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Il lavoro in Europa: part-time e sottopagato

Un mercato del lavoro frammentato e, in definitiva, un’Europa sempre più divisa.

A steel-worker is pictured at a furnace at the plant of German steel company Salzgitter AG in Salzgitter, Lower Saxony, Germany March 17, 2015. REUTERS/Fabian Bimmer/File Photo

Così Eurofound vede l’Europa del futuro e le sue sfide. Il lavoro è part-time e si polarizza tra impieghi altamente retribuiti e occupazioni sottopagate. Anche se nel primo quadrimestre di quest’anno in Ue si toccano livelli record di occupazione dal 2008, con 230 milioni di lavori occupati, non tutti i paesi riescono a stare al passo, il mercato del lavoro appare frammentato. Un calo della popolazione in età lavorativa e la mancanza di qualifiche digitali sono tra le sfide principali, ma non solo e le soluzioni non possono essere trovate esclusivamente nei flussi migratori e nella mobilità.

I panorami degli ultimi anni sono però diversi da paese a paese: la Germania, l’Austria e il Belgio hanno registrato leggeri cali d’occupazione mentre la Spagna , il Portogallo e l’Irlanda registrano un declino ben più significativo.

Alcuni paesi poi, come Germania, Slovacchia, Polonia, Repubblica Ceca, Svezia e Inghilterra, stanno recuperando livelli di occupazione dei tempi pre-crisi, mentre altri sono ancora lontani e faticano. Situazione che non riguarda solo il Sud Europa ma anche alcuni paesi nordici come la Danimarca e la Finlandia.

Il lavoro di oggi è part-time

In Europa cresce il lavoro part-time e rimane quasi invariato il tasso di lavori temporanei. La scomparsa dei lavori mediamente pagati e un mercato del lavoro polarizzato tra lavori ben retribuiti e occupazioni sottopagate è dovuta sia al processo di digitalizzazione che ha fatto si che alcuni impieghi si automatizzassero e sia al fenomeno di delocalizzazione.

La polarizzazione del mercato del lavoro è evidente particolarmente in Belgio, Spagna, Grecia e UK. In Italia e Ungheria crescono i lavori mal pagati o sottopagati. Come ormai noto, i settori che crescono maggiormente sono quello delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) , in particolare i programmisti di computer, il settore della consulenza e le attività relative. Ma anche il lavoro domestico e gli assistenti personali.

Il lavoro temporaneo difficilmente si trasforma in un contratto permanente nei paesi dove il fenomeno di contratti a breve termine è maggiormente diffuso. Questo è il caso della Polonia e della Spagna, ma anche dell’Olanda e della Francia. Questa situazione, secondo i ricercatori, si traduce in un panorama non proprio roseo: molti degli impiegati temporanei rischiano per lo più di rimanere bloccati in questo tipo di contratti a termine senza mai evolvere verso contrattazioni migliori o tornano disoccupati. È stato poi constatato che laddove il mercato del lavoro si presenta più instabile , coloro che sono tra i pochi fortunati a godere di un contratto permanente sono ancora più attaccati alla propria posizione lavorativa che si tengono molto stretta e più a lungo che in altri paesi. Il lavoro è in costante cambiamento, se ancora la maggior parte degli europei ha un impiego standard, permanente, full time, orari fissi presso un datore di lavoro e un luogo di lavoro, tutto questo sta man mano cambiando. Il futuro prevede nuove forme di lavoro, part-time, differenti rapporti lavorativi, più di un datore di lavoro, orari flessibili, professioni atipiche che rischiano di non avere un’adeguata protezione sociale e contribuzione sociale.

@IreneGiuntella

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