La giustizia tedesca colpisce duro i terroristi che attaccano i migranti

Il tribunale di Dresda condanna per terrorismo i membri del gruppo neonazista Freital. Sentenza senza precedenti, dietro la quale si avverte l’ombra del caso Nsu, la scia di omicidi xenofobi ignorati dagli inquirenti. E la volontà di fermare l’ondata di aggressioni contro gli stranieri

Un imputato si nasconde il volto all'inizio del processo contro il gruppo Freital
Un imputato si nasconde il volto all'inizio del processo contro il gruppo Freital

Le pene comminate mercoledì scorso dal tribunale di Dresda al gruppo di estrema destra Freital hanno una forza esemplare. Gli otto imputati tra cui una donna, di età tra i 20 e i 40 anni, hanno avuto condanne da quattro a dieci anni. E anche l’accusa, fino a ora mai pronunciata per questi reati, di terrorismo, vuole sottolineare la severità con la quale la giustizia tedesca intende trattare d’ora in poi certi reati contro la persona e al tempo stesso contro lo Stato, perché ne minano la sicurezza.

I fatti per i quali sono stati condannati i membri del gruppo risalgono al 2015. Allora gli otto avevano seminato il terrore nella città di Freital, non lontano da Dresda. Le loro azioni - attentati esplosivi, spedizioni intimidatorie, assalti con l’acido  - erano indirizzate soprattutto contro i richiedenti asilo e coloro che davano loro aiuto. Tant’è che ne era stato vittima un esponente del partito di sinistra Die Linke. Tattiche, obiettivi e azioni, che la corte di Dresda ha classificato come guerriglia urbana pianificata e dunque terroristica, di chiaro stampo neonazista e xenofobo.

Si diceva che le condanne hanno voluto essere al tempo stesso anche pene esemplari. Intenzione che i giudici stessi hanno ricusato all’atto della lettura della sentenza e delle condanne, sottolineando, invece, che

Le pene inflitte sono in linea con la gravità dei reati commessi, che solo per puro caso non hanno causato vittime, hanno spiegato i giudici dando lettura della sentenza. E nel corso delle indagini, inoltre, si sono riscontrati elementi che lasciano pensare all’intenzione, da parte del gruppo di proseguire nel loro piano criminale.

La sentenza non ha convinto fino in fondo i media, molti dei quali collegano la severità delle pene a un altro, clamoroso fatto di cronaca neonazista, che aveva suscitato grande scalpore nell’opinione pubblica alcuni anni fa.

Si tratta di una serie di dieci omicidi che il gruppo neonazista Nsu (Nationalsozialistischer Untergrund) aveva commesso in tutta la Germania nell’arco di dieci anni, dal 2000 al 2010. Uwe Böhnhardt e Uwe Mundlos, i sicari del gruppo, si spostavano, insieme a Beate Zschäpe su un pulmino Fiat bianco. E uccidevano. Tra le vittime, otto erano turche, una greca e una tedesca, una polizioota. Il gruppo è inoltre sospettato di aver compiuto numerose rapine in banca e un paio di attentati con esplosivi.

Le forze di sicurezza e gli inquirenti per anni non avevano visto (o non avevano voluto vedere, sospetta una parte dell’opinione pubblica) il disegno criminale che collegava i diversi omicidi. E avevano seguito invece la pista di presunti regolamenti di conti interni alle varie comunità straniere.

 Solo la morte della poliziotta tedesca e una rapina in banca li avevano finalmente avvicinati alla verità. Ma sono arrivati tardi. I due uomini, sentendosi ormai braccati, una mattina di novembre del 2011, si sono suicidati. Beate Zschäpe invece dopo un breve tentativo di fuga, si è consegnata alla polizia. Il processo contro di lei e due altri affiliati al Nsu è iniziato nel maggio del 2013 e ed è tutt’ora in corso. Tra un paio di settimane dovrebbero cominciare le arringhe dei difensori.

L’indignazione generata dal caso era dovuta anche al sospetto che le forze dell’ordine avessero indagato dolosamente con superficialità. Nel corso delle indagini, si era inoltre scoperto che alcuni faldoni sui singoli omicidi erano incompleti o mancavano del tutto.

Sono sospetti che nel caso del gruppo di Freital si è voluto immediatamente fugare, lanciando al tempo stesso un segnale inequivocabile. Anche perché, dopo l’ondata di migranti giunti nell’estate del 2015 in Germania, le aggressioni nei confronti di richiedenti asilo e stranieri sono aumentate. Stando ai dati del ministero degli Interni nel 2017 sono stati più di 2000, e i feriti 300.

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