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Oh Nein! La Germania di fronte al trionfo di Trump

Alle 5 di questa mattina, la televisione pubblica tedesca si limitava ancora a dire che Clinton e Trump fossero pari, con una tendenza in favore di Trump. Per intenderci, a quell’ora il New York Times stava già dando la probabilità di Trump presidente al 95%. La verità è che la Germania non era proprio pronta ai risultati delle presidenziali americane.

La cancelliera tedesca Angela Merkel dopo i risultati delle presidenziali statunitensi. a Berlino, Germania, 9 Novembre 2016 REUTERS/Axel Schmidt.
La cancelliera tedesca Angela Merkel dopo risultati delle presidenziali statunitensi. a Berlino, Germania, 9 Novembre 2016 REUTERS/Axel Schmidt

La Ministra della Difesa tedesca: “Un pesante shock”

Non può essere un caso se la prima reazione di un membro del Governo tedesco all’elezione del tycoon americano sia stata quella di Ursula von der Leyen, Ministra della Difesa, che ha parlato di un “forte shock”.

“Penso che anche Trump sappia che non si tratti di un voto per lui ma contro Washington”, ha aggiunto la Ministra. Il che può anche essere vero, ma non cambia il fatto che, a breve, sarà Donald Trump il Comandante in Capo delle forze armate e aeree degli Stati Uniti d’America, vale a dire di un esercito che possiede 37 installazioni operanti sul territorio tedesco, tra cui molte basi militari. Un esercito a capo di una Nato che il candidato repubblicano ha più volte messo in discussione, arrivando a dichiarare di voler considerare, di volta in volta, l’opportunità di difendere un alleato sotto attacco.

“Sappiamo che Donald Trump chiederà quale sia il nostro contributo all’alleanza NATO”, ha detto Ursula von der Layen, aggiungendo poi: “Ma siamo anche noi a chiederci quale sia la sua posizione su questa alleanza”.

Dal 1945 a oggi, la Germania ha trascurato lo sviluppo di un esercito nazionale all’altezza del proprio primato industriale in Europa, e lo ha fatto secondo un più o meno tacito accordo di sudditanza militare all’interno dell’alleanza Nato. In caso di indebolimento di questa alleanza, la Germania si troverebbe costretta a dover rafforzare un proprio esercito o ad accelerare l’idea di un esercito europeo. In entrambi i casi, l’operazione avrebbe dei costi e, soprattutto, potrebbe modificare strutturalmente l’essenza dello Stato tedesco, anche politicamente. Uno Stato tedesco dove, fino a oggi, i vertici militari hanno mantenuto un ruolo marginale, in favore dell’egemonia del grande apparato amministrativo e burocratico.

Dal disprezzo allo sgomento

Quasi l’intero arco politico tedesco era da tempo parte del compatto fronte internazionale anti-Trump. Lo scorso agosto, rompendo tutte le tradizioni diplomatiche, era stato nientemeno che il Ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier a dichiarare che un’eventuale presidenza Trump “possa solo spaventare”. Oggi Steinmeier ha sostanzialmente dichiarato di non volersi congratulare con Trump, visto che il risultato sarebbe diverso da quello auspicato da molti tedeschi. Come se non bastasse, il Ministro degli Esteri tedesco ha proposto un incontro con i suoi colleghi europei per questo stesso sabato, proprio per discutere urgentemente dei risultati negli USA. Un altro socialdemocratico tedesco, Martin Schulz, Presidente del Parlamento Europeo, ha dichiarato che ora “le relazioni transatlantiche diventano più difficili”. Il Presidente Schulz, poi, ha però aggiunto di confidare nella storica capacità di “tenuta delle istituzioni americane” (qualunque cosa questo significhi).

Altri politici socialdemocratici, verdi, cristiano-democratici e della Linke hanno accolto il risultato americano con ben poco entusiasmo (per usare un eufemismo).

Da questa mattina, il disprezzo verso Trump degli ultimi mesi si è trasformato in una diffusa e sgomenta preoccupazione.

Cem Özdemir, segretario dei Verdi tedeschi, ha dichiarato che “coloro che ci hanno portato i valori occidentali hanno perso la fede in essi”. La posizione di Özdemir, politico di origine turca e strenuo oppositore del governo Erdogan, dimostra come le preoccupazioni possano avere conseguenze immediate anche sul piano di diversi altri intrecci internazionali.

Paradossale è che, secondo molti politici e analisti tedeschi, non ci si sarebbe potuta certo aspettare una politica pacifista da parte di Hillary Clinton. Ma se le mosse in politica estera di Clinton erano prevedibili, quelle di Trump sono un mistero, probabilmente anche per lui. E questo preoccupa, soprattutto dopo un anno di campagna elettorale così estrema e incendiaria.

Anche Norbert Röttgen, Presidente della Commissione Affari Esteri del Bundestag, ha dichiarato di temere per la collaborazione internazionale e ha sottolineato quello che, per ora, è il solo punto fermo: “per la prima volta non si ha alcuna idea di quale politica estera si faccia portatore un Presidente americano”.

Sahra Wagenknecht, capogruppo parlamentare della Linke, ha apertamente sottolineato l’aspetto sociale dell’inaspettato voto americano, che è nato dalla richiesta di cambiamento politico espressa da cittadini americani in evidente difficoltà. Sarebbe stato un grave errore della sinistra americana, ha aggiunto Wagenknecht, quello di estromettere Bernie Sanders dalla corsa, un dettaglio che “dovrebbe far pensare la SPD”.

“Con Trump ha vinto un Presidente che ha sparso odio con posizioni razziste, sessiste e deliranti per quanto riguarda la politica estera”, ha invece dichiarato la Capogruppo dei Verdi Katrin Göring-Eckardt.

Palesemente più felici sono le reazioni in casa AfD, la destra populista di Alternative für Deutschland, che ha salutato con gioia la “voglia di cambiamento” americana, tramite un primo post Facebook di Beatrix von Storch.

“I cittadini vogliono confini più sicuri e meno globalizzazione” ha scritto von Storch, una delle politiche più in vista di AfD. Addirittura entusiasta è invece stata la successiva reazione del Segretario di AfD, Jörg Meuthen, che ha parlato di “ultimo avvertimento per una politica arrogante che si disinteressa del popolo.”

Addio al mito delle due donne al comando

Neanche un anno fa, Angela Merkel era stata eletta “Persona dell’anno” dal Time Magazine, grazie a quella che era stata definita la sua “coraggiosa politica di accoglienza” di profughi e migranti. Oggi, nella stessa America che aveva osannato la Cancelliera, il nuovo Presidente sarà un uomo che ha sconfitto la propria avversaria Clinton accusandola di “voler diventare l’Angela Merkel d’America”. Durante la sua campagna, Trump ha utilizzato Merkel come un esempio di politica lassista nei confronti dell’immigrazione. Qualche giorno fa, un’organizzazione vicina a Trump, “Secure America”, ha pubblicato un provocatorio video che presenta una Germania presto colonizzata dal fondamentalismo islamico, a causa della Willkommenspolitik del Governo Merkel.

Una cosa è certa: la Germania rischia di diventare presto la sola portatrice ideale di una politica di apertura delle frontiere e di rapporti particolarmente concilianti con le comunità islamiche in Occidente.

Per questo e altri motivi, una vittoria di Hillary Clinton sarebbe stata una sponda preziosa per Angela Merkel. Sia chiaro, anche Hillary Clinton sarebbe stato un Presidente particolarmente esigente per la Germania, soprattutto sul piano del sostegno economico e militare alla Nato. Ma non devono essere stati pochi gli strateghi dello staff di Merkel ad aver sognato delle scenografiche passeggiate televisive Hillary-Angela: momenti mediatici che avrebbero lanciato la narrazione delle due donne democratiche al comando delle due potenze economiche occidentali. Una narrazione, insomma, che avrebbe anche favorito una quarta rielezione di Merkel nel 2017.

Ora, invece, Merkel dovrà confrontarsi con un Presidente americano che la usa come esempio negativo e che sembra pronto ad allentare il confronto con la Russia. Pochi giorni fa era stata proprio la Cancelliera a trovare il tempo di lanciare l’allarme per possibili interferenze russe nel voto del 2017 in Germania.

Sigmar Gabriel, attuale Vice Cancelliere e potenziale candidato Cancelliere nel 2017, ha invece parlato dei pericoli di un’”internazionale scionvinista”, suggerendo un crescente ruolo di influenza della Russia su scala europea.

A dire il vero, una politica di accordo strategico tra Trump e Putin sarebbe in linea con alcune delle stesse posizioni di Gabriel, che cerca da tempo di tirare fuori la Germania dal pasticcio ucraino. Ma Gabriel è anche consapevole del fatto che, al pari del Front National in Francia, è l’antieuropeista Alternative für Deutschland il partito tedesco più amato da Putin.

Questo significa solo una cosa: in caso di una vittoria di Marine Le Pen alle prossime presidenziali francesi di maggio, il Governo Merkel si troverebbe a gestire l’ingestibile.

Per adesso, proprio un paio di ore fa, la Cancelliera si è ufficialmente congratulata con Donald Trump.

 “Al di fuori dell’UE, non c’è paese con cui abbiamo un legame così profondo come con gli USA”, ha detto Merkel, che ha offerto “stretta collaborazione” a Trump, ricordando però di volerlo fare “sulla base dei valori di democrazia, libertà, rispetto della legge e dignità umana, senza distinzioni di origini, colore della pelle, religione, genere, orientamento sessuale o opinione politica”.

Un messaggio che, ancora prima che etico, è politico. Chiaramente politico.

@Lorenzomonfreg

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