La mini-Merkel dovrà portare a destra una Cdu mai così spaccata

La strategia della Merkel ha funzionato: la sua delfina Akk guiderà la Cdu, consentendo a lei di continuare a governare. Ma dal Congresso emerge una spaccatura inedita per il partito. Eletta grazie ai voti decisivi dei neoconservatori, la nuova leader dovrà pilotarlo verso destra in cerca di unità

Il nuovo leader del CDU Annegret Kramp-Karrenbauer parla con l'ex presidente del partito e cancelliere tedesco Angela Merkel durante il congresso ad Amburgo, Germania, 8 dicembre 2018. REUTERS / Fabian Bimmer
Il nuovo leader del CDU Annegret Kramp-Karrenbauer parla con l'ex presidente del partito e cancelliere tedesco Angela Merkel durante il congresso ad Amburgo, Germania, 8 dicembre 2018. REUTERS / Fabian Bimmer

Berlino - Quando il discorso di addio di Angela Merkel è stato applaudito per 10 minuti dai delegati cristiano-democratici del Congresso di Amburgo, Akk (Annegret Kramp-Karrenbauer), soprannominata anche mini-Merkel, deve aver capito di poter davvero diventare la nuova leader della Cdu.

L’ultima mossa strategica della Kanzlerin è andata a buon fine: il passaggio di consegne alla sua delfina darà alla Kanzlerin il tempo di concentrarsi sul suo quarto e ultimo governo, con un particolare riguardo ai più importanti dossier internazionali.

Il successo della strategia di Merkel non era per nulla scontato e a dimostrarlo è il ridottissimo margine con cui Annegret Kramp-Karrenbauer è riuscita a sconfiggere al ballottaggio il suo più diretto avversario, il manager-politico Friedrich Merz. Su 999 voti, Akk ne ha raccolti 517, mentre Merz ne ha conquistati 482: tradotto in percentuale, si tratta di un vantaggio inferiore al 3,5%. Numeri che, sul lungo periodo, daranno molto filo da torcere alla nuova leader dei cristiano-democratici.

Una spaccatura inedita nella CDU

In queste ore si sta molto discutendo su come Merkel sia riuscita per l’ennesima volta a non farsi sconfiggere dai propri avversari, inclusi quelli più determinati, a partire dall’ex ministro delle finanze Wolfgang Schäuble, il vero padrino politico di Merz. Niente di più vero: con Akk a guida della Cdu, la Kanzlerin sarà al momento più protetta e sarà più difficile che qualcuno la costringa a un abbandono traumatico - e umiliante - del suo ultimo Cancellierato.

Bisogna ora ugualmente capire cosa succederà nella Cdu, che resta ancora il partito più votato della Germania ma è da tempo in caduta libera nei sondaggi.

Dal congresso di Amburgo è emersa una spaccatura inedita per una realtà solitamente omogenea e quasi monolitica come quella dei cristiano-democratici tedeschi. Una spaccatura che era stata già determinata dal semplice fatto che ci fossero addirittura tre candidati alla leadership del dopo Merkel. Se tra i delegati Cdu, anche per ragioni di gratitudine personale, è rimasta maggioritaria la fedeltà alla Kanzlerin, questo non significa che la quasi metà dei delegati che hanno votato Merz accetterà supinamente un weiter so (avanti così) di stampo merkeliano.

Il consenso che Merz è riuscita a raccogliere in così poco tempo resta impressionante. Se è vero che le manovre per lanciare Merz contro Merkel sono state apparentemente preparate a lungo, resta il fatto che il politico-manager abbia potuto fare campagna elettorale interna per poco più di un mese e sia ugualmente riuscito a conquistare più del 48% del congresso.

Il ruolo decisivo di Spahn e dei suoi sostenitori

Analizzando il successo di Akk ad Amburgo, c’è da notare un altro elemento fondamentale: una parte dei delegati che avevano scelto il terzo candidato nella prima votazione, hanno poi preferito orientarsi sulla delfina di Merkel al ballottaggio. Nella prima votazione, infatti, Akk aveva raccolto 450 voti su 999, Merz 392 e Spahn 157. Nella seconda votazione, dei 157 elettori di Spahn, 90 hanno presumibilmente scelto Merz e 67 hanno optato per Kramp-Karrenbauer.

Guardando al dibattito politico interno dell’ultimo mese, stupisce che i sostenitori di Spahn non abbiano appoggiato Merz in blocco: l’agenda di Jens Spahn, infatti, è molto più vicina a quella di Merz che a quella di Akk, sia sul piano economico, dove entrambi perseguono un liberismo spinto, sia sul piano socio-culturale, dove Merz e Spahn si sono ampiamente posizionati contro la Willkommenskultur degli immigrati.

Le ragioni del contributo della corrente Spahn all’elezione di Akk, quindi, vanno cercate soprattutto nel campo della realpolitik. Il fatto che, poche ore dopo essere stata nominata leader, Akk abbia fatto eleggere Paul Ziemiak come Segretario Generale della Cdu - vale a dire come numero 2 del partito -, potrebbe confermare l’esistenza di un’intesa più o meno spontanea tra la corrente di Kramp-Karrenbauer e quella di Spahn. Ziemiak, infatti, è a capo dell’ala giovanile del partito, da cui provengono gran parte dei sostenitori di Spahn.

Al di là dei fisiologici giochi di potere interni, inoltre, c’è da considerare un altro aspetto ancora più rilevante politicamente. La candidatura di Spahn è stata in tutto e per tutto un progetto sul lungo periodo, il cui scopo fondamentale era di profilarsi come l’uomo del futuro di un neoconservatorismo europeo - anzi, mitteleuropeo - in cui il laicismo diventa parte della tradizione, in funzione principalmente anti-islamica, e l’europeismo diventa una declinazione dell’occidentalismo, sul modello austriaco del premier Sebastian Kurz.

Se l’obiettivo principale di Spahn è e resta, quindi, quello di affermarsi come neo-conservatore all’interno della Cdu, è chiaro che una leadership di Merz avrebbe di fatto eroso la possibilità di sviluppare con solidità la propria identità e il proprio progetto, mentre una leadership ufficialmente più centrista come quella di Akk lascerà ora più spazio a Spahn e ai suoi di rafforzarsi come corrente interna al partito.

Akk si sposterà comunque verso destra

Dal quadro fin qui delineato emerge chiaramente come Akk parta da una posizione difficile. Eletta anche grazie a una corrente di giovani neo-tradizionalisti, che vogliono identificarsi proprio in opposizione alla sua nuova leadership, e affermatasi con uno scarto di pochi voti rispetto a chi invece sosteneva quella specie di golpe interno di cui Merz era l’avanguardia, Annegret Kramp-Karrenbauer avrà ora un’urgenza primaria: mantenere unito il suo partito. Una missione che dovrà portare avanti in nome della storica compattezza politica della Cdu e che potrà rivelarsi più o meno complicata a seconda dei sondaggi dei prossimi mesi.

Akk ha promesso di riportare i cristiano-democratici al 40% dei consensi: se il trend dovesse rivelarsi contrario alle promesse e si dovesse incrociare con la crisi inarrestabile degli alleati di governo socialdemocratici, la vittima sacrificale potrebbe velocemente tornare a essere la GroKo del governo Merkel IV e Kramp-Karrenbauer potrebbe anche trovarsi costretta ad accelerare l’organizzazione di una propria - non scontata - candidatura a Cancelliera.

Una cosa è già certa: con un primo round di voti ad Amburgo in cui la maggioranza dei delegati Cdu (55%) hanno comunque scelto due candidati conservatori, sarà probabilmente inevitabile che Akk viri il partito verso destra, anche come semplice risultato delle collaborazioni con le correnti dei suoi due competitor.

Sul piano dell’economia sociale di mercato, Kramp-Karrenbauer potrà certamente essere un’alternativa al potente liberismo di Merz e Spahn e, per quanto riguarda l’Europa, Akk è sicuramente più vicina di altri all’europeismo classico del Ppe. Ma questo non significa che non seguirà almeno parzialmente il trend di destra su altri temi altrettanto decisivi, a partire da quello più divisivo di tutti, l’immigrazione, su cui Kramp-Karrenbauer aveva già promesso nelle scorse settimane una certa durezza - portando a compimento uno specifico riposizionamento che in verità, da un punto di vista non narrativo ma pragmatico, era già stato iniziato dalla stessa Angela Merkel -.

La domanda non sarà quindi “se” la Cdu del futuro si sposterà verso destra, ma “quanto” intensamente. Da questa intensità dipenderanno anche i futuri posizionamenti degli altri partiti tedeschi, anche in funzione delle alleanze con gli stessi cristiano-democratici. L’eredità del centrismo merkeliano e della sua apertura multiculturale del 2015 è già stata raccolta dai Verdi, mentre la Spd e la Linke sanno di poter potenzialmente beneficiare di qualunque spostamento conservatore del baricentro cristiano-democratico.

Se per i liberali di Fdp l’elezione di Annegret Kramp-Karrenbauer resta un fattore ambivalente - perché garantisce forse più voti ma meno possibilità di alleanze -, chi sicuramente ha esultato alla proclamazione della nuova leader della Cdu è la destra identitaria di Alternative für Deutschland. In previsione delle consultazioni europee e di tre cruciali elezioni di Land nel 2019 (in Brandeburgo, Sassonia e Turingia), infatti, AfD ha un disperato bisogno di continuare a inveire contro il merkelismo e i suoi eredi più riconoscibili.

@Lorenzomonfreg

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