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Clamoroso a Berlino, la Germania non trova un governo

Dopo un mese di colloqui con i Verdi e la Cdu-Csu orchestrati dalla Merkel, i Liberali gettano la spugna. Svanisce così l’ipotesi della coalizione Giamaica. E per la politica tedesca si apre uno scenario inedito. Non è escluso un ritorno alle urne

Christian Lindner parla alla stampa dopo i colloqui esplorativi sulla formazione di un nuovo governo di coalizione a Berlino, Germania, 19 novembre 2017. REUTERS / Hannibal Hanschke
Christian Lindner parla alla stampa dopo i colloqui esplorativi sulla formazione di un nuovo governo di coalizione a Berlino, Germania, 19 novembre 2017. REUTERS / Hannibal Hanschke

«Meglio non governare, piuttosto che governare male e contro le proprie convinzioni» faceva sapere poco prima di mezzanotte il leader dei liberali Christian Lindner. «Purtroppo - proseguiva poi - in queste quattro settimane di incontri, discussioni, scontri esplorativi, non è stato possibile creare una comune base di fiducia e cooperazione. Troppo lontane le posizioni, oltre alla totale mancanza di un progetto e una visione futura per il Paese».

Che la situazione si fosse messa male lo si era capito ieri, quando anche l’ennesimo termine ultimo fissato dai quattro partiti per passare dalla fase esplorativa al lavoro sul programma di coalizione, era trascorso senza che vi fosse stata l’annunciata comunicazione. Ma nessuno pensava veramente che alla fine Cdu, Csu, liberali dell’Fpd e Verdi non si sarebbero accordati. Troppo rischioso un fallimento. E invece è andata proprio nel peggiore dei modi.

Al centro della discordia (almeno ufficialmente) le dismissioni delle centrali a carbone e la questione del ricongiungimento familiare per i migranti che godono di protezione sussidiaria.

Alla fine però tutto ha girato esclusivamente sulla questione migranti appunto, che ha messo in secondo piano anche temi altrettanto importanti quali la digitalizzazione e più in generale gli investimenti nel futuro del Paese. I Verdi non hanno mai voluto mettere da parte la richiesta di permettere il ricongiungimento familiare anche per chi ha ottenuto solo la protezione sussidiaria. I cristianosociali, fiancheggiati dai liberali, si sono invece mostrati sempre contrari. Un ruolo di mediazione l’aveva assunto qui la Cdu.

Già lunedì scorso Jens Spahn, giovane promessa della Cdu (e chissà, ora forse più vicino del previsto a un salto qualitativo della propria carriera politica) lasciava intendere che in fondo le posizioni tra cristianodemocratici e Verdi non erano poi più tanto lontane. Se un migrante che gode di protezione sussidiaria dimostra di avere da almeno due anni un lavoro, di aver imparato la lingua e di essersi integrato sufficientemente si poteva anche concedere il ricongiungimento. I Verdi, a loro volta, pur non accettando l’idea di un numero massimo di ingressi annui, aveva però nell’ipotesi di un numero quadro flessibile, una possibile soluzione.

Perché il capo dell’Fdp Lindner alla fine abbia deciso di uscire dalla partita è ancora troppo presto per capirlo. Tutti hanno sempre detto che il ritorno alle urne sarebbe stato un rischio enorme per tutti e un’ulteriore chance di rastrellare voti da parte dei nazionalisti dell’Afd. Pensare, invece, che con chiari segnali a destra (segnali che Lindner in queste quattro settimane ha più volte lanciato) e un immediato ritorno alle urne potrebbe uscire ora un risultato elettorale più praticabile, cioè una coalizione Unione-Fdp, è puro azzardo che gli elettori potrebbero anche punire in modo inquietante non solo per la Germania ma anche per l’Europa.

E adesso cosa accadrà? Angela Merkel ieri sera diceva di essere profondamente dispiaciuta per questo risultato. Oggi andrà a relazionare in proposito il capo di Stato Frank-Walter Steinmeier, il quale però già ieri nel corso del pomeriggio aveva cercato di fare pressione affinché i quattro partiti giungessero a un accordo. Steinmeier allora aveva detto: «Chi punta strategicamente a nuove elezioni, tenga presente che io non mi faccio strumentalizzare». Il capo di Stato aveva lasciato intendere che prima di indire nuove elezioni, avrebbe dato fondo a tutti gli strumenti che il suo incarico gli mette a disposizione per trovare altre soluzioni.

Quali possano essere non è al momento facile presumere, visto che dai socialdemocratici, almeno fino all’alba di oggi, non sono arrivati segni di disponibilità a retrocedere dalla decisione di stare all’opposizione. L’unica dichiarazione arrivata dal Willy Brandt Haus è stata l’intervista fatta dall’emittente radiofonica Deutschlandradio a Ralf Stegner, uno dei vice capi dell’Spd, che ha affermato che la fine di Angela Merkel si sta ora avvicinando a grandi passi.

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