Dopo 18 anni di presidenza Merkel, venerdì il Congresso della Cdu sceglierà un nuovo leader. In gioco ad Amburgo c’è anche il futuro della Germania (e quello dell’Europa). Tre i candidati forti, e solo Kramp-Karrenbauer assicura continuità con la linea moderata della Kanzlerin

L’ombra di Angela Merkel sotto la scritta “Il centro” durante una conferenza stampa a seguito della riunione dei leader della CDU a Berlino, Germania, il 5 novembre 2018. REUTERS / Fabrizio Bensch
L’ombra di Angela Merkel sotto la scritta “Il centro” durante una conferenza stampa a seguito della riunione dei leader della CDU a Berlino, Germania, il 5 novembre 2018. REUTERS / Fabrizio Bensch

Berlino - Annegret Kramp-Karrenbauer, Friedrich Merz e Jens Spahn. Tre candidati principali per la leadership della Cdu, il partito del centro-destra tedesco guidato negli ultimi 18 anni da Angela Merkel. La data decisiva per la successione è venerdì 7 dicembre, a decidere saranno 1001 delegati che si riuniranno ad Amburgo.


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I delegati sono i rappresentanti delle realtà regionali e di altri organi interni dei cristiano-democratici. Escludendo poche correnti o gruppi che si sono già posizionati, l’esito della votazione è ancora incerto. Nelle ultime settimane i tre candidati hanno fatto un tour de force, sfidandosi davanti alle assemblee regionali di mezza Germania. Si è trattato di un mese assolutamente inedito per un partito solitamente monolitico e omogeneo, tanto che si è parlato di ripoliticizzazione della Cdu. Fino a oggi era avvenuto una sola volta, 47 anni fa, che ci fosse più di un candidato con possibilità reali di conquistare la presidenza del partito. Una vivacità che è da alcuni accolta positivamente ma che ha anche portato a galla un’inedita e potenziale lacerazione dell’Unione.

La posta in gioco è alta, non solo per i cristiano-democratici, ma per tutta la Germania. Malgrado la crisi di consensi, la Cdu resta il primo partito tedesco, oltre che un pezzo centrale del Ppe europeo. Il prossimo Presidente del partito avrà quindi un ruolo cruciale, sarà fondamentale per il destino politico di Merkel e potrebbe anche puntare, tramite rimpasto o nuove elezioni, al Cancellierato.

Al momento Annegret Kramp-Karrenbauer e Friedrich Merz sarebbero in un testa a testa nei consensi tra i delegati, mentre Jens Spahn resterebbe staccato. Ma tutto è ancora da decidere, visto che non è dato sapere se i delegati delle varie regioni voteranno in blocco - il che potrebbe far stravincere qualcuno - o in maniera molto più sparsa, autonoma ed eterogenea - visto che il voto sarà segreto -. Se venerdì nessuno raggiungerà la maggioranza assoluta alla prima votazione, inoltre, entro pochi minuti si voterà una seconda volta tra i primi due classificati, in quello che sarebbe un vero e proprio ballottaggio.

Ma chi sono i tre candidati? Analizzarne il profilo è decisamente interessante per comprendere le correnti politiche della Cdu e della Germania del futuro più prossimo.

Kramp-Karrenbauer, non soltanto una mini-Merkel

Annegret Kramp-Karrenbauer, 56 anni, soprannominata con l’acronimo Akk, convinta cattolica, è per tutti la candidata di Angela Merkel, che l’ha di fatto proclamata propria erede. La recente ritirata strategica della Kanzlerin punta praticamente tutte le proprie carte sulla presidenza Cdu di Akk: solo con la sua delfina alla guida del partito, infatti, Merkel potrà davvero provare a guidare il Paese fino alla fine del proprio mandato nel 2021.

Definire Kramp-Karrenbauer unicamente una mini-Merkel, però, è riduttivo. Akk è la politica più esperta e di successo del trio dei candidati. Presidente del piccolo Stato federale della Saarland dal 2011 al febbraio 2018, nella sua ultima rielezione, nel marzo 2017, Kramp-Karrenbauer ha sbaragliato gli avversari, AfD inclusa. Una vittoria a tratti inaspettata, che è ancora oggi considerata il vero colpo di grazia a quello che, allora, era stato il breve e illusorio hype socialdemocratico di Martin Schulz.

Nelle ultime settimane, durante i duelli con gli altri due candidati, Akk ha più volte dichiarato di considerarsi la sola capace di riportare la Cdu al 40% dei voti. La sua sicurezza e la sua semplicità hanno fatto presa e, al momento, Kramp-Karrenbauer è la candidata preferita tra i 425 mila iscritti cristiano-democratici - ma questo non significa, automaticamente, che abbia dalla propria parte la maggioranza dei 1001 dei delegati di venerdì prossimo -.

Con una presidenza Kramp-Karrenbauer, la Cdu proverebbe a restare ancorata al centrismo merkeliano, cercando di allearsi alternativamente con Spd, Verdi o liberali Fdp. L’impostazione merkeliana insisterebbe sull’europeismo più classico del Ppe e manterrebbe abbastanza vivo il profilo cristiano-sociale del partito - inclusa una certa attenzione alle esigenze del ceto medio e ai dettami dell’economia sociale di mercato -.

Akk non è però pronta a seguire le orme di Merkel su tutti i temi, a partire da quello più divisivo di tutti: l’immigrazione. Consapevole del prezzo politico pagato dalla Cdu per la Willkommenskultur di Angela Merkel, Kramp-Karrenbauer si è distanziata dalla sua madrina politica, sostenendo anche una nuova tolleranza zero per quegli immigrati che commettono reati, tramite forme di espulsione non solo dai confini nazionali ma da tutta l’area Schengen.

Tra le differenze più evidenti tra Akk e Merkel, inoltre, emerge anche la determinazione di Kramp-Karrenbauer nel non voler rinunciare alle proprie posizioni religiose più tradizionali. L’esempio più noto è la contrarietà di Kramp-Karrenbauer alle unioni omosessuali. Già nel 2015, AKK si era resa protagonista di una controversa dichiarazione che le aveva valso l’accusa di voler porre sullo stesso piano i matrimoni gay e l’incesto.

Malgrado alcuni intoppi, comunque, l’indice di gradimento di Kramp-Karrenbauer continua a restare alto, anche tra chi non vota Cdu, e la sua elezione, neanche a dirlo, sarebbe l’ultimo capolavoro tattico di Angela Merkel.

Friedrich Merz, il manager liberista

Se Kramp-Karrenbauer è forse considerata la favorita, Friedrich Merz è lo sfidante di cui si sta più parlando e scrivendo in queste settimane. 63 anni, avvocato, manager con uno stipendio annuo che supera il milione, cattolico, originario del Nordrhein-Westfalen, parlamentare della Cdu dal 1994 al 2004, Merz aveva lasciato la politica proprio in polemica con la Cancelliera. Spesso definito l’autentico anti-Merkel, il ritorno in politica di Merz assomiglia davvero al riemergere prepotente di un vecchio fantasma della Kanzlerin. Da un recente scoop dello Spiegel, è emerso come lo sponsor più convinto della candidatura di Merz alla presidenza Cdu sia l’ex ministro delle Finanze Schäuble - che, eventualmente, punterebbe egli stesso al Cancellierato -. Un piano che sarebbe in piedi già da qualche anno e che avrebbe anche il sostegno del misterioso “patto delle Ande”, un gruppo interno e inufficiale della Cdu - formato da soli uomini -, che negli ultimi anni sembra essersi ricompattato contro l’egemonia della Kanzlerin.

In queste settimane, Merz si è presentato con una retorica potente, professionale ma aggressiva, tipica del business-man. Sul piano politico Merz punta apertamente a riportare la Cdu verso destra, richiamandosi ai valori dell’identità occidentale di fronte all’immigrazione e mettendo addirittura in dubbio le regole dell’asilo politico in Germania. Merz non sta certo nascondendo l’obiettivo di recuperare più voti possibili dalla destra identitaria di Alternative für Deutschland. Al tempo stesso, il manager-politico cerca di distinguersi chiaramente da AfD, andando nella direzione diametralmente opposta quando si tratta di scegliere tra sovranismo e mercato globale.

In economia, Merz mantiene un approccio ultra-pragamtico e legato a doppio filo alla più immediata razionalità finanziaria, spingendo quindi per nuove privatizzazioni e deregulation fiscale e arrivando a tirare fuori dal cilindro proposte come l’integrazione delle pensioni con azioni finanziarie.

Sul tema Europa, l’impostazione di Merz sembra altrettanto improntata alla realpolitik economica, secondo cui l’europeismo è ben poco una questione di ideali ma soprattutto una irrinunciabile necessità tedesca, indispensabile per mantenersi competitivi su scala globale. Non c’è quindi da aspettarsi una particolare apertura di Merz sulla flessibilità dei conti nell’eurozona, anche considerando quanto il candidato si sia già fatto portavoce delle diffuse preoccupazioni per il nuovo rallentamento dell’economia mondiale. «Cosa faremo in Germania quando il party sarà finito?», ha chiesto diverse volte Merz, ricordando che la congiuntura economica positiva tedesca potrebbe finire molto presto.

Se sui temi economici la fiducia verso Merz della base della Cdu sembra alta, c’è invece una parallela diffidenza nelle capacità del candidato di difendere i valori più sociali della Cdu.

La vicinanza di Merz ai grandi gruppi finanziari è ormai un argomento di dibattito quotidiano. Negli ultimi 10 anni, lontano dalla politica, Merz ha ricoperto numerosi ruoli di primo piano in grandi aziende tedesche e multinazionali.

Al momento, Friedrich Merz è ancora active chairman in Germania della società di investimenti BlackRock, la più grande al mondo nel suo genere. BlackRock vanta importanti partecipazioni in tutte le 30 società Dax della Borsa di Francoforte e le sue più recenti fortune sembrano essere legate ad Aladdin, un sistema di analisi finanziaria quasi unico nella sua efficacia. Sebbene Merz abbia dichiarato che lascerà ogni posizione manageriale in caso di elezione a Presidente della Cdu e che il suo profilo professionale non debba essere per forza sinonimo di conflitto d’interessi, per il candidato-manager continua a essere chiaramente difficile presentarsi come un uomo vicino al ceto medio. Se Merz diventerà Presidente della Cdu, è quasi ovvio che l’agenda economica dei cristiano-democratici riceverà una svolta massicciamente liberista.

Jens Spahn, tra narrativa digital e occidentalismo identitario

Terzo incomodo, probabilmente fuori dal testa a testa che conta, l’attuale ministro della Sanità Jens Spahn si presenta con una candidatura che sembra anche pensata per posizionarsi nella Cdu sul lungo periodo. 38 anni, cattolico, anch’egli originario del Nordrhein-Westfalen, nonostante un certo deficit di simpatia dovuto alla sua smisurata ambizione, Spahn è da tempo considerato l’uomo del futuro del nuovo tradizionalismo occidentalista di lingua tedesca - una corrente mitteleuropea di cui il premier austriaco Sebastian Kurz è uno degli esempi più chiari -.

Omosessuale dichiarato e sposato con un uomo, quando si tratta di diritti civili Spahn è talvolta più liberale della sua avversaria Kramp-Karrenbauer ma sul piano del multiculturalismo - e del liberismo fa a gara con Merz per spostarsi il più possibile a destra.

Da tempo Spahn è una delle voci più critiche nei confronti delle politiche migratorie di Angela Merkel. Il ministro si è fatto notare per una particolare insofferenza verso il ruolo dell’Islam in Germania, che Spahn ha accusato di essere portatore di pericolose forme di omofobia, maschilismo e antisemitismo.

Il risultato solo apparentemente paradossale dei posizionamenti di Spah è che addirittura Alexander Gauland, uno dei leader di AfD, ha scritto una lettera di lode nei suoi confronti nel luglio 2017. E se Spahn, da parte sua, non ha fatto passi evidenti verso AfD, con i populisti condivide almeno un altro elemento: l’antipatia ideologica per i Verdi tedeschi, che sarebbero invece alleati quasi naturali di un’ennesima stagione centrista-merkeliana della Cdu.

Sull’Europa la posizione del ministro della Sanità non è molto dissimile da quella di Merkel, anche se è Spahn ad aver ripetuto più apertamente che non voler abbandonare il quadro dell’Ue e dell’eurozona non deve significare sostenere passi verso una comunione dei debiti dei singoli Stati - chiaro riferimento alle economie più in difficoltà come quella italiana -.

In tutti i suoi discorsi dell’ultimo mese, oltre a parlare moltissimo di innovazione e, Spahn ha sempre fatto riferimento alla sua visione politica per l’anno 2040, confermando anche in questo modo di non voler obbligatoriamente puntare subito a diventare presidente della Cdu - o Cancelliere -, ma di prepare il terreno per i prossimi anni, in cui gli stravolgimenti politici saranno certamente tanti.

La vera domanda, sul breve periodo, diventa quindi una: se il 7 dicembre al congresso di Amburgo ci sarà un secondo round di votazioni-ballottaggio tra Akk e Merz, per chi voteranno i delegati orientati nel primo round proprio su Spahn?

Non si sa, i giochi interni al partito restano imperscrutabili, ma i profili dei tre candidati fanno pensare che una buona parte dei sostenitori di Spahn potrebbe riorientarsi verso la svolta a destra di Friedrich Merz e non verso il centrismo d’ispirazione merkeliana di Kramp-Karrenbauer.

Ecco perché la sfida di questo venerdì resta ancora molto aperta e si deciderà all’ultimo minuto.

@Lorenzomonfreg 

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