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Grecia: via al trasferimento di migranti verso la Turchia. Riprese anche le tratte clandestine

Come un cane che si morde la coda! È l’immagine più adatta a descrivere quanto sta accadendo sullo stretto braccio di mare Egeo compreso tra la costa turca di Izmir e le isole greche. Il deal UE – Turchia parlava chiaro. Entro il 4 aprile sarebbero iniziati i respingimenti forzati dei “migranti irregolari giunti in Grecia dopo il 20 marzo”, giorno dell’entrata in vigore dell’accordo.

A migrant who will be returned to Turkey holds a placard during a demonstration inside the Moria registration centre on the Greek island of Lesbos, April 5, 2016. REUTERS/Giorgos Moutafis

Come da copione, il 4 mattina all’alba le operazioni di trasferimento verso la Turchia, considerata dall’Unione “paese terzo sicuro” (diverso il parere in merito di molti rifugiati), hanno avuto inizio, ma in contemporanea sono riprese le tratte sui gommoni nel senso opposto, con un numero di disperati superiore a quelli respinti. Sono 202 gli irregolari, in particolare cittadini del Pakistan e Bangladesh, sgomberati dai campi di Lesbo e Chios a bordo di due imbarcazioni gestite da Frontex. Dalla costa opposta i numeri parlano di 340 partenze sulle “rubbish boat”, le ‘barche spazzatura’ così come le chiamano i migranti, tali e quali a quelle che nel 2015 hanno trasbordato sulle isole quasi un milione di persone. Tornando all’operazione di Frontex, 136 migranti sono stati deportati dal molo di Mitilene a Lesbo, i restanti 66 imbarcati dalla vicina Chios, tutti diretti alla cittadina costiera di Dikili, a un centinaio di chilometri a nord di Izmir. Stando ai numeri, a partire dal 18 marzo, data di sottoscrizione dell’accordo da 6 miliardi di dollari con la Turchia, nelle isole greche sono stati registrati circa 6 mila migranti destinati a superare il nuovo filtro imposto a Bruxelles: possibilità di richiedere asilo per i rifugiati siriani, altrimenti respingimento in Turchia assieme ai migranti irregolari (non siriani) le cui richieste di asilo dovranno essere motivate da necessità oggettive, quindi valutate singolarmente.

Al via anche l’altro importante risvolto del deal con Ankara, ovvero gli scambi “uno a uno”: per ogni siriano approdato in Grecia dopo il 20 marzo e successivamente respinto, un altro rifugiato siriano viene trasferito dalla Turchia ad un paese di destinazione in Europa. Il tutto fino al raggiungimento della soglia di 72.000 persone, momento in cui sarà necessario rinegoziare l’intesa. Esistono diversi parametri per riconoscere ad un rifugiato siriano il diritto di essere trasferito in Europa, e la definizione dei candidati avviene in Turchia, soluzione introdotta per diminuire il rischio di nuove partenze in gommone. La scelta spetta ai delegati di UNHCR, all’interno di un bacino di candidati presentato dalla divisione Migrazioni del ministero dell’Interno di Ankara. Priorità spetta ai minorenni, ai ricongiungimenti famigliari (chi ha già parenti in Europa), quindi all’esistenza o meno di precedenti tentativi di attraversamento illegale, considerato fattore penalizzante. Viene poi il livello di istruzione da cui la definizione della capacità di inserimento del rifugiato scelto, anche se esiste il rischio di favorire le persone più istruite, o quelle che hanno avuto mezzi e modi di studiare, a scapito di quanti, molti, hanno ricevuto un’educazione di livello inferiore. Un argomento in più a sostegno della dichiarazione di Melissa Flemin, portavoce di UNHCR “questa è la crisi dei rifugiati, non la crisi degli europei”. Preoccupazione anche per la parziale applicazione della Convenzione di Ginevra del ’51 da parte del governo turco, che continua a basarsi su criteri geografici limitati a richiedenti asilo europei. Per Ankara sono esclusi tutti gli altri quindi, anche i siriani, malgrado per questi ultimi sia comunque possibile ottenere il kimlik, carta di identità che riconosce lo status di ospite permanente, da cui accesso a servizi e lavoro. Ad ogni modo, ieri 32 siriani, in gran parte minorenni, hanno raggiuto Hannover con due voli distinti, per poi essere trasferiti nel centro di accoglienza di Friedland. Nelle prossime settimane è previsto il loro inserimento in diversi comuni dell’area. Altri 11 siriani sono stati trasportati ad Helsinki in Finlandia, mentre nella giornata odierna è previsto un nuovo trasferimento verso l’Olanda, che in settimana accoglierà 50 persone. Domenica nel corso di un colloquio telefonico tra la cancelliera tedesca Angela Merkel e il premier turco Ahmet Davutoglu, i due hanno condiviso la necessità di “fare in modo che tutto si realizzi al meglio”. Proprio la Germania si è detta pronta ad assorbire 13.500 dei 72.000 richiedenti asilo siriani destinati in Europa.   

L’inizio dei respingimenti ha provocato reazioni anche in Turchia, in particolare a Dikili, il porto in cui ieri sono approdati i 202 irregolari respinti. Qui, un gruppo di cittadini ha protestato contro la creazione di un campo di accoglienza, temendo possa influenzare negativamente l’imminente apertura della stagione turistica. Voce raccolta e rilanciata dal primo cittadino Mustafa Tosun, che sottolinea l’incapacità di sostenere un campo all’interno dell’amministrazione. Presenti al porto di Dikili anche cittadini favorevoli all’accoglienza, che hanno accolto l’arrivo delle navi dei deportati con messaggi di benvenuto.

@emanuele_conf

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