Martin Schulz tenta la carta dei profughi per non affondare

Sembrava che la questione non fosse più all’ordine del giorno. Ma i sondaggi per i socialdemocratici non sono rosei, motivo per cui lo sfidante di Merkel tira in ballo i profughi.

Il leader del partito socialdemocratico tedesco Martin Schulz. REUTERS/Fabrizio Bensch
Il leader del partito socialdemocratico tedesco Martin Schulz. REUTERS/Fabrizio Bensch

Da quando, ormai quasi due anni fa, la rotta balcanica è stata chiusa, il flusso di migranti che giunge in Germania si è considerevolmente ridotto. E di conseguenza anche il dibattito al riguardo non è da tempo più prioritario e solo ciclicamente torna alla ribalta. In maggio, per esempio, si era scoperto che un soldato della Bundeswehr, l’esercito tedesco, si era spacciato per profugo siriano – pur non parlando una parola di arabo – e progettava un attentato da far ricadere sui migranti. Non è stato l’unico, per quanto certo il più eclatante caso di esame poco accurato al momento della registrazione dei profughi venuto a galla, ciò nonostante, il tema profughi non sembrava più uno di quelli utili da cavalcare in campagna elettorale, soprattutto per i partiti che formano la grande coalizione.

Il segretario dell’Spd Martin Schulz sembra essere però di altro avviso. I sondaggi non vanno affatto bene e bisogna pur fare qualcosa. Secondo quelli pubblicati venerdì scorso, l’Unione (cioè cristianodemocratici e cristiano sociali) si attesta al 40 per cento, mentre l’Spd arriva al 24 per cento. E proprio questa situazione a lui poco favorevole, potrebbe averlo indotto a giocare la carta dei migranti. E per farlo ha scelto il miglior megafono possibile, quello della Bild am Sonntag, l’edizione domenicale di questo tabloid che è il giornale più diffuso nel paese. Schulz nell’intervista parla del susseguirsi ininterrotto di sbarchi sulle coste italiane. “Si tratta di numeri che dovrebbero preoccupare. E chi pensa di poter temporeggiare fino a dopo le elezioni non è altro che un cinico”. Poi ricorda quanto successo nel 2015, quando quasi un milione di profughi giungeva in modo “sostanzialmente incontrollato” in Germania. “Una situazione che potrebbe ripetersi, se non agiamo tempestivamente” avverte. Certo, allora Merkel li aveva fatti entrare in Germania per motivi assolutamente condivisibili. Solo, peccato che l’avesse fatto senza prima consultarsi con gli altri stati membri dell’Ue”.

Lui già ora, invece, cerca alleanze. Ha visto il presidente francese Emmanuel Macron, questo giovedì incontrerà il premier italiano Paolo Gentiloni a Roma, per discutere anche con lui sulla proposta di un piano di ricollocamento in altri paesi dell’Unione, in cambio di contributi finanziari. Un piano del quale, dice Schulz alla Bild am Sonntag, avrebbe già parlato con il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker. Ma la Germania da questo piano sarebbe però esclusa.

Un piano che non è ovviamente piaciuto a tutti. Il sito del settimanale Spiegel scrive in proposito: “Che Schulz punti il dito sull’emergenza profughi in Italia è giusto. Ignorare i problemi non è mai servito a nulla. A parte il fatto che il tempo da qui alle elezioni rischia di essere ancora lungo. Che cerchi di stanare la Kanzlerin, rientra nella logica della campagna elettorale, dunque è legittimo. Resta però da chiedersi se il tema profughi gli può veramente tornare utile per risalire nei sondaggi”.

Una domanda inevitabile, prosegue l’articolo, visto che, punto primo, la sola parola di ricollocamento o ridistribuzione ha sempre suscitato reazioni di chiusura negli altri paesi dell’Ue. Punto secondo, i socialdemocratici hanno finora sostenuto la politica di Merkel al riguardo.

Il settimanale die Zeit mette invece in evidenza le proposte di Schulz riguardo al piano Africa, di cui la Kanzlerin ripetutamente ha parlato. Secondo Schulz quello di cui c’è bisogno in quel continente è maggior correttezza commerciale da parte nostra, aiuti finanziari più mirati per lo sviluppo e la fine del commercio di armi nelle zone di guerra. Quest’ultimo, peraltro, un tema particolarmente delicato, soprattutto per i socialdemocratici. E’ vero che nel 2016, con l’allora capo dell’Spd Sigmar Gabriel titolare del dicastero Economia, l’export di materiale bellico è diminuito di un miliardo di euro. Peccato però, che giusto qualche settimana fa è stata autorizzata una fornitura di armi verso l’Arabia Saudita, paese fortemente invischiato nei disordini che agitano quella parte di mondo. 

Un duro attacco lo sferra il quotidiano die Welt, secondo il quale chi avanza proposte come quelle di Schulz, deve aver vissuto negli ultimi due anni su un altro pianeta. E questo, non perché l’Spd stessa, come già detto, ha sostenuto sempre la politica di Angela Merkel, ma per i seguenti motivi: primo solo il 15 per cento di coloro che arrivano sulle coste italiane hanno diritto d’asilo, il problema dell’Italia non è dunque sistemare questi, ma di rimandare indietro l’altro 85 per cento; secondo, è vero che la ridistribuzione salva vite umane, ma solo se dall’Africa arrivano in aereo; terzo, i giovani che arrivano dalla Nigeria o dalla Costa d’Avorio certo non sognano di finire nella provincia polacca.

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