europa fratturata da divisioni interne.

@DaniloCeccarell

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