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Hard Brexit, soft Brexit: cosa significa e cosa è meglio per l'Europa?

La perdita della maggioranza da parte dei conservatori nel Regno Unito ha fatto pensare che il Primo Ministro Theresa May sarebbe stata costretta a ammorbidire la sua posizione dura sulla Brexit.

Banconote in Euro e Pound davanti alla scritta BREXIT. REUTERS / Dado Ruvic / Illustrazione
REUTERS / Dado Ruvic / Illustrazione

Non è così semplice, purtroppo. In primo luogo se ci sarà una uscita totale senza accordo o un più graduale ritiro del Regno Unito dalla Ue non dipenderà solo dal lato dei britannici al tavolo del negoziato. Secondo, varie questioni legali e finanziarie di enorme importanza anche se poco menzionate intralceranno le trattative, anche se non ci saranno "spirito di vendetta, punizioni – né ingenuità", come sostiene il capo dei negoziatori per l'Unione Europea, Michel Barnier.

Gli esperti affermano che due anni non sono sufficienti per risolvere ogni aspetto dell’appartenenza alla Ue e negoziare al tempo stesso un accordo di libero scambio e doganale.

 Anche prima che i negoziatori inizino a discutere come fare rientrare il Regno Unito dalle quattro libertà di circolazione – di beni, servizi, capitali e persone – la Ue ha chiesto di risolvere in un’unica trattativa il debito che il Regno Unito ha con la Ue.

Il saldo lordo che il Regno Unito dovrebbe pagare per uscire va dai 54 miliardi ai 109 miliardi di euro secondo l'analista Zsolt Darvas del think tank Bruegel – e sarebbero da pagare in euro, non in deprezzate sterline. I paesi dell'Ue faticheranno ad accettare i negoziati in merito ai futuri rapporti "prima di sapere che cosa significherà la Brexit fino all'ultimo centesimo", secondo un funzionario a Bruxelles.

Ecco qui, già nel primo giorno di trattative una questione complessa da affrontare assieme ai diritti dei cittadini della Ue nel Regno Unito e alla libera circolazione delle persone tra Irlanda, Irlanda del Nord e Gran Bretagna, l'unico confine di terra del Regno Unito.

I negoziatori Ue partiranno dal presupposto che il Regno Unito voglia lasciare l’Unione completamente, anche se molti a Bruxelles prevedono che almeno fino a settembre il Regno Unito non avrà risolto il suo dibattito politico interno o sarà addirittura tornato a votare.

"Siamo aperti a ogni opzione, compresa quella di 'nessun accordo' tanto spesso menzionata dai leader britannici", dice Barnier. I negoziatori dell'Ue hanno il fiato sul collo, perché, come ha detto Guy Verhofstadt, il coordinatore per la Brexit del Parlamento europeo in una conferenza stampa, “si dibatte di Brexit da tre anni, paralizzando la Ue e rendendo impossibile modernizzare e attuare le riforme necessarie ... Ciò deve cessare subito". C’è anche chi, come il Primo Ministro del Lussemburgo, crede che" Brexit renderà la Ue più forte".

Suggerendo "che la porta resterà sempre aperta per il Regno Unito" – vedi il ministro degli Esteri tedesco Sigmar Gabriel o il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble o il presidente francese Emmanuel Macron – non implica una volontà a "derogare" dalle norme Ue. Secondo il think tank di Londra Open Europe, la Francia potrebbe rivelarsi "uno dei paesi della Ue più fermi su Brexit".

Anche i leader europei sono sotto pressione. Molte grandi aziende in Europa hanno fermato gli investimenti e preparano nuove vie per le catene di fornitura complesse. Le grandi imprese e le PMI che assommano quel 48,5% di export verso il Regno Unito potrebbero trovarsi costrette a pagare dazi doganali prima che si arrivi a un accordo di libero scambio tra almeno 6 anni, come mostra l'esperienza.

Anche i settori che beneficerebbero di una hard Brexit vogliono che i negoziati procedano rapidamente. Francoforte, "una città stabile e affidabile", si è già proposta come capitale finanziaria della Ue e sede delle agenzie europee per il controllo bancario e del farmaco.

La decisione non aggressiva della Commissione di settimana scorsa riguardo al trasferimento delle casse di compensazione che lavorano prevalentemente in euro (rispetto ai 1.050 miliardi di euro che compensano ogni giorno) può essere visto sia come un buon auspicio o come una posizione ferma. La Commissione non ha proposto un trasferimento all'Ue o all'eurozona (come alcuni politici francesi), ma ha precisato che ciò potrebbe avvenire in futuro.

Gli scenari ora come ora sono pochi.

Il cosiddetto modello turco, l’uscita dall’unione doganale, darebbe al Regno Unito un parziale accesso al mercato dell’Unione senza la prerogativa di potere negoziare in proprio accordi commerciali con terzi, un punto fermo dei pro Brexit. Inoltre, i tribunali Ue avrebbero ancora controllo sulle normative del Regno Unito. "Un accordo ‘’metà dentro-metà fuori’, sarebbe il risultato peggiore per il Regno Unito", scrive un analista su Open Europe, un think tank londinese che si era battuto contro Brexit.

Il modello norvegese (o svizzero) si è rivelato vantaggioso economicamente, ma ridurrebbe infatti il Regno Unito a satellite della Ue. È l'opzione preferita a Bruxelles, ma imporrebbe al Regno Unito di preservare la libertà di circolazione dei cittadini dell'Ue – un altro tema delicato per i “Brexiteer”, di accettare regole e norme su cui non avrebbe un’influenza e di continuare a contribuire al bilancio dell'Ue per quantità inferiori, ma di poco, a quelle attuali (circa il 90%).

Dopodiché è Brexit dura e pura. In altre parole, per il Regno Unito sarebbe probabilmente più facile negoziare un accordo di libero scambio completo dopo avere "pagato il prezzo" di un ritiro completo. Gli Stati membri hanno già respinto di comune accordo che il Regno Unito si scelga quello che vuole o non vuole mantenere.

Anche se la Ue fosse disposta ad ammorbidire la sua posizione su alcuni aspetti, il negoziatore britannico, David Davis, non può contare su un mandato forte del suo partito, e nemmeno dei laburisti. Il cancelliere Ombra John McDonnell “non ritiene fattibile [rimanere nel mercato unico]... La gente lo interpreterebbe come un non rispetto del referendum", mentre il segretario ombra per la Brexit, Keir Starmer, non è d’accordo.

Inoltre, consentire al Regno Unito di andarsene con consistenti vantaggi incoraggerebbe altri membri a considerare una uscita, cosa che impedirà ai leader Ue di consentirlo.

Il conto alla rovescia verso novembre 2018 è partito. I membri della Ue hanno convenuto di usare le prossime settimane per discutere solo i diritti dei cittadini Ue nel Regno Unito, gli accordi per il confine tra Irlanda e l'Irlanda del Nord e l’aspetto finanziario. In una seconda fase le parti discuteranno sul futuro delle loro relazioni, tra cui alcuni aspetti fondamentali per evitare rischi politici ed economici importanti, sia per il Regno Unito che per la Ue. I confini doganali sono un esempio. Le aziende lavorano sulla certezza che le merci non resteranno bloccate alle frontiere. I ritardi ai confini potrebbero rivelarsi non solo una dura prova politica per il governo britannico, ma anche creare grandi problemi agli esportatori Ue verso il Regno Unito.

È improbabile che il Regno Unito possa avviare accordi di libero scambio con altri paesi e anche con l'Ue (che possono richiedere 4-8 anni) finché sarà formalmente un membro della Ue. Ciò significa che il Regno Unito almeno provvisoriamente dovrà adottare la soluzione Wto per il commercio.

I cittadini e le imprese sopportano male in tempi così lunghi. I consumatori britannici a maggio hanno speso meno – ma l'economia poggiava su di loro per la ripresa. L’inflazione al 2,9% è ben al di sopra del target del 2% della Banca d’Inghilterra e la crescita dei salari e la produttività sono basse (il lavoratore medio francese produce in un giorno un quinto in più di uno britannico, secondo l'Ufficio per le Statistiche). La ripresa è stata in buona parte trainata dalla immigrazione e dagli investimenti diretti esteri, entrambi ora in bilico.

La Germania è diventata la terza meta per gli investimenti spostando il Regno Unito alla settima posizione.

Il numero di cittadini britannici che hanno richiesto la cittadinanza tedesca è più che quadriplicato nell'ultimo anno, come in Danimarca e in Svezia. Lo studio legale Baker McKenzie ha svelato che oltre la metà dei lavoratori qualificati della Ue che lavorano per grandi imprese britanniche pensano di lasciare il Regno Unito prima della fine dei negoziati. Nel frattempo, il ministro della Sanità Jeremy Hunt dice che il Regno Unito "ha bisogno e vuole che restino" i 150.000 cittadini Ue che lì lavora nell’ambito sanitario e sociale.

La Brexit non sarà "morbida" né per la Ue né per il Regno Unito, indipendentemente dall'esito finale.

@GuiomarParada

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