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La Balena bianca di Macron dopo la sinistra divorerà anche la destra

Il presidente trova un alleato in Alain Juppé, leader storico dei moderati. Insieme puntano a costruire un grande centro europeista, un soggetto politico sconosciuto alla Quinta Repubblica. La Dc alla francese sarà il prodotto finale della “rivoluzione macronista”?

Macron si aggiusta cravatta durante la COP23 a Bonn, Germania, 15 novembre 2017. REUTERS / Wolfgang Rattay
Macron si aggiusta cravatta durante la COP23 a Bonn, Germania, 15 novembre 2017. REUTERS / Wolfgang Rattay

Parigi - Nella Francia di Emmanuel Macron si profila all’orizzonte una Balena bianca. E non si può parlare di un ritorno, perché a differenza dell’Italia o della Germania, un grande centro simile alla Dc da queste parti non ha mai funzionato, o almeno non è stato predominante. Neanche quell’Udf che Valéry Giscard d’Estaing creò alla fine degli anni Settanta, quando era presidente (giovane e brillante proprio come oggi Macron). Sarà senza connotazioni religiose, ça va sans dire, nella culla della laicità, ma si tratterà comunque di "un grande movimento di centro": sono le parole di Alain Juppé, uno dei leader storici dei Repubblicani e della destra neogollista. E lo vuole realizzare assieme a Macron, in vista delle europee della primavera 2019. Chi mi ama, mi segua.

Potrebbe sembrare una scadenza lontana, ma le dichiarazioni di Juppé sembrano indicare quello che sarà il prodotto finale della "rivoluzione" macroniana. Lui, 72 anni, aveva partecipato alle primarie della destra un anno fa, in vista delle presidenziali (e allora parlava malissimo di Macron, in quei mesi astro nascente della politica francese). Anzi, era il grande favorito, finché s’impose François Fillon, poi fatto fuori dagli scandali. Juppé aveva deciso di ritornare nella sua città-modello, Bordeaux, di cui è ancora sindaco. Ma è proprio tra i suoi fedelissimi che Macron ha scelto il premier, Edouard Philippe, al momento di formare il suo Governo. Ancora oggi ufficialmente Juppé e Macron non hanno contatti. Ma a Parigi è un segreto di Pulcinella: i due si sentono, si vedono. E il più vecchio consiglia il più giovane.

Pochi giorni fa Juppé è uscito allo scoperto, sottolineando che, «da quando Macron è presidente, l’immagine della Francia è finalmente cambiata». Ha elogiato in particolare le parole sull’Europa pronunciate dal giovane presidente alla Sorbona a fine settembre. «Avrei cambiato poche cose in quel discorso», ha detto il primo cittadino di Bordeaux, aprezzandone l’europeismo, appunto, e la costruzione comunitaria considerata finalmente come «un bene comune».

L'endorsement di Juppé proprio in questo momento non è casuale. Tra un mese i Repubblicani sceglieranno il loro nuovo presidente. Il candidato superfavorito è l’ex sarkozysta Laurent Wauquiez, uno dei pochi moderati che fra i due turni delle presidenziali non ha chiesto di votare Macron contro Le Pen. E ora si sta spostando sempre più a destra e su posizioni populiste. Wauquiez ha criticato subito le parole di Juppé, «perché non possiamo condividere con Macron la stessa idea d’Europa. L’allargamento l’ha uccisa». Wauquiez vorrebbe meno Europa da tutti i punti di vista, quantitativo e qualitativo.

Il disegno di Juppé e Macron è chiaro, ricomporre il quadro politico a destra, marginalizzando Wauquiez e i suoi. E schiacciandoli verso l’estremità occupata dal Front National, sancendo praticamente la fine della formazione erede del neogollismo. La stessa cosa cosa che è successa a sinistra: i socialisti sono stati le prime vittime del macronismo, divisi tra chi è andato ad appoggiare il neopresidente e chi è rimasto isolato o comunque schiacciato sulle posizioni della France insoumise di Jean-Luc Mélenchon.

Nel 2015, quando ancora credeva di poter vincere le presidenziali, Juppé lo aveva detto: «Bisogna tagliare le due estremità della frittata». Ci è riuscito Macron. Con il suo movimento-partito En Marche! ha vinto le legislative del giugno scorso e si è assicurato una comoda maggioranza in Parlamento per portare avanti una politica che, soprattutto sul fronte economico, recupera grosso modo i punti del programma di Juppé come candidato alle primarie della destra. En Marche! non ha visto l’emergere di personalità di spicco e resta un movimento sbiadito: il prossimo fine settimana si riuniranno a Lione i suoi dirigenti per eleggere il segretario generale, ma ci sarà un candidato unico, scelto da Macron in persona e pochi collaboratori. Si tratta di Christophe Castaner, ex socialista, che aiuta Macron a non sembrare troppo di destra.

Un colpo al cerchio e uno alla botte, così, con una forma mentis democristiana, poco affine alla tradizione francese, la Balena bianca macroniana sta prendendo corpo. Dopo che la benedizione di Juppé, anche l’ex premier socialista Manuel Valls ha promesso che ne farà parte. E altrettanto ha rivelato perfino il sindaco di Nizza, Christian Estrosi, pure lui ex sarkozysta e un tempo collocato alla destra dei Repubblicani,

Verrebbe da chiedersi: ma i francesi cosa ne pensano di questa ricomposizione della politica tradizionale? Lo diranno nelle urne, ma ci vorrà un po' di tempo, perché alle prossime europee manca ancora un anno e mezzo. Certo, su Macron i sondaggi non sono incoraggianti. Tra gli ultimi, uno di Vivavoice per Libération, indica in novembre il 40% di soddisfatti contro il 49% in maggio. Secondo l’inchiesta di YouGov, la quota dei «pro» sarebbe ancora più bassa, del 32%. E secondo un altro sondaggio effettuato per profili professionali, di Elabe, solo il 28% degli operai e degli impiegati lo appoggia. Intanto, però, è scarsa la partecipazione alle manifestazioni che ancora oggi i sindacati organizzano per protestare contro le sue riforme e in particolare quella del mercato del lavoro, già approvata via decreti governativi. Quasi che i francesi non fossero soddisfatti, ma rassegnati. Forse anche alla futura Balena bianca.

@LMartinel85

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