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Legislative Francia: maggioranza assoluta per Macron ma vince astensionismo

La rivoluzione politica di Emmanuel Macron é ancora “in cammino” dopo il secondo turno delle elezioni legislative. All'ultimo giro di boa delle legislative del 2017 La Republique en Marche (LRM) ha ottenuto una delle più larghe vittorie della V repubblica.

Macron saluta la folla durante una cerimonia commemorativa. REUTERS / Bertrand Guay / Pool
Macron saluta la folla durante una cerimonia commemorativa. REUTERS / Bertrand Guay / Pool

Il partito di Macron ha infatti ottenuto da solo ben 308 seggi all’Assemblea nazionale, un risultato che gli consentirebbe anche di governare da solo, ovvero senza l’apporto – in un primo tempo considerato vitale – dei MoDem di François Bayrou che, dal canto loro ottengono 42 seggi, un record nel breve e frastagliato iter politico di questo partito centrista. Le due forze insieme totalizzano nondimeno 350 seggi coalizzandosi una delle più forti maggioranze che si siano mai viste nel panorama politico francese. Con questi numeri, l’idea è di portare avanti una serie di riforme dal punto di vista economico senza troppi intralci. In realtà non sarà poi cosi semplice. Il contraltare alla notizia della netta vittoria di Macron è ovviamente che non c’è stata quell’ondata di voti per LRM che ci si aspettava (gli ultimi sondaggi prevedevano addirittura 400 seggi per la giovane formazione di Macron) ma che esisterà anche un’opposizione, sicuramente più radicalizzata dato che la destra dei Repubblicani e la sinistra dei Socialisti hanno subito sonore sconfitte. 

Oltre Macron vince l’astensionismo

Meno di un elettore su due è andato a votare. I risultati definitivi parlano di un astensionismo che raggiunge il tasso del 57,36% al secondo turno. Anche questo, se vogliamo, è un altro record della V Repubblica. Dal 1958, in nessuno scrutinio per le legislative si era visto una partecipazione degli aventi diritto pari al 42,64%.  Un risultato allarmante che mostra anche una certa disaffezione alla politica in generale. Questo significherebbe concretamente che la vittoria di Macron è meno larga del previsto e che lo zoccolo duro del plebiscito al suo partito è molto meno solido di quanto si possa credere. Se si guarda a certe circoscrizioni estere poi il tasso è ancora più allarmante: oscilla tra il 77% e l’88%. In Francia i peggiori risultati si sono visti nella VII circoscrizione (Bouches-du-Rhône) con il più alto tasso di astensioni (72,36 %), e in alcune circoscrizioni delle banlieue Nord di Parigi (II e IV in Seine-Saint-Denis) con un tasso di astensionismo ugualmente molto elevato (70 %) e dove il partito di Macron ha perso di fronte a tutti i candidati comunisti.  

Débacle Socialista e dei Repubblicani

Una vera e propria disfatta. Anche il segretario del PS Jean-Christophe Cambadélis lo ha dovuto ammettere prima di dimettersi prontamente dall’incarico. Solo 29 seggi contro i 295 del 2012 che all'epoca sancirono il plebiscito ed il quinquennio hollandiano. Un disastro anche peggiore di quello del 1993 dove il PS prese nondimeno il doppio dei voti del 2017.  C'è aria dunque di smobilitazione e di rifondazione nel Partito Socialista che viene sanzionato anche oltre i suoi effettivi demeriti. Anche per i Repubblicani (LR) il risultato è tutt’altro che confortevole. Il partito ottiene solo 113 seggi rispetto ai 225 parlamentari dell’Assemblea uscente. Cio’ vuol dire che la destra neogollista perde ben 112 seggi nonostante François Baroin, direttore della campagna dei Repubblicani, abbia cercato di sminuire la sconfitta parlando di gruppo « sufficientemente importante per far sentire le convinzioni della destra ». La presidente LR della regione Ile-de-France Valérie Pecresse è stata invece molto più lapidaria: “è la fine di un’epoca”, ha detto. La destra tradizionale potrà certo fare opposizione ribadendo i suoi valori ed il suo percorso politico ma non avrà quella forza d'urto che aveva in passato.

Marine Le Pen e Jean-Luc Mélechon entrano all’Assemblea Nazionale

La vera opposizione alle politiche di Macron proverrà da queste due formazioni : la France Insoumise di Jean-Luc Mélénchon ed il Front National di Marine Le Pen. Si tratterà dunque di un’opposizione molto  più radicale, impegnata, meno parlamentarista ed anche di piazza. La France insoumise ha totalizzato 17 seggi, un risultato che permetterà al partito di Jean-Luc Mélenchon di formare un gruppo parlamentare a parte. Mélénchon lo vuole disciplinato, compatto e per questo potrebbe anche non avere bisogno del Partito Comunista, che pure ha ottenuto 10 seggi. I rapporti infatti tra questi due partiti sono spesso troppo tesi per far affidamento l'uno sull'altro. “Il popolo francese – ha detto Mélénchon – dispone oggi di un gruppo La France Insoumise all’Assemblea Nazionale che sarà coerente, disciplinato offensivo. E’ lui che chiamerà il paese alla resistenza sociale”. Una dichiarazione d'intenti chiara. Mélénchon andrà per la sua strada anche senza il Partito Comunista, forte del carisma mostrato durante la campagna presidenziale. Insieme comunque, con 27 parlamentari, le due formazioni di estrema sinistra potranno coalizzarsi su progetti o leggi e far blocco alle politiche economiche di Macron. Il Front National dal canto suo entra nell'Assemblea nazionale con meno seggi di quanto avesse previsto. Il partito di Marine, che entra nell'Assemblea nazionale dopo essere stata votata nell'XI circoscrizione del Pas-de-Calais, non è riuscito infatti ad ottenere sufficienti seggi (il minimo è 10)per creare un gruppo parlamentare a parte. Non è dunque una vittoria per il Front National ma nemmeno una sconfitta. Il partito dovrà semplicemnte riorganizzare la propria strategia di opposizione. Di sicuro la sua impronta in determinate regioni resta preponderante.

Record di deputate

E' una delle buone notizie del secondo turno delle legislative, grazie soprattutto all'azione del partito di Macron. Ci saranno ben 223 deputate all'Assemblea Nazionale, un record anche questo dato che nella precedente Assemblea le deputate erano solo 155. L'idea è che gli elettori francesi abbiano voluto rinnovare il parlamento, spazzando via le vecchie dicotomie, dando fiducia a partiti che sono più sul campo, in parte certo estremizzando lo scontro con i partiti di establishment ma anche dando fiducia ad una configurazioneche darà il via ad una nuova era nella storia politica della Francia. 

@marco_cesario

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