eastwest challenge banner leaderboard

Grecia: Eko camp non c’è più. Atene sgombera l’ultimo campo migranti indipendente

Il sentore dell’ennesimo colpo di mano sui migranti in Grecia era nell’aria, e ieri mattina uomini e mezzi della polizia sono entrati in azione ad Eko Camp di Polikastro, a quanto pare senza particolari episodi di violenza. All’indomani delle deportazioni di Idomeni del mese scorso, Eko è diventato il principale accampamento indipendente del nord della Grecia, sorto sei mesi fa ai margini di una stazione di servizio lungo la statale E75 che collega Salonicco al confine macedone, e cresciuto fino ad ospitare più di mille migranti in gran parte curdi siriani.

Plastica e bottiglie il combustibile per cucinare

Eko Camp non c’è più” commenta in un messaggio Davide Agnolazza di Over the Fortress, presente al momento dello sgombero e trasportato con una camionetta della polizia nella vicina stazione per accertamenti, assieme ad altri dieci attivisti dal cui lavoro dipendeva il funzionamento della tendopoli più sostenibile del Paese.

Era solo questione di tempo. Le prime avvisaglie nei giorni scorsi, quando ufficiali del governo avevano progressivamente svuotato da tende e ripari i prati di Hara camp, anche questo sorto nei dintorni di un benzinaio, a Evzoni, avamposto a mezzo chilometro dal confine, nonché piazza principale dei trafficanti che vendono a buon prezzo viaggi di sola andata per l’Europa che conta. Mentre Hara era troppo vicino al confine, per questo più vulnerabile alle insidie dei trafficanti, Ekocamp costituiva un’eccezione, un esempio virtuoso anche rispetto alla media dei campi ufficiali affidati a UNHCR, ma sorvegliati giorno e notte da polizia ed esercito, pertanto “preclusi ai non autorizzati dal governo”. “Al momento le nuove strutture nel nord della Grecia non sono visitabili” rispondeva la scorsa settimana l’ufficio stampa del governo di Atene, incaricato di concedere i pass ai giornalisti intenzionati a visitare i campi, dove le condizioni di vita sono penose. Grazie al lavoro di numerosi volontari internazionali, a Eko camp funzionavano una scuola per bambini, una mensa, due centri medici, un centro femminile. Poi erano organizzate attività ludiche per i bambini, un cinema, una radio e la preziosa distribuzione di razioni di cibo con cui integrare la dieta, aperto anche per gli internati del vicino centro governativo di Nea Kavala.

Il conto alla rovescia per Eko camp è iniziato domenica, dopo che un paio di autobus della polizia sono stati parcheggiati nella stazione speculare alla tendopoli, oltre la carreggiata, sull’altro senso di marcia. “Avevamo immaginato fosse giunto il momento, ma poi i mezzi sono spariti e nessuno ci ha più pensato” continua il testimone italiano, ideatore di Radio no Border, emittente diffusa in fm e in streaming, condotta assieme agli abitanti del campo. Le operazioni hanno avuto inizio alle sette di ieri. Il traffico stradale in arrivo dal confine è stato deviato a Polikastro. Dopo essere scesi dalle camionette, i poliziotti affiancati da agenti in assetto anti sommossa hanno iniziato a svegliare i rifugiati invitandoli a raccogliere i loro averi e a radunarsi in un’area prestabilita, da dove andavano e venivano gli autobus per il trasferimento probabile a Vasilika, uno dei nuovi centri ricavati attorno a Salonicco. Nell’hinterland del capoluogo della provincia macedone, seconda città greca per dimensioni, già funzionano decine di campi posti in aree dismesse come ex fabbriche o strutture prefabbricate, al pari di quanto accade ad Atene e in altri centri disseminati nel Paese. Qui le autorità ritengono di poter controllare meglio i circa 50 mila migranti presenti in terra greca, quindi avviare i rifugiati siriani alla fase di pre-registrazione necessaria per poter poi avanzare richiesta di asilo ed essere rilocati in qualche paese dell’Unione Europea. Siriani appunto, in fuga da una guerra spaventosa dunque titolari del sacrosanto diritto di ottenere asilo in Europa. Meno chiaro il destino di migliaia di afgani, iracheni, pachistani e migranti di altre nazionalità per i quali, guerre o non guerre, la prospettiva di riuscire a raggiungere l’Europa attraverso i canali ufficiali sembra allontanarsi giorno dopo giorno. “Non posso andare in un campo governativo, temo di essere rispedito in Afghanistan”, commenta un ventenne di Kabul mentre trasporta della legna verso la tenda in cui vive da almeno tre mesi, ai margini della boscaglia di Hara camp. Fisico asciutto fasciato in una t-shirt bianca, racconta ormai senza paura di aver forzato il passaggio in macedonia lungo le “vie nascoste tra le colline” almeno una dozzina di volte, fallendo sistematicamente a causa dei controlli della polizia macedone. “Non sono particolarmente violenti, ma se proviamo a fuggire può succedere questo”, spiega con l’avambraccio sinistro proteso in avanti, segnato da alcune bruciature di sigaretta avute in risposta alla sua intemperanza nel corso di una sortita oltre confine. Per lui e per molti altri migranti ai margini è diffuso il timore di rimanere arenati in una Grecia ormai spremuta come un limone, o peggio di essere ricacciati in patria, quindi l’unica opzione restano le trattative con i trafficanti, e le corse notturne nei boschi per superare la Macedonia e arrivare in Serbia, quindi Belgrado, Ungheria e Austria, barriere ai confini permettendo.

EKO camp alla vigilia dello sgombero EKO camp alla vigilia dello sgombero

EKO camp alla vigilia dello sgombero EKO camp alla vigilia dello sgombero

EKO camp alla vigilia dello sgombero EKO camp alla vigilia dello sgombero

Distribuzione pasti a Eko Kitchen Distribuzione pasti a Eko Kitchen

Preparazione del cibo a Eko Kitchen. Più di 1500 pasti caldi al giorno Preparazione del cibo a Eko Kitchen. Più di 1500 pasti caldi al giorno

Preparazione del cibo a Eko Kitchen. Più di 1500 pasti caldi al giorno Preparazione del cibo a Eko Kitchen. Più di 1500 pasti caldi al giorno

Hara camp ridimensionato dopo i primi sgomberi Hara camp ridimensionato dopo i primi sgomberi

Una cucina improvvisata. Hara campUna cucina improvvisata. Hara camp

Ramadam malgrado tutto. Uomo in preghiera ad Hara camp Ramadam malgrado tutto. Uomo in preghiera ad Hara camp

@emanuele_conf

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE

La voce
dei Lettori

eastwest risponderà ogni settimana ai commenti sui social e alle domande inviate dai lettori. Potete far pervenire la vostra domanda usando il tasto qui sotto. Per essere pubblicati, i contributi devono essere firmati con nome, cognome e città Invia la tua domanda ad eastwest

GUALA