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Green Austria, un obiettivo possibile?

Diversificazione delle fonti di approvvigionamento, incremento del livello d’indipendenza energetica, sostenibilità. Queste sono le parole d’ordine che ispirano i piani energetici dei Paesi di Centro ed Est Europa, ad eccezione dell’Ungheria di Viktor Orban che ha recentemente siglato un accordo di 10 miliardi di euro con Putin per l’ingrandimento dell’impianto nucleare di Paks, da cui dipende il 40% dell’energia del Paese.

BRUCK AN DER LEITHA, Austria - A sunflower blooms in front of a wind generator in Bruck and der Leitha, some 40km (25 miles) east of Vienna, September 23, 2009. REUTERS/Herwig Prammer
L’obiettivo comune dei Paesi della CEE è da un lato la riduzione della dipendenza dal gas russo, che in tempi di forti tensioni geopolitiche rende i singoli Paesi più che mai esposti e vulnerabili, come successe nel 2006 e nel 2009, quando la chiusura dei gasdotti russi provocò gravi ripercussioni in tutta Europa. Dall’altro la crescente diversificazione delle fonti: non più solo carbone e combustibili fossili, a oggi la principale fonte di energia, o il nucleare, di fatto in stallo su scala globale dopo Fukushima, ma anche le energie rinnovabili, le uniche in grado di compensare gli effetti del ciclo economico legati al costo dei prodotti energetici e di minimizzare il rischio. Ecco perché diventa cruciale il potenziamento delle fonti energetiche alternative con massicci investimenti nell’energia verde: eolico, fotovoltaico, idroelettrico.

 

Il ruolo della Bulgaria

È significativo che nell’area balcanica un Paese come la Bulgaria, per anni saldamente nella scia russa, oggi cerchi di affrancarsi dal giogo del gas proveniente da Mosca. A rinsaldare i rapporti con l’Unione europea e con la NATO, anche la presenza un paio di mesi fa a Sofia del Segretario di Stato statunitense John Kerry, che ha incontrato il Primo Ministro bulgaro Boyko Borisov. Se Putin dopo l’accantonamento del progetto South Stream si rivolge alla Turchia, gli Stati Uniti non restano a guardare e sembrano spingere la Bulgaria ad allentare i vincoli che ancora la legano alla Russia.

 

La strategia energetica austriaca

Nell’ottica di una crescente autosufficienza e per evitare di dipendere da un solo Paese per i propri approvvigionamenti, l’Austria sta investendo in energia sostenibile, attestandosi tra i Paesi più virtuosi dell’Unione europea. “Due terzi della produzione lorda di energia del Paese, proviene da energie rinnovabili -spiega Reinhold Mitterlehner, Ministro Federale austriaco della Scienza, Ricerca e Economia- L’Austria sta cercando di ridurre l’importazione di energia potenziando le fonti rinnovabili e migliorando l’efficienza energetica”.

Per quanto istituzioni internazionali come l’AIEA sostengano che l’energia derivante da carburanti fossili continuerà a giocare un ruolo importante nel mix di fonti utilizzate nel medio termine, “l’Austria sta incrementando la percentuale di energia derivante da fonti rinnovabili –rilancia il Ministro Mitterlehner- rafforzando la sicurezza degli approvvigionamenti e al tempo stesso riducendo la propria dipendenza dalle importazioni”.

Nel 2020, tenendo fede ai dettami dell’Unione europea, l’Austria si propone di far crescere la quota di energia prodotta dalle rinnovabili dall’attuale 32,5% al 34%, e al tempo stesso di stabilizzare i consumi domestici ai livelli del 2005. Decisive in tal senso sia la legge sull’Elettricità verde in vigore dal 2012, sia la nuova legge sull’Efficienza energetica approvata nel 2014 che impone tra l'altro ai fornitori il compito di supportare l’utenza nella riduzione dei consumi. Gli obiettivi di efficienza energetica sono raggiunti anche grazie a un’azione esercitata a livello federale e regionale. In ambito nazionale sono previsti incentivi a favore dell’energia verde in sé, a prescindere dalla tecnologia di generazione utilizzata. “La politica energetica austriaca è basata su parametri di sicurezza del rifornimento, sostenibilità e competitività –sottolinea il Ministro Mitterlehner- L’Austria supporta tutte le fonti alternative di energia: dall’eolico al solare e fotovoltaico, dalle biomasse all’idroelettrico”.

Il settore elettrico come asse portante

“Per le sue caratteristiche morfologiche, l’Austria utilizza ampiamente le risorse dei bacini idrici –puntualizza il Ministro Mitterlehner- che rappresentano un asset importante nella diversificazione di fonti energetiche del Paese”. Infatti società come Verbund, il principale fornitore di elettricità austriaco, che copre il 40% della domanda nazionale, si sta concentrando proprio sugli impianti idroelettrici da cui deriva il 90% della propria produzione.

“Oltre il 60% dell’energia prodotta nel paese deriva da impianti idroelettrici –spiega Andrä Rupprechter il Ministro Federale dell’Agricoltura, Foreste, Ambiente e Gestione dell’Acqua- Si tratta di un caposaldo dell’economia austriaca. Ecco perché anche nella creazione di nuovi impianti occorre sempre scegliere con cura i siti e tenere ben presenti le caratteristiche dei nostri bacini idrici la cui preservazione rimane un valore imprescindibile”.

 

No al nucleare

“I cittadini austriaci ci chiedono più sicurezza e sostenibilità –spiega il Ministro Rupprechter- in tal senso gli impianti nucleari non soddisfano nessuna di queste esigenze”. Pur non avendo investito sul nucleare, però, l’Austria è circondata da Paesi nei quali sono presenti molti impianti nucleari. Per questo motivo il governo austriaco è in stretto contatto con i Paesi confinanti perché rispettino parametri di sicurezza elevati ed eseguano controlli accurati. “Anche a livello europeo l’Austria è sempre in prima linea perché vengano adottati alti standard di sicurezza” evidenzia il ministro Mitterlehner.

Green energy e nuovi posti di lavoro

La valenza strategica delle rinnovabili non è solo legata a sicurezza e sostenibilità, ma all’impatto sul prodotto interno lordo e sulla creazione di nuovi posti di lavoro.

“La green energy può essere in grado di stimolare la crescita economica in Europa e può generare nel lungo termine occupazione per i giovani” dice il Ministro Rupprechter. Gli fa eco il Ministro Mitterlehner: “Nei prossimi 10 anni le tecnologie ambientali e dell’efficienza energetica sono destinate a crescere del 5,6% annuo”. Già oggi in Europa, la green economy vale 300 miliardi di euro e impiega 3,4 milioni di persone. Investire in eco-innovazione conviene alle aziende e al sistema-paese: in Austria a fronte di investimenti di 4,93 miliardi di euro, sono stati generati 34.060 nuovi posti di lavoro e si è creato valore aggiunto per 1,9 miliardi di euro, pari allo 0,4% del PIL austriaco.

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