Il peso delle armi nel pranzo à la carte tra Macron e Al Sisi

Quella del presidente egiziano è una visita scivolosa per Macron. Ma la partnership con il Cairo è centrale per la sua lotta al terrore. E porta pingui affari all’industria degli armamenti. Così il “riavvicinamento strategico” continua. Suggellato dalla vendita di altri 12 Rafale

Il Presidente francese Emmanuel Macron da il benvenuto all'Eliseo al Presidente egiziano  Abdel Fattah al Sisi. REUTERS/Philippe Wojazer
Il Presidente francese Emmanuel Macron dà il benvenuto all'Eliseo al Presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi. REUTERS/Philippe Wojazer

“Non sono qui per dare lezione di diritti umani”, ha dichiarato oggi Emmanuel Macron ricevendo il presidente egiziano a Parigi. “Sono del tutto cosciente della sfida securitaria di Al Sisi per garantire stabilità all’Egitto e lottare contro il fondamentalismo religioso”. Dopo l’incontro di ieri con il Ministro della Difesa francese, nella giornata clou della sua tre giorni parigina, il Maresciallo d’Egitto ha incontrato oggi Macron per un pranzo di lavoro. E il capo di Stato francese gli ha proposto un assortimento impegnativo à la carte: lotta al terrorismo, stabilità regionale, cooperazione militare, Libia e questione palestinese.

Nella foto del primo incontro in assoluto tra i due capi di Stato, entrambi sono irrigiditi sulle rispettive sedie con un sorriso tirato dipinto in faccia. Non è un incontro facile da gestire per l’Eliseo.“Tecnicamente non si tratta di una visita di Stato”, precisa a eastwest.eu Alain Gresh, direttore di Le Monde Diplomatique. All’inizio l’Eliseo aveva previsto un incontro a più alto livello, una visita di Stato, ma in un secondo momento ha optato per una visita ufficiale. “Macron non vuole esporsi troppo nel sostenere il regime egiziano”, spiega Gresh, perché si rende conto di quanto il dossier diritti umani conti nell’opinione pubblica francese”.

Per un presidente che per definizione si presenta come “liberale”, l’incontro con Al Sisi rischia di trasformarsi in un carnage mediatique, dal momento che tutta la stampa francese, di destra come di sinistra, denuncia il regime repressivo del governo del Cairo. Il presidente egiziano, dal canto suo, non si è preoccupato troppo della questione e in un’intervista esclusiva a France24 ha dichiarato senza batter ciglio che i diritti dell’uomo sono rispettati dal suo governo: “Non esistono prigionieri politici in Egitto”.

Le critiche a Macron per questo incontro sono fioccate dalle organizzazioni internazionali. Human Rights Watch, il cui sito è oscurato in Egitto, ricorda a Macron lo stato del Paese: sparizioni forzate, torture, tribunali militari per processare cittadini comuni, centinaia di prigionieri politici rinchiusi nelle carceri e altrettanti in esilio sparsi in tutta Europa e negli Stati Uniti; e ancora, giornali e siti d’informazione indipendente chiusi, controllo capillare della messaggistica e reti sociali, attacchi contro la comunità omosessuale e utilizzo sproporzionato della forza nel reprimere le proteste.

“È il primo test diplomatico per Macron sull’Egitto, e il presidente dovrebbe sfruttare quest’occasione per far leva su Al Sisi”, ha dichiarato in conferenza stampa la direttrice di Human Rights Francia Bénédicte Jeannerod. Una posizione ribadita anche da Mohamed Zarea, direttore del Cairo Institute for Human Rights Studies, che chiede di “agire velocemente e fare pressioni” affinché cessi la repressione nei confronti di Ong come la sua, perseguitate politicamente e “strozzate finanziariamente” per legge.  

“Macron ha sollevato la questione dei diritti umani direttamente con Putin”, puntualizza Jean Pierre Darnis vice-direttore dell’Istituto Affari Internazionali. L’Egitto però rimane un saldo “partner diplomatico nel gioco politico internazionale per la Francia”, con cui condivide diversi interessi che Parigi ha intenzione di portare avanti. “La mossa del pranzo è politica e le decisioni si prenderanno comunque”, sostiene Darnis.

A dimostrazione: il 5 giugno il presidente egiziano aveva ricevuto la (già) ex-Ministra francese della Difesa Sylvie Goulard, a sole due settimane dalla sua nomina, per ridefinire la cooperazione militare franco-egiziana. “La politica di Macron e Hollande verso l’Egitto è identica nella prassi”, spiega Alain Gresh, l’unica differenza è che Hollande si è sbilanciato di più nell’accogliere Al Sisi in Europa, andando ad esempio in visita ufficiale in Egitto per l’inaugurazione del Canale di Suez.

Un punto fermo dell’intesa Parigi-Cairo sono gli interessi economici che hanno soprattutto a che vedere con l’industria degli armamenti francese. Dal 2015 l’Egitto ha concluso con la Francia un contratto di vendita d’armi che ammonta a più di 6 miliardi di euro e che comprende la vendita al Cairo di 24 aerei da combattimento Rafale, due portaelicotteri Mistral, una fregata (nave da guerra) e missili. Il fautore dell’accordo del 2015 è la stessa persona che Al Sisi incontrerà a cena al Quai d’Orsay, dopo aver pranzato con Macron: Jean-Yves Le Drian, l’attuale capo della diplomazia, e al tempo il ministro della Difesa del governo Hollande. L’operato di Le Drian era stato definito un “riavvicinamento strategico” e, numeri alla mano, lo si può continuare a definire tale anche a due anni di distanza.

L’industria francese nel 2016 ha infatti esportato più di 20 miliardi di euro di materiale militare, un picco assoluto negli ultimi decenni, raggiunto anche grazie agli accordi con l’Egitto. In linea teorica il commercio di armi con il Cairo sarebbe contrario alle conclusioni del Consiglio d’Europa, alla Posizione Comune UE delineata nel 2008 e al Trattato sul Commercio d’armi che la Francia ha ratificato, ha sottolineato Amnesty International, ma queste limitazioni non bastano e il governo francese “legittima le vendite nel quadro della lotta al terrorismo”. L’analista Arnaud Delalande, esperto di medio oriente, terrorismo e intelligence, racconta a eastwest.eu che al Quai d’Orsay si discuterà di un nuovo partenariato commerciale militare nell’aviazione, per la precisione la vendita di altri 12 Rafale, come riporta la Tribune e l’egiziano Ahram.

“Gli interessi strategici e geopolitici da un lato e i diritti umani dall’altro si presentano in un atteggiamento contraddittorio nelle relazioni Parigi-Cairo”, ricorda Alain Gresh: “del resto la Francia non è la sola a farlo, in Italia lo avete visto molto chiaramente con l’omicidio di Giulio Regeni”. 

Nonostante il peso del business dell’industria bellica, la questione centrale della partnership tra Parigi e il Cairo resta però la Libia, dove la Francia ha molti interessi, primo fra tutti la sicurezza: evitare nuovi attentati sul suolo nazionale. Per stabilizzare il Paese, Parigi intende mediare tra Tripoli e Tobruk. E per farlo ha bisogno dell’aiuto di Al Sisi. Così la guerra al terrore à la Macron passa dal Cairo. (1- continua)

@CostanzaSpocci

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