A Charlevoix il francese ha tentato di riforgiare il fronte europeo dinnanzi agli Usa. Ma la linea protezionista rilanciata via tweet da Trump punta a sgretolarlo. E apre scenari inediti nei rapporti tra gli storici (ex?) alleati Stati Uniti ed Europa

Trump e Macron durante un incontro bilaterale al vertice del G7 a Charlevoix, Quebec, Canada, 8 giugno 2018. REUTERS / Leah Millis
Trump e Macron durante un incontro bilaterale al vertice del G7 a Charlevoix, Quebec, Canada, 8 giugno 2018. REUTERS / Leah Millis

Parigi - Già finita la luna di miele tra il presidente francese, Emmanuel Macron e il suo omologo statunitense, Donald Trump? A giudicare dal fallimento del G7 di Charlevoix, in Canada, la bromance franco-americana sembra ormai essere compromessa. Il presidente francese ha fatto di tutto per mantenere in piedi un dialogo con Washington ma, proprio quando il gruppo dei sette era in procinto di siglare il compromesso finale, l’intesa è saltata.


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A trasformare il summit in un nulla di fatto ci ha pensato Trump, che in un paio di tweet lanciati mentre era in volo verso Singapore ha rimescolato le carte in tavola mandando all’aria 48 ore di duro lavoro diplomatico. Dopo un lungo braccio di ferro, i leader erano riusciti a convincere il capo della Casa Bianca a firmare un documento congiunto per “ridurre le barriere tariffarie” e  riformare l’Organizzazione mondiale per il commercio. Un accordo che, sebbene non includesse soluzioni definitive, avrebbe almeno permesso al summit di salvare la faccia.

“Ho dato istruzioni di non appoggiare i documento finale del G7”, ha cinguettato il capo di Stato americano, irritato dalle parole del premier canadese, Justin Trudeau che, durante la conferenza stampa in chiusura dell’incontro, ha definito «un insulto» i dazi imposti dagli Stati Uniti, aggiungendo che il Canada non si farà «maltrattare» da Washington.

Immediata la reazione di Macron, secondo il quale «la cooperazione internazionale non può essere dettata da pugni di rabbia e dichiarazioni usa e getta». «Abbiamo preso degli impegni e dobbiamo mantenerli» ha affermato il presidente francese, esortando tutti i partner «ad essere seri».

Eppure, già da prima dell’inizio dei lavori i rapporti tra Parigi e Washington sembravano definitivamente compromessi. I primi indizi su una probabile rottura li ha forniti la Cnn che la scorsa settimana ha svelato i retroscena di una conversazione telefonica avvenuta tra i due leader dopo le critiche rivolte da Macron a Trump in merito all’imposizione dei dazi. Una chiacchierata “terribile” secondo il canale televisivo statunitense che, citando una fonte, ha spiegato come il tycoon “non sopporti di essere criticato”. A questo episodio è seguito l’incontro tra il presidente francese e il premier canadese, Justin Trudeau, tenutosi alla vigilia del G7. Un’iniziativa che è suonata più come un avvertimento inviato a Trump. «Una guerra commerciale non è buona per nessuno» ha affermato il titolare dell’Eliseo, suscitando l’ira del presidente americano, consapevole del significato strategico di una simile iniziativa prima del vertice a sette.

Ma all’inizio del summit i due capi di Stato si sono incontrati per un faccia a faccia durato circa mezz’ora, al termine del quale sembrava essere tornata l’armonia. Mentre il titolare della Casa Bianca ha parlato di una relazione «speciale», l’inquilino dell’Eliseo  ha sottolineato che, nonostante le divergenze, Francia e Stati Uniti condividono «preoccupazioni comuni e valori comuni».  Una riappacificazione durata poco che però ha confermato la posizione di Macron all’interno degli equilibri tra Bruxelles e Washington.

Durante l‘incontro, il presidente francese ha continuato sulla sua linea diplomatica improntata su un dialogo aperto e diretto anche se in quest’ultimo G7 Macron si è mostrato più deciso rispetto ai precedenti incontri con il suo omologo americano.

Tuttavia, i sei hanno potuto fare ben poco per contenere l‘irruenza del loro partner americano. Ancora una volta Trump è riuscito ad imporre il suo ritmo, obbligando gli altri partecipanti a stargli dietro, nell’illusoria speranza di convincerlo sui principali dossier.  Il capo della Casa Bianca è arrivato in ritardo al summit e, dopo sole 24 ore, è ripartito alla volta di Singapore per preparare gli ultimi dettagli del vertice con il presidente nordcoreano, Kim Jong Un.

Dinnanzi a un simile atteggiamento, con la cancelliera Merkel che ha mantenuto un profilo basso durante l’intera durata del vertice,  Macron ha assunto la leadership  del gruppo. La sua prima mossa è stata quella di richiamare a raccolta i rappresentanti di Germania, Italia e Gran Bretagna poco prima dell’inizio dei lavori per “riforgiare il fronte europeo” e assumere una posizione comune dinnanzi al leader americano. Così, dopo essersi mostrato al fianco del premier canadese, il capo dell’Eliseo ha voluto rafforzare la sua posizione all’interno del gruppo. «Donald Trump ha visto che c’era un fronte unito dinnanzi a lui» ha detto il Macron al termine delle discussioni.

Ma questo blocco rischia di cedere sotto i colpi del protezionismo americano, che punta a sgretolare l’alleanza occidentale sostituendo il dialogo bilaterale a quello multilaterale. Forse per il suo passato da uomo d’affari o più probabilmente a causa di un incosciente pragmatismo, il tycoon preferisce trattare faccia a faccia con i suoi interlocutori, bypassando le istituzioni internazionali preposte al dibattito e al confronto tra più parti. Consapevole di questo orientamento, Macron si è mostrato fin da subito disponibile a parlare con il suo omologo americano a nome dell’Unione Europea, diventando così il perno su cui far ruotare l’asse Washington-Bruxelles.
 
Con l’ultimo G7, però, è ormai chiaro che Trump mira a stravolgere gli equilibri internazionali, volgendo il suo sguardo verso altre potenze come Russia o Cina, impegnate nelle stesse ore nella riunione dell’Organizzazione per la cooperazione di Shangai. La mancata firma di Washington ha trasformato il vertice in un G6 + 1, aprendo un nuovo capitolo nelle relazioni tra Stati Uniti ed Europa. Da alleati storici, i Paesi membri dell’Unione diventeranno dei concorrenti diretti degli Stati Uniti in una nuova guerra commerciale.

Per far fronte a questa situazione, l’Europa dovrà mostrarsi compatta e riempire gli spazi vuoti lasciati dal protezionismo di Trump. Una scommessa che metterà a dura prova la stabilità dell’Ue, già in difficoltà a causa delle tante tensioni interne.

@DaniloCeccarell

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