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I turchi in Germania voltano le spalle all’Spd

 I turchi naturalizzati in Germania hanno sempre votato in maggioranza socialdemocratico. Ora, le tensioni tra Ankara e Berlino e le ultime dichiarazioni di Schulz, rischiano di far perdere al partito un bacino di 1,3 milioni di voti.

Una famiglia turca vende cibo in strada a Kreuzberg in Germania. REUTERS/Pawel Kopczynski
Una famiglia turca vende cibo in strada a Kreuzberg in Germania. REUTERS/Pawel Kopczynski

Si dice e si scrive in Germania che questa campagna elettorale sia noiosa, terribilmente noiosa, mentre con la discesa in campo del socialdemocratico, ex presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz ci si aspettava un avvincente confronto scontro tra lui e Angela Merkel. Il fatto è, spiegano i politologi, che l’economia tedesca va a gonfie vele e anche se una fetta di tedeschi (per niente indifferente, peraltro) non approfitta di questa congiuntura positiva, non vi sarebbe nell’elettorato tedesco una vera voglia di cambiamento. Temi come la giustizia sociale, le pensioni, gli sgravi fiscali fino a ora non sono riusciti fino a rendere la campagna elettorale più interessante.

Ma per fortuna domenica scorsa c’è stato il duello televisivo tra Angela Merkel e Schulz. Vero che anche questo non è stato proprio all’altezza delle aspettative, in compenso ha smosso le acque.

Perché, se la maggioranza dei tedeschi si mostra tutto sommato contenta e soddisfatta di come stanno e vanno le cose, non così i cosiddetti “Deutschtürken”, turchi che vivono in Germania e cittadini tedeschi con radici turche. Di quest’ultimi 1,3 milioni ha diritto di voto.

Le dichiarazione di Schulz durante il duello televisivo, di volere l’immediata interruzione delle trattative di associazione della Turchia all’Ue, il blocco immediato dei fondi previsti a tal proposito – si tratta di 4,5 milioni di euro – ma non la fine dell’accordo siglato la primavera del 2016 tra Ue e Turchia riguardo ai migranti e profughi, li ha ulteriormente spaesati.

Questa dichiarazione è stata, infatti, un’ulteriore goccia di un vaso sempre più vicino a traboccare. Anche molti dei turchi naturalizzati, da tempo, infatti, non condividono più le scelte e l’atteggiamento di Berlino verso la Turchia. Sono diversi i punti che hanno minato la fiducia nei partiti tedeschi nell’ultimo anno. Tra questi il riconoscimento, l’anno scorso, da parte del Bundestag (alla votazione parlamentare Merkel non era però presente) del genocidio armeno; poi c’è stato lo scontro sul referendum presidenziale di quest’anno, che ha riconosciuto al presidente turco Recep Tayyip Erdogan poteri di fatto autocratici. Allora era stato vietato a politici turchi di fare campagna elettorale a favore del referendum in Germania. E domenica, appunto, le dichiarazioni di Schulz che hanno suscitato vibrate critiche da parte delle comunità turche in Germania. Gökay Sofuoglu, uno dei suoi rappresentanti, in un’intervista al quotidiano Rheinische Post, ha fatto notare che: “Le posizioni dell’Unione (Cdu e Csu, ndr) e dell’Spd, lascerebbero supporre che la Turchia sia abitata solo da Erdogan e da suoi sostenitori”. Ma in Turchia la maggioranza delle persone avrebbe un orientamento democratico.  “E l’era Erdogan prima o poi finirà”.

Ma tutto questo avrà anche un’influenza sull’appuntamento elettorale del 24 settembre? La risposta dei politologi tedeschi è inequivocabile: si ce l’avrà. Soprattutto a discapito dei partiti di centro sinistra e in particolare, dell’Spd.

Secondo uno studio dell’istituto demoscopico futureorg condotto prima delle ultime politiche del 2013, il 42,9 per cento dei tedeschi con radici turche aveva allora dichiarato di voler votare Spd. Un’indagine condotta da DATA4U subito dopo, rilevava che addirittura il 64 per cento di loro aveva votato Spd, mentre un 12 percento Verdi e un altro 12 per cento Linke (la Sinistra). L’Unione era stata invece votata solo dal 7 per cento per l’Unione di loro.

Da anni, se non da sempre, i Deutschtürken costituiscono insieme ai lavoratori specializzati, gli impiegati e i protestanti lo zoccolo duro dell’elettorato socialdemocratico. Sempre secondo DATA4U il numero dei Deutschtürken con diritto di voto è inoltre in costante crescita, per via dei nuovi arrivati e delle naturalizzazioni, e dovrebbe raggiungere entro il 2030 i due milioni di elettori. Infine, i socialdemocratici da sempre si definisco il partito dei migranti, introducendo nel 2011 anche una quota, secondo la quale in tutti gli organi del partito almeno il 15 per cento dei membri deve essere costituito da migranti. E così, oggi l’Spd è il partito in Germania con il maggior numero di migranti e di “Deutschtürken” tra i partiti.

Questa volta, però questi elettori potrebbero attuare un comportamento diverso e molto doloroso (in termini di voti) soprattutto per l’Spd. Attualmente il 41 per cento di loro si dice ancora incerto se andare a votare e se sì, chi. Un’incertezza dovuta non solo al fatto che il presidente turco si è preso la briga di dire suggerire loro di non votare più per i partiti che hanno sempre vota, dunque Spd, Cdu e Verdi. Ma per le tensioni sopra descritte.

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