Germania: l’estrema destra contro i salafiti

I gruppi dell’islamismo radicale continuano a crescere. E si afferma, di pari passo, la propaganda anti-islamista dell’estrema destra.

 Un sostenitore del movimento anti-immigrazione di destra PEGIDA. REUTERS/Ina Fassbender
Un sostenitore del movimento anti-immigrazione di destra PEGIDA. REUTERS/Ina Fassbender

Lo scorso aprile il Primo Ministro francese Manuel Valls ha apertamente lanciato l’allarme: il salafismo sarebbe in grado di vincere la battaglia ideologica e culturale all’interno dell’Islam francese, conquistando, di fatto, un’egemonia politica e dottrinale.

Che la dichiarazione del premier socialista sia stata più o meno eccessiva, una cosa è certa: lo Stato tedesco vuole evitare di replicare in Germania lo scenario francese di un conflitto etnico-religioso strisciante. I motivi delle preoccupazioni tedesche sono due.

Primo: è praticamente impossibile non riconoscere il salafismo politico come una minaccia esplicita alla democrazia in Germania.

Secondo: la crescita del salafismo politico sta parallelamente favorendo l’affermarsi di specifici gruppi anti-islamisti. Tra questi compaiono certamente Alternative für Deutschland e Pegida. Ma se queste due realtà, soprattutto AfD, stanno attualmente istituzionalizzando il nuovo populismo di destra in forme di rappresentanza democratica, il paradigma anti-islamista preoccupa principalmente perché ha riaperto la strada a una scena politica concretamente neonazista e post-nazista.

Il rapporto tra neonazismo e salafismo politico, infatti, sembra tanto conflittuale quanto simbiotico: la penetrazione sociale dei due estremismi si sta rafforzando con una certa sincronia.

Due crescite parallele

Nel 2012, durante un potenziale scontro di piazza a Bonn tra un gruppo estremista salafita e militanti di estrema destra, si è verificato l’episodio che ha convinto le autorità tedesche ad agire massicciamente contro gli islamisti radicali. Si tratta dell’accoltellamento di due poliziotti da parte di un giovane salafita che stava cercando il confronto fisico con i membri del gruppo di destra “Bürgerbewegung Pro NRW”. Pochi giorni dopo il ferimento degli agenti, è stata lanciata una serie di emblematici raid di polizia, su tutto il territorio tedesco, mentre diversi gruppi salafiti sono stati dichiarati fuorilegge.

I raid hanno aumentato l’esposizione mediatica del salafismo, una dinamica che, da un lato, ha favorito l’emergere di predicatori salafiti in cerca di notorietà e, dall’altro, ha compattato l’estrema destra tedesca nell’identificazione di un nuovo nemico, da affrontare pubblicamente, a caccia di un’inedita legittimazione sociale.

Emblematico è come diversi gruppuscoli della destra radicale tedesca abbiano iniziato a organizzare azioni di disturbo nei confronti delle iniziative di Pierre Vogel, ex pugile tedesco convertito all’Islam, star mediatica del salafismo-pop (vale a dire un islamismo fondamentalista che punta a coinvolgere giovani e giovanissimi con la propaganda online).

“Hooligans contro i Salafiti”

Nel 2014, in occasione di due manifestazioni presenziate da Pierre Vogel a Mönchengladbach e Mannheim, cominciano a comparire le prime proteste da parte di cosiddetti “hooligans”.

L’anno 2014, infatti, è quello in cui si sviluppa una delle formazioni che più chiaramente dimostrano lo scontro simbiotico tra estremismo islamista e destra radicale. Si tratta degli “Hooligans Gegen Salafisten”, gli “Hooligans contro i Salafiti”. Chiamato anche con l’abbreviazione HoGeSa, il movimento riunisce temporaneamente diverse realtà dell’estremismo di destra e dei settori più politicizzati delle tifoserie di calcio. Il gruppo segue fin da subito un’organizzazione fluida e funzionale, sulla base di un modello già utilizzato dall’estrema destra inglese della “English Defence League”.

Il vero e proprio battesimo di fuoco di HoGeSa arriva a Colonia, il 26 ottobre del 2014, quando quasi 5000 partecipanti si riuniscono per una manifestazione indetta proprio contro l’estremismo salafita. La Polizei si rivela piuttosto impreparata al numero di persone presenti e il corteo all’interno della città degenera in diversi scontri urbani.

La violenza a Colonia, però, non viene scatenata da un confronto tra destra radicale e salafiti, ma tra la destra e numerosi “Antifa” della sinistra radicale locale. Quello delle contromanifestazioni antifasciste contro le destre è un’irremovibile e quasi strutturale costante del conflitto politico in Germania. A questo proposito, va notato come le azioni degli Antifa tedeschi siano sostanzialmente molto più aggressive (e collaudate) quando sono rivolte contro l’estrema destra, mentre sono decisamente meno potenti nel contrastare il salafismo politico. Si tratta di un dettaglio da considerare, perché proprio la titubanza della sinistra (più o meno radicale) nell’affrontare l’estremismo salafita è attualmente uno degli argomenti cruciali e più efficaci della propaganda del neonazismo e del post-nazismo tedeschi.

Dall’anti-islamismo alle campagne contro l’immigrazione

Dopo le problematiche di ordine pubblico emerse a Colonia, le successive manifestazioni degli “Hooligans Gegen Salafisten” vengono affrontate con maggiore efficacia dalla polizia. Alcune proteste del gruppo vengono direttamente vietate, mentre il raduno dell’anno successivo, il 25 ottobre 2015, sempre a Colonia, è gestito con oltre 3.500 agenti. I partecipanti dell’estrema destra sono solo 700 e la contro-manifestazione delle sinistre supera i 10.000 partecipanti (in una città appena scossa dall’attentato ai danni della Sindaco di Colonia, Henriette Reker, accoltellata una settimana prima da un presunto estremista di destra).

Pochi mesi dopo, le gravi vicende degli assalti sessuali nella notte di San Silvestro da parte di immigrati presenti sul territorio tedesco, scatenano una più generalizzata ondata di feroci critiche nei confronti delle politiche di accoglienza in Germania. Uno scenario che ha parzialmente assorbito anche la specificità dell’anti-islamismo militante delle destre estreme, diluendolo in un più generico, ma anche più disseminato ed esplosivo, estremismo anti-immigrazione.

Hooligans ma non Ultras

Al momento, la sigla “Hooligans Gegen Salafisten” sembra essere scomparsa dai radar. Bisogna però considerare che l’auto-scioglimento di gruppi troppo attenzionati dalle autorità è una costante strategica della destra radicale, sempre determinata nel resuscitare con nuova denominazioni. Lo scorso 7 ottobre, un gruppo affine a HoGeSa, chiamato "Gemeinsam Stark Deutschland", ha raccolto a Dortmund circa 500 persone che hanno partecipato a un presidio, in una zona circoscritta e completamente blindata dalla Polizei. Pur contando la partecipazione di diversi rappresentanti dell’area post-nazista, gli organizzatori della manifestazione hanno pubblicamente dichiarato di non essere nazisti, ma solo “patrioti” della scena hooligan.

Un’appartenenza, quella alla galassia degli hooligans, che non deve essere confusa con l’identità dei vari gruppi ultras delle tifoserie di calcio tedesche, di cui le formazioni di estrema destra rappresentano solo una specifica realtà. Resta il fatto che il contributo del tifo politicizzato al riaffermarsi della destra radicale tedesca è innegabile, soprattutto in città come Aachen, Düsseldorf, Dresda, Lipsia, Chemnitz e la stessa Dortmund. È di poche settimane fa un comunicato stampa che ha colpito molto gli ambienti del tifo organizzato: il gruppo ultras BVB Freunden, costituito da tifosi del Borussia Dortmund, ha ufficialmente annunciato l’abbandono della curva a causa della crescente appropriazione dei settori dello stadio da parte di nuove formazioni neonaziste.

Interrompere lo scontro-simbiosi dei fondamentalismi

Un caso, quello del tifo calcistico, che dimostra la particolare e rinnovata presa dell’estrema destra su alcuni settori giovanili tedeschi.

Le preoccupazioni delle istituzioni per questo ritorno del radicalismo post-nazista sono più che giustificate: la recente uccisione di un membro dei corpi speciali SEK da parte di un estremista (legato a un’organizzazione differente dalla scena hooligan), così come i numerosi attacchi contro migranti e case per rifugiati, dimostrano che la violenza politica di piazza sia un’anticamera del terrorismo di destra.

Al tempo stesso, la costante crescita del nemico ideale per la propaganda della destra radicale, il salafismo politico, merita altrettanta attenzione, non solo da parte della Polizia e dei Servizi d’Informazione, ma anche, e soprattutto, da parte della politica e degli opinion makers.

Come il neonazismo, anche il salafismo politico è un termometro estremo, che comunica indirettamente il sentimento di settori più ampi e silenziosi della popolazione.

Oggi, in Germania, è illusorio pensare di poter contrastare l’avanzata dell’estrema destra senza affrontare problemi speculari, sempre più sentiti nel paese, a partire dalla diffusione dell’islamismo radicale e dal proliferare di fondamentalismi religiosi dichiaratamente ostili ai principi costituzionali tedeschi.

@lorenzomonfreg

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