Germania, imam spie e la mano lunga di Ankara

Una lettera incita gli imam in Germania a segnalare gli adepti di Gülen mentre il premier turco fa campagna referendaria in terra tedesca.

Un imam spiega la preghiera per i credenti nella moschea Merkez Buyuk Cami, Dortmund, Germania, July 17, 2015. REUTERS / Ina Fassbender
Un imam spiega la preghiera per i credenti nella moschea Merkez Buyuk Cami, Dortmund, Germania, July 17, 2015. REUTERS / Ina Fassbender

La Turchia sembra prendersi sempre più spazi in Germania al punto da aver infiltrato anche imam-spie, almeno questo raccontano le cronache di un paio di giorni fa. Certo è che mercoledì di questa settimana le forze dell’ordine hanno perquisito le case di una decina di imam.

Una notizia che acquista ancora più risalto, visto che oggi, sabato, è atteso a Oberhausen, città del Nordrhein-Westfalen con 212mila abitanti e una numerosa comunità turca, il primo ministro Binali Yildirim. Il premier arriva per promuovere il referendum presidenziale in programma il 16 aprile prossimo in Turchia. Se dovesse essere approvato dalla maggioranza degli elettori, conferirà ancora più poteri al capo di Stato turco, dunque a Recep Tayyip Erdogan. Anche i circa 3,5 milioni di turchi residenti in Germania potranno partecipare alla votazione. I politici tedeschi hanno espresso preoccupazione e dissenso per questa campagna ‘extraterritoriale’, visto che in Turchia “i dissidenti marciscono nelle carceri”. E’ dal 2014 che possono votare anche i turchi all’estero, non è dunque la prima campagna elettorale in terra straniera. Già nel 2008 Erdogan, allora ancora premier, aveva riunito durante una visita in Germania 16 mila suoi sostenitori mettendoli in guardia dall’assimilazione, definita da lui “un crimine contro l’umanità”.

Preoccupazione suscita l’incontro di oggi con il premier Yildirim all’Arena di Oberhausen – dove sono attese 10 mila persone – anche alla luce di quanto è accaduto subito dopo il fallito golpe della scorsa estate in Turchia. Allora, non solo migliaia di turchi si sono riversati nelle piazze tedesche per esprimere il loro sostegno a Erdogan, alcuni hanno anche iniziato quello che si potrebbe definire una caccia alle streghe. Seguendo l’appello del presidente di scovare e segnalare i simpatizzanti del predicatore Fethullah Gülen – acerrimo nemico del presidente, riparato negli Usa, e indicato da Erdogan come il vero mandante del golpe ­– hanno anche assalito negozi di proprietà di curdi.

Mentre i rapporti tra Berlino e Ankara si fanno vieppiù tesi per il pugno di ferro imposto da Erdogan, i turchi tedeschi si schierano vieppiù dalla sua parte. Così, quando l’anno scorso il Bundestag ha approvato la risoluzione che definisce il massacro degli armeni del 1915 genocidio, si sono subito organizzate grandi manifestazioni di protesta.

Tornando agli imam le cui case sono state perquisite. Le perquisizioni sono avvenute in due Länder, il Nordrhein-Westfalen e il Rheinland-Pfalz, su segnalazione del deputato dei Verdi Volker Beck. Stando a quanto riportato dai media, gli imam in questione sarebbero tutti legati all’Unione turco islamica per la religione (Ditib), la più grande organizzazione islamica in Germania. Ditib rappresenta il 70 per cento dei musulmani residenti in Germania ed per questo l’interlocutore più importante per i politici tedeschi. Sul sito di Ditib si legge “Il nostro scopo è quello di dare alle musulmane e ai musulmani un luogo dove poter praticare il loro credo e di contribuire all’integrazione. Siamo inoltre molto attivi nel sociale”. Negli ultimi tempi si sono però levate numerose critiche riguardo all’impostazione di questa organizzazione, in primo luogo perché strettamente legata ad Ankara. Al governo turco spetta peraltro la nomina degli imam che vengono pagati da Ankara.

A dare il via alle perquisizioni, ha fatto sapere la procura federale, è stata una lettera del 20 settembre inviata  dal quartier generale turco di Ditib agli imam in Germania. La stessa li sollecitava a segnalare attività delle organizzazioni che fanno capo a Gülen. In tutto sarebbero stati tredici gli imam a spiare un gruppo di 33 persone, ha affermato il capo dei servizi di sicurezza interni del Nordrhein-Westfalen. Il tabloid Bild Zeitung parla di protocolli (di cui il giornale sarebbe in possesso) dai quali risulta che gli imam sorvegliavano asili, scuole e dopo scuole e redigevano liste di nomi e cognomi di simpatizzanti di Gülen.

Ditib non nega l’esistenza di questa lettera, ma ancora prima delle perquisizioni, il segretario generale dell’organizzazione, Bekir Alboga, aveva spiegato che solo alcuni, pochi avevano seguito erroneamente le disposizioni della sede centrale. Vero, falso? Fatto sta, riportano i media, che in seguito al golpe in Turchia, il ministero dell’Interno del Nordrhein-Westfalen aveva notato diverse espulsioni di sostenitori di Gülen dalle moschee gestite da Ditib.

Il ministro federale della Giustizia Heiko Maas ha sollecitato i vertici di Ditib a cambiare statuto e svincolarsi dal legame troppo stretto con Ankara. Difficile, però, pensare che questa indicazione verrà seguita. Come è difficile pensare che la Berlino decida di prendere provvedimenti più severi. Già i rapporti sono tesi e nessuno vuole mettere a repentaglio l’accordo Ue-Turchia sui profughi.

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