Il ruolo inaspettato (?) della politica estera britannica nelle prossime elezioni generali

Un sondaggio d’opinione condotto da Chatham House, sede del Royal Institute of International Affairs, ha di recente rivelato che i britannici vogliono che Westminster conduca una politica estera più ambiziosa e che il Regno Unito abbia un ruolo importante nella politica internazionale.

London, United Kingdom Members of the Household Cavalry ride through a rain shower during Britain's State Opening of Parliament in the House of Lords at the Palace of Westminster, in central London June 4, 2014. REUTERS/POOL/Dominic Lipinski

Oggi il Regno Unito fa ancora parte del club delle potenze economiche mondiali e occupa diverse posizioni importanti da un punto di vista strategico all’interno di numerose organizzazioni multilaterali. Tuttavia negli ultimi tempi sembra che il governo britannico tenda sempre di più a mettersi da parte quando si tratta di politica estera e che lo status del Regno Unito come paese dall’influenza mondiale stia lentamente perdendo significato.

Ora, dice Thomas Raines, l’autore dello studio, “il pubblico sembra rifiutare l’idea di un declino della Gran Bretagna e sostiene invece una politica estera britannica più ambiziosa”. I risultati del sondaggio mostrano che il 63 per cento dei cittadini e il 61 per cento degli opinionisti ritengono che il Regno Unito debba aspirare a essere una “grande potenza”. Inoltre il 70 per cento dei cittadini crede che la Gran Bretagna abbia parte della responsabilità di proteggere la sicurezza internazionale, il 60 per cento è a favore dell’invio di truppe in sostegno di operazioni di pace e la maggioranza sostiene che il Regno Unito dovrebbe essere in prima linea nella lotta al cambiamento climatico.

Il pubblico ritiene che la minaccia del terrorismo dovrebbe essere una priorità della politica estera mentre la Russia è vista come una delle principali fonti d’instabilità per la sicurezza internazionale. Eppure per quanto riguarda le operazioni contro ISIS il contributo del Regno Unito alla coalizione è piuttosto moderato: una media di un attacco aereo al giorno, poche armi inviate ai curdi, e l’impegno di 48 addestratori. Sul fronte europeo, mentre la cancelliera tedesca, il presidente francese e il segretario di stato statunitense sono alla guida di una missione diplomatica per assicurarsi il cessate il fuoco a Kiev e Mosca, il Regno Unito ha assunto un ruolo quasi insignificante e David Cameron non ha nemmeno partecipato alla conferenza di Monaco sulla sicurezza internazionale dello scorso venerdì.

In ogni caso, il sondaggio rivela inoltre che l’opinione pubblica è anche marcata da una certa cautela e dal desiderio di stare sulla difensiva. I cittadini sono scettici nei confronti degli interventi in sostegno d’insurrezioni all’estero, non sono a favore degli aiuti all’estero per lo sviluppo e pensano che la politica estera britannica debba essere principalmente finalizzata alla protezione del paese e dei suoi confini. Queste riserve mettono in difficoltà gli autori della politica estera britannica, ai quali viene richiesto di escogitare una politica estera che sia ambiziosa ma dal budget contenuto.

Per quanto riguarda l’Unione Europea i risultati del sondaggio mostrano una netta divisione fra cittadini e opinionisti: in genere il pubblico ha una visone negative della UE, mentre gli opinionisti sono a favore dell’appartenenza del Regno Unito all’unione.

E’ tempo che la Gran Bretagna riconsideri la sua strategia e il suo ruolo nella politica globale. I cittadini non sono soddisfatti della politica estera attuale ed è probabile che questo discontento avrà un peso nelle prossime elezioni generali di maggio.

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