Gran Bretagna: libertà di parola versus sicurezza?

Nel Regno Unito le università temono che la nuova legge anti-terrorismo proposta dal Ministro dell’Interno Theresa May possa mettere a repentaglio la libertà d’espressione nel mondo accademico. La proposta di legge ha già ricevuto il via libera dalla Camera dei Comuni martedì e dalla Regina giovedì e verrà sottoposta allo scrutinio parlamentare entro la fine del mese.

REUTERS/Peter Nicholls

Lo scopo principale della nuova legge è prevenire la radicalizzazione e l’estremismo. Uno degli aspetti più controversi è l’inclusione di misure finalizzate a ridurre il rischio di radicalizzazione fra gli studenti universitari. Infatti, la proposta di legge prevede l’obbligo per le università di impedire che gli studenti si radicalizzino e di uniscano ai terroristi. In pratica ciò implicherebbe, ad esempio, l’obbligo di sapere in anticipo il contenuto degli eventi organizzati nel campus e di proibire la partecipazione di estremisti non violenti. Renderebbe inoltre possibile denunciare i vicerettori per oltraggio alla corte con possibili sanzioni penali in caso le nuove direttive non fossero messe in pratica. Ne consegue che i professori avrebbero effettivamente l’obbligo legale di monitorare i propri studenti.

Le proteste sono fioccate da diversi fronti. C’è chi ha osservato che il governo sembra confondere le università con le scuole. Non solo i professori universitari in genere a malapena conoscono i propri studenti, ma le università sono un luogo di apprendimento e ricerca, dove attraverso lo sviluppo individuale e il contatto con un ambiente pieno di stimoli idee e prospettive diverse si confrontano continuamente. Come ha detto l’ex capo del Civil Service, Lord Butrel of Brockwell a Sky, “Le scuole hanno il compito di insegnare ai bambini cosa è giusto e cosa è sbagliato … ma le università hanno a che fare con dei giovani adulti”.

Lo scorso 3 febbraio più di 520 professori universitari hanno firmato una lettera indirizzata al Guardian nella quale definiscono la nuova proposta di legge “superflua e pensata male”. Le università “prendono molto seriamente le loro responsabilità verso gli studenti e vi sono già delle direttive su come combattere l’estremismo nel mondo accademico”, dice la lettera. I professori temono che le nuove misure di sicurezza mettano a repentaglio uno dei ruoli principali delle università: quello di promuovere il dibattito, la libertà di pensiero e di espressione. Inoltre, molti studenti sono preoccupati che la nuova legge creerà spazio per abusi a causa della vaga definizione di “terrorismo” adottata dal governo. Vi è infatti il rischio che la legge giustifichi il prendere di mira chi è insoddisfatto del sistema ed vuole il cambiamento. Gli studenti potrebbero quindi sentire di doversi astenere dall’esprimere le proprie opinioni per paura di essere identificati come “estremisti”.

Ulteriore timore è che la legge sia di fatto pressoché impossibile da mettere in pratica. Non solo le direttive sono vaghe, ma è anche difficile riuscire a monitorare il contenuto degli eventi che hanno luogo nei campus universitari a poiché non sempre i relatori decidono cosa dire con largo anticipo. D’altra parte sembra quasi assurdo pretendere di poter evitare la radicalizzazione degli studenti tramite il monitoraggio delle discussioni nei luoghi pubblici visto che idee e opinioni vengono comunque scambiate al di fuori del campus universitario.

L’aspetto più critico della proposta di legge è il fatto che ancora una volta la lotta all’estremismo giustifica misure di sorveglianza di massa. Dopo i tragici attacchi di Parigi e Copenaghen i media sono stati popolati da dichiarazioni di sostegno nei confronti del diritto alla libera di parola. E’ quindi ironico che la risposta ad attacchi contro la libertà di parola sia limitarla. Nella lettera i professori universitari britannici dicono che “Il modo migliore di rispondere ad attacchi terroristici è mantenere, e difendere, una società aperta e democratica, nella quale comportamenti discriminatori di qualunque genere vengono messi in discussione in modo efficace. Per questo è vitale assicurarsi che le università possano continuare a dibattere questioni difficili e spiacevoli”. Il governo dovrebbe cercare di più di capire cosa spinge dei giovani cittadini ad unirsi ai terroristi, ma è improbabile che mettere a tacere delle opinioni sia il modo giusto per farlo. Se il fondamentalismo deve essere combattuto con la forza dei diritti è necessario che i diritti di tutti vengano rispettati. Altrimenti ci si deve chiedere ancora una volta: “libertà di parola per chi?”.

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