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L’ultimo atto del dieselgate è un colpo anche alla Merkel

La sentenza che permette alla città tedesche di vietare la circolazione delle vetture diesel è un duro colpo per l’industria dell’auto. Ma mette in luce anche i limiti della Cancelliera, che dopo lo scandalo dei test truccati nulla ha fatto per limitare lo strapotere dei colossi

REUTERS/Hannibal Hanschke
REUTERS/Hannibal Hanschke

Sono tempi di magre soddisfazioni per Angela Merkel. Già in ambasce per quel che la maggioranza degli iscritti al partito socialdemocratico tedesco avranno deciso riguardo alla grande coalizione - il risultato verrà annunciato questa domenica - si ritrova anche a dover gestire gli effetti della storica sentenza emessa martedì dal tribunale amministrativo di Lipsia riguardo alla circolazione dei veicoli diesel

Era stata l’Associazione ambientale tedesca (Duh) ad aver portato la questione dell’eccessivo inquinamento causato dai veicoli diesel in tribunale. E i giudici di Lipsia hanno dato ragione all’organizzazione. E così le amministrazioni che lo reputeranno necessario per abbattere le emissioni nocive di diossido di azoto, cioè causate dai veicoli a diesel, potranno vietarne entro il 1 settembre 2019 la circolazione.

Certo Merkel ha sempre professato un credo ambientalista. Lei stessa è stata ministro per l’Ambiente, dal 1994 al 1998, sotto il governo guidato dal cancelliere Helmut Kohl. Merkel ha però anche sempre avuto un occhio di riguardo per l’industria automobilistica tedesca. Così come un tempo aveva avuto un occhio di riguardo per i gestori delle centrali nucleari, salvo voltare loro le spalle da un giorno all’altro dopo il disastro di Fukushima nel 2011, annunciando l’uscita irreversibile della Germania dal nucleare.

E così, quando nel settembre 2015 era scoppiato il dieselgate, e si era venuto a sapere del software impiantato da Volkswagen, ma non solo, nella macchine per contraffare il reale tasso di emissioni nocive, la Kanzlerin, si era detta, ovviamente, scioccata e irritata, promettendo in futuro controlli assai più severi ma né lei né l’allora ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, il cristianosociale Alexander Dobrindt, avevano voluto andarci giù in modo troppo pesante. Per esempio imponendo ai diesel controlli e regole più stringenti e valide su tutto il territorio nazionale e un bollino aggiuntivo di certificazione. Infine, anche la reazione alla recente notizia che Vw aveva ammesso test su primati e anche esseri umani per misurare la reale nocività delle emissioni era stata, a ben vedere, assai più blanda di quel che ci si sarebbe potuti aspettare.

In compenso è stata l’economia, in particolare il settore logistico e dell’artigianato e dei servizi, a reagire con orrore alla decisione presa dal tribunale amministrativo di Lipsia, come riporta il quotidiano economico Handelsblatt. «Divieti di circolazione sono un errore madornale, motivo per cui sollecitiamo tutte le amministrazioni comunali a non farne uso» ha dichiarato Hans Peter Wollseifer, presidente delle imprese manifatturiere e dell’artigianato (paragonabile alla Cna). «Non è ammissibile che siano ora artigiani, piccoli imprenditori a pagare il conto».

Il divieto riguarderà, infatti, innanzitutto il settore logistico, dei commercianti, manovali e via dicendo. Secondo un calcolo della Camera di Commercio e dell’Industria (Ihk) il divieto costerà complessivamente 240 milioni di euro e, solo a Berlino, il rinnovo del parco macchine riguarderebbe 88.000 veicoli. Ciò nonostante l’Ihk difende la sentenza perché “costringerà finalmente l’industria automobilistica a quelle innovazione che fino a oggi ha cercato di evitare”.

Curiosamente silenziosi si sono mostrati invece i vertici dei più importanti gruppi automobilistici tedeschi. Anche se subito dopo la sentenza i titoli in Borsa di Bmw, Daimler e Vw hanno perso valore. Gli azionisti sono dell’avviso che queste case automobilistiche dovranno mettere in conto ulteriori costi. «L’industria automobilistica dovrà anche prepararsi a un ulteriore calo delle vendite dei diesel, che in gennaio sono scese al 33%, mentre nel 2015 erano ancora al 51%. E non è da escludere che entro l’anno scenderà ulteriormente fino al 25%» fa notare un esperto del settore in un’intervista al quotidiano di Berlino, Tagesspiegel.

Alla luce dei recenti scandali, le grandi industrie dell’auto hanno preferito tenere un profilo basso e così, anziché protestare, denunciare il rischio di perdere significative quote di mercato, il che potrebbe voler dire anche posti di lavoro, Vw, Daimler e Bmw cercano di (ri)conquistarsi le simpatie degli utenti-consumatori offrendo sconti fino a 10 mila euro per chi rinnova il proprio veicolo o il proprio parco macchine. Una campagna che, già prolungata una volta, durerà ora fino alla fine di marzo.

E anche la Kanzlerin ha cercato di smussare la portata della sentenza di Lipsia, sottolineando che tra le 60 città elencate nella denuncia di Duh, le città colpite da inquinamento particolarmente alto non sono poi tante, mentre per le altre sarà piuttosto facile rientrare nei parametri fissati. Comunque sia, anche il governo centrale si impegna ad aiutare quelle città sulle quali la sentenza avrà ripercussioni particolarmente gravose.

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