Il piano di Merkel per restare al governo funzionerà solo se alla guida della Cdu andrà la sua delfina Kramp-Karrenbauer. La sfida arriva da Spahn e Merz, che vogliono portare il partito a destra. Una svolta che anticiperebbe l’addio della Kanzlerin, con profonde conseguenze sulla geometria politica tedesca

Angela Merkel e Annegret Kramp-Karrenbauer. REUTERS / Hannibal Hanschke
Angela Merkel e Annegret Kramp-Karrenbauer. REUTERS / Hannibal Hanschke

Berlino - L’incertezza sul futuro di Angela Merkel e del suo quarto esecutivo sta riempiendo le pagine dei giornali di tutto il mondo. Il governo di Berlino durerà davvero fino al 2021? O forse solo fino al 2020? E se, invece, la traballante GroKo non arrivasse nemmeno a metà del 2019, ad esempio sciogliendosi subito dopo le elezioni europee?


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Più che focalizzarsi sulle questioni interne alla Germania, gli interrogativi di tanti analisti esteri stanno cercando di comprendere come la più o meno prossima uscita di scena di Merkel potrà influire sullo scacchiere internazionale. Un’incognita che sembra preoccupare la stessa Kanzlerin che, non a caso, sembra aver scelto una strategia che le possa eventualmente far guadagnare il tempo necessario per chiudere svariati dossier dal profilo altamente geopolitico.

Tuttavia, sarà ugualmente la politica interna a definire gli equilibri oggettivi del futuro prossimo del governo Merkel IV. Decisivo sarà il Congresso della Cdu del 7-8 dicembre ad Amburgo, dove verrà scelto il nuovo presidente del partito cristiano-democratico. Come noto, la delfina prediletta di Merkel è Annegret Kramp-Karrenbauer - spesso chiamata con l’acronimo Akk -, ex primo ministro della Saarland, già nominata alla segreteria generale del partito e quindi ora fra i nomi più quotati per essere investita della leadership della CDU.

Se la CDU tornerà a destra

Al congresso di Amburgo, però, si presenteranno anche altri candidati, di cui almeno due sono degli anti-merkeliani per eccellenza: l’outsider di ritorno Friedrich Merz e il rampante ministro della sanità Jens Spahn. Entrambi sperano in una drastica virata verso destra dei cristiano-democratici. Merz è l’espressione di un tradizionalismo conservatore e convintamente liberista che piace ai più nostalgici della vecchia Cdu, mentre Spahn è l’avanguardia di una nuova generazione di nazional-conservatorismo mitteleuropeo che lo porta a pungere Angela Merkel proprio su quei temi che più hanno eroso la sua egemonia: immigrazione, eurozona, multiculturalismo.

Un quarto candidato potrebbe essere Armin Laschet, attuale primo ministro in Nordreno-Vestfalia, un politico moderato e poco divisivo, capace di attirare simpatie sia dalla sinistra che dalla destra del partito. Laschet, tuttavia, ha dichiarato di non volersi "al momento" candidare.

A conti fatti, il piano di Merkel per restare Cancelliera funzionerà davvero solo con un passaggio di consegne diretto in favore di Akk. Qualunque futuro presidente CDU che non sia Annegret Kramp-Karrenbauer, infatti, renderà molto difficile la vita all’attuale governo di Berlino e potrebbe velocemente decretarne la fine.

Alleanze del futuro e una nuova geometria politica

Per il destino dell’esecutivo Merkel IV va ovviamente anche considerata la crisi disperata della socialdemocrazia tedesca. Da un anno la Spd è in continua caduta libera in elezioni regionali, sondaggi e autostima. Una crisi così forte che, a rigor di logica, non permetterebbe di rompere proprio ora la Große Koalition, visto che per i socialdemocratici andare eventualmente a nuove elezioni significherebbe toccare un ennesimo minimo storico. Ma nel partito di centrosinistra potrebbe ugualmente diffondersi la convinzione di poter rinascere solo dalle proprie ceneri, fino a considerare la caduta della GroKo come uno shock propulsivo per una qualche resurrezione politica. Se, ad esempio, il governo Merkel si sciogliesse e, invece di nuove elezioni, arrivasse un accordo Jamaika tra Cdu-Fdp-Verdi, la Spd potrebbe provare a ritrovare se stessa andando a fare un po’ di opposizione.

Sul lungo periodo, invece, sul versante delle alleanze una nuova Cdu guidata da Annegret Kramp-Karrenbauer tenterebbe di restare ancorata al tipico centro merkeliano, cercando di avvicinarsi proprio ai Verdi, che vivono un momento di rara eccitazione politico-mediatica. Una Cdu più orientata a destra, al contrario, lascerebbe agli stessi Verdi l’eredità morale di Merkel, punterebbe ad alleanze più durature con i liberali di Fdp e, soprattutto, proverebbe a recuperare attivamente parte dei voti persi in favore della destra identitaria AfD.

Inutile ripetere che un governo con una Cdu più rivolta a destra avrebbe conseguenze molto concrete sul piano geopolitico, a partire dal dibattito europeo sull’immigrazione e sul rigore dei conti - soprattutto quest’ultimo aspetto è ovviamente cruciale per i rapporti tra Germania, Ue e Italia -.

Al momento, tuttavia, che arrivi fra un giorno, fra un mese o fra un anno, lo scenario del dopo-Merkel resta ancora molto incerto. Con un regno democratico che dura dal 2005, in 13 anni la Kanzlerin ha silenziosamente plasmato linguaggi, paradigmi e ritmi del dibattito politico tedesco. Quando la Cancelliera non sarà più il centro gravitazionale della geometria politica della Germania, ciascun partito dovrà ripensare profondamente se stesso, molto più di quanto si creda.

Questo vale sia per gli alleati che, forse ancora di più, per gli avversari di Merkel e del merkelismo.

@lorenzomonfreg

Seconda parte di un'indagine politica sul lungo addio di Angela Merkel. Potete leggere la prima parte qui

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