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Macron imbocca la Nuova Via della Seta per andare lontano

Inizia oggi la tournée in Cina del presidente francese. Un viaggio strategico, al di là degli affari: Macron parlerà a nome della Ue chiedendo più reciprocità negli scambi. E punta sul vuoto geopolitico lasciato da Trump e Merkel per posizionarsi come interlocutore privilegiato a Ovest

Il presidente francese Emmanuel Macron e la moglie Brigitte durante una visita alla Grande Moschea di Xian, Cina, 8 gennaio 2018. REUTERS / Ludovic Marin / Pool
Il presidente francese Emmanuel Macron e la moglie Brigitte durante una visita alla Grande Moschea di Xian, Cina, 8 gennaio 2018. REUTERS / Ludovic Marin / Pool

“Non è escluso che nel prossimo secolo la Cina torni ad essere quello che è stata per molto tempo: la più grande potenza dell’universo”. Pronunciate da Charles de Gaulle nel 1964, queste parole dal retrogusto profetico risuonano oggi come un monito per il presidente Macron, che comincia questo lunedì una mini tournée diplomatica di tre giorni che lo vedrà impegnato in una delle missioni più importanti del suo mandato. Un viaggio strategico per il capo dell’Eliseo, inserito nell’agenda presidenziale solamente sette mesi dopo la sua elezione, a conferma dell’interesse storico della Francia nei confronti della Cina. Macron sarà il primo leader occidentale a recarsi in Cina dopo il 19imo congresso del Partito Comunista tenutosi a ottobre, che ha visto la rielezione di Xi Jinping alla guida del Paese.
 
Per l’occasione, il presidente sarà accompagnato dalla première dame Brigitte, molto amata in un Paese in cui la tradizione vuole che gli uomini scelgano donne più giovani, da una delegazione istituzionale e da un folto gruppo composto da una cinquantina di imprenditori e rappresentanti dei principali gruppi industriali d’oltralpe, come Dassault, Auchan, Edf, Bnp e Airbus. Il programma prevede una prima visita nella città di Xi’an, l’antica capitale dove è custodito l’esercito di terracotta, alla quale seguirà un incontro con il presidente Xi Jinping e un discorso sul futuro delle relazioni franco-cinesi. Martedì Macron sarà a Pechino dove si intratterrà con imprenditori locali, mentre il giorno seguente verrà dedicato agli aspetti climatici e culturali.
 
Con questo viaggio la Francia punta a riequilibrare le relazioni bilaterali con il Dragone, cercando di rafforzare e ridefinire gli scambi economici. Nel 2016 l’economia francese ha registrato con Pechino un deficit commerciale di 30 miliardi di euro, contro i 25 miliardi nel 2015 sotto l’allora presidente François Hollande.

L’Eliseo ha annunciato una pioggia di contratti e di accordi preliminari che dovrebbero essere firmati nelle prossime ore in diversi settori, come la difesa, l’energia nucleare, lo sviluppo sostenibile e l’agroalimentare. Tra questi, spiccano quelli riguardanti la vendita di un centinaio di aerei Airbus e di motori Safran, insieme alla costruzione di un centro per il trattamento di rifiuti nucleari gestito da Areva.

In programma anche la creazione di un fondo comune di un miliardo di euro volto a sostenere gli investimenti delle piccole e medie imprese d’oltralpe sul territorio cinese.

Ma in Cina Macron vestirà soprattutto i panni di rappresentante dell’Unione Europea. L’incontro con Xi Jinping avviene in un momento particolarmente delicato per i rapporti tra Bruxelles e Pechino a causa del progetto “One Belt, one road”, conosciuto in Europa come  “Nuova Via della Seta”. Lanciata nel 2013 dal segretario generale del Partito comunista, l’iniziativa punta a sviluppare anche gli scambi commerciali tra la Cina e il vecchio continente (Italia inclusa, come ha spiegato Simone Pieranni in uno dei tanti articoli che ha dedicato al “sogno cinese” su eastwest.eu) attraverso la costruzione di un’imponente rete di collegamenti infrastrutturali che riguardano vie ferroviarie, autostrade, porti, gasdotti e oleodotti. Il piano, che passerà anche in Africa, coinvolge più di 60 paesi, l’equivalente del 60% della popolazione mondiale e un terzo del Pil globale. Un programma mastodontico che letteralmente diviso i dirigenti europei, tra chi storce il naso temendo l’espansionismo della potenza orientale e chi invece vede nuove opportunità di crescita. In particolare, a mostrare maggiore entusiasmo nel progetto cinese, sono i Paesi dell’Europa dell’est, più propensi ad aprirsi agli investimenti di Pechino..
 
Il presidente francese dovrà chiarire le posizioni europee chiedendo al suo omologo orientale garanzie di trasparenza e una maggiore reciprocità negli scambi, in modo da assicurare ai paesi dell’Unione la possibilità di entrare nei mercati cinesi. Un esercizio di mediazione diplomatica, che rafforzerà il ruolo di Macron agli occhi dell’intera comunità europea.
 
Tra i temi internazionali che verranno affrontati in questi giorni ci sono quelli riguardanti la lotta al terrorismo e le crisi in Siria e in Corea e del Nord. Su Pyongyang, Macron cercherà di portare il suo interlocutore verso posizioni più dure nei confronti della dittatura nordcoreana, anche se è altamente improbabile che Xi Jinping si lascerà influenzare dal suo ospite. Per il momento la Francia non ha alcun peso nel dossier ma questo primo contatto potrebbe permettere a Parigi di acquisire influenza nella mediazione.
 
Sul clima, l’intesa tra i due Paesi potrebbe mostrarsi più forte del previsto. Con l’uscita degli Stati Uniti dagli accordi di Parigi, la Cina è diventata uno dei Paesi leader della transizione energetica mondiale. Pechino è il primo investitore al mondo in energie rinnovabili, nonostante abbia emesso 11 miliardi di tonnellate di Co2 nel 2015 attestandosi come lo Stato più inquinante al mondo. Il presidente francese punta a un partenariato più stretto per incrementare gli investimenti nel settore e  stabilire una nuova cooperazione.
 
Dopo l’Unione europea e l’Africa, l’era Macron apre così il suo capitolo asiatico, con l’obiettivo di rinforzare la leadership francese sullo scenario internazionale. La congiuntura attuale sembra essere particolarmente favorevole a Macron, deciso a colmare quel vuoto geopolitico lasciato dalla linea protezionista del presidente statunitense Donald Trump e dal momentaneo ritiro della cancelliera tedesca Angela Merkel, impegnata nel risolvere i problemi interni del suo governo.
 
Dal canto suo, Pechino cerca nuovi partner per contrastare il rivale statunitense attirando nella sua orbita il maggior numero possibile di Paesi occidentali. La Francia rappresenta un alleato ideale per riacquistare la fiducia dei Paesi europei, anche se ancora non è vista come una potenza economica al pari della Germania o dell’Inghilterra.

In un contesto simile, il viaggio del capo di Stato francese assume i contorni di una visita determinante per aprire nuovi panorami nello scacchiere internazionale.

@DaniloCeccarell

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